Probabilmente le vite passate dei torinesi parlavano di tennis molto più di quello che pensiamo. Magari non trattavano espressamente di match tennistici, ma sicuramente discorrevano di tenacia, confronto, sacrificio, eleganza, silenzio e boato, calma ed elettricità, grigio e arancione.

E tutto questo, tramite fili che forse non comprenderemo mai del tutto, ci ha portato qui, a questo Speciale ATP Finals torinese del 2025, un brindisi a quest’altra edizione, un omaggio agli ultimi 5 anni e alla “nuova” anima tennistica di Torino.
Un passo indietro: quanto ci è piaciuto Past Lives di Celine Song! Quant’è meraviglioso il concetto di In-Yun. Proviamo a sviscerarlo, a esaminare l’eredità di quelle vite passate per comprendere com’è provare a innamorarsi a Torino (e di Torino) ai tempi delle Finals. Uniamo quei fili.
Nell’unire tutti quei frammenti che danno il puzzle, non possiamo che guardarci alle spalle, alla Torino che era quando giusto cinque anni fa abbracciammo la prima edizione delle Nitto ATP Finals. Nello specifico il 2020 è stato un anno davvero particolare, decisamente unico, e non solo a Torino. Tolto il tema di mascherine (che brutta fine), dei lockdown e degli altri elementi di quel non piacevole spartito, rispetto ad allora tanto è cambiato e nulla è cambiato. Anche perché le città non sono come quell’amico che un giorno si presenta con i capelli verdi: i cambiamenti sono molto più lenti e sfumati, dunque proseguiamo un passo alla volta.

Oggi come allora esisteva la nostra amata Settimana dell’arte, ma c’è da dire che, tra luci e ombre, l’edizione 2024 è stata particolarmente interessante, soprattutto dal punto di vista delle nuove location utilizzate. Menzione d’onore a Flashback Art Fair, in corso Lanza 75, che ha stupito un po’ tutti, così come le esposizioni di The Others Art Fair all’International Training Centre of the ILO (un luogo che molti di noi non avevamo mai neanche visto); o ancora come il consueto appuntamento con Artissima, che anche per il 2025 sarà all’Oval del Lingotto.

E poi ci saranno Paratissima, gli appuntamenti alle OGR, alla Fondazione Merz… Insomma l’art week di Torino ha un cuore grande che continua a battere forte. E così facendo modifica i luoghi: abbiamo citato il Lingotto, sempre più interessante e centrale nel disegnare i contorni delle evoluzioni di Torino. Senza scomodare l’epoca in cui ci si costruivano e testavano le macchine, già solo rispetto a cinque anni fa tanto è cambiato: Salone del Libro, C2C, Restructura, Expocasa, Comics, la già citata Artissima, conferenze, networking di gruppi internazionali… forse non tutto, ma tanto, oggi passa da Lingotto; anche grazie al lavoro di player globali come GL events.

I luoghi che mutano non solo si palesano come i fili del destino di cui sopra, ma ci ricordano quanto sia possibile evolvere. Ora che gli studenti viaggiano gratis sui mezzi di trasporto urbano, che le OGR non riparano più i treni ma costruiscono connessioni, cultura, opportunità, Torino ci sembra un po’ diversa e simile ogni giorno che passa.

Solo cinque anni fa il cielo ci sembrava lontanissimo e decisamente poco torinese, ma a distanza di 60 mesi (con qualche piccolo ritardo) sembra quasi di poterlo toccare per metterci una bandierina sopra che profuma di casa. Complice un comparto di imprese dell’aerospazio sempre più grande e in rampa di lancio (letteralmente) che rende le stelle meno desideri (de sider) e più obiettivi tangibili. Ce lo hanno dimostrato anche i grandi protagonisti del cinema del territorio (Museo Nazionale del Cinema, Film Commission Torino Piemonte, i tantissimi festival, le aziende del settore): oggi la settima arte si respira, produce, diffonde a Torino, e le star (quelle del cinema) adesso sfilano sui nostri carpet. A fine novembre in questo senso ne vedremo delle belle…
A pensarci bene però non è tanto cambiata una cosa: chi scopre Torino dice che non se l’aspettava così bella. Un commento che in qualche maniera può anche far piacere, ma nel computo di cinque anni di visibilità mondiale, data dalle Finals, è per noi una mezza sconfitta. Un po’ come se, da bambino, avessi detto a mia nonna: «Buone queste polpette, non me l’aspettavo». Preciso: non è mai successo.
Non è un vanto non essere conosciuti, soprattutto se si ha tanto da offrire. Lo hanno notato i tennisti a passeggio per la città: ammaliati da un campo di allenamento accanto all’impianto (meraviglioso) dove avrebbero poi giocato; stupefatti dalla qualità di una cucina che non teme paragoni con nessun’altra terra al mondo; incantati da un’architettura elegante e sobria, affascinante e mai doma.

Sinner a cui viene proposta la cittadinanza onoraria è, in fondo, una formalità; perché i tennisti delle Finals torinesi (Jannik in testa) hanno tutti nel nostro cuore una bella targa celebrativa con la cittadinanza. Gli ultimi cinque anni ci hanno ricordato chi siamo, ma soprattutto cosa possiamo essere. Perché ogni tanto Torino sembra quel compagno di squadra bravissimo che ha bisogno di essere periodicamente spronato per poter dare il meglio.
Come si disegna la Torino di domani, quella che sogniamo, quella che inizia e non finisce con queste Nitto ATP Finals 2025? Forse non esiste una matita buona per tutti, però noi crediamo nella forza delle cose belle, quindi affidiamo a loro la direzione. 10 cose belle e un po’ atipiche da fare in città per innamorarsi a Torino (e di Torino) ai tempi delle ATP Finals: ecco un bel modo per fare un passo avanti verso ciò che sarà. Una brevissima guida da tenere in tasca mentre il mondo ci guarda, che siate nativi o graditi ospiti.
- Prendere in mano il programma del TFF 2025 (inizia il 21 novembre) e progettare un paio di uscite da veri cinefili.
- Acquistare una degustazione di formaggi e vini da Amaury Fromager (via Bogino 19), e con l’occasione organizzare un weekend a Lione (Amaury viene da lì) leggendo i consigli di Guido Barosio sul nostro sito.
- Non farsi sfuggire un’altra fantastica edizione di World Press Photo, fino a metà dicembre all’Accademia Albertina, per godersi il meglio del fotogiornalismo mondiale.
- Prenotare almeno un appuntamento all’interno del calendario degli OGR Talks (con dito svelto perché i posti solitamente evaporano).
- Prendere un gelato (sì anche d’inverno, tutto l’anno, sempre) da Niva in piazza Vittorio e camminare un po’ infreddoliti lungo i Murazzi, dissertando sul fatto che se fossimo in Danimarca sarebbero tenuti una meraviglia (anche se così male non sono, anzi); come padri che faticano a riconoscere i progressi dei figli.
- Andare a vedere cosa bolle in pentola di entusiasmante da Camera, dopo quella meraviglia della mostra su Alfred Eisenstaedt.
- Accodarsi per prendere uno zabaione o panna da asporto alla Latteria Bera, e poi immergersi nel dedalo di botteghe del Quadrilatero, alla ricerca dell’inaspettato.
- Leggere delle pagine de La donna della domenica di Fruttero & Lucentini, seduti su una panchina in via Borgo Dora, a 50 anni precisi dall’esordio al cinema dell’omonimo film di Luigi Comencini con protagonista Marcello Mastroianni.
- Prenotare (finalmente con anticipo) i regali di Natale, magari solidali, supportando associazioni benefiche sul territorio; per fare del bene con progettualità.
- Andare ad assaggiare la piadina romagnola di Tondarella in via Amendola. E con l’occasione organizzare un viaggio on the road nella Romagna più “rocciosa” e meno conosciuta, quella dell’interno, a colpi di piada, tortelli e raviggiòl.
Vedi che forse, un pezzettino alla volta, tutti i fili (visibili o invisibili) vengono al pettine. Un brindisi a Torino e allo In-Yun.
