Ci sono aziende che raccontano il territorio attraverso ciò che producono e il modo in cui restano dentro una comunità, dentro una filiera, dentro un paesaggio economico e umano che nel tempo cambia volto. Dierre, a Villanova d’Asti, appartiene a questa categoria: una realtà industriale nata nel 1975 dall’iniziativa di Alessandro e Vincenzo De Robertis e cresciuta fino a diventare uno dei nomi italiani più riconoscibili nel mondo delle porte blindate e delle chiusure di sicurezza. Ma la sua storia, letta oggi, a cinquant’anni dalla nascita, non è soltanto la storia di un prodotto. È la storia di un presidio produttivo che ha contribuito a dare identità a un pezzo di Piemonte, rendendo Villanova d’Asti un luogo noto ben oltre i confini provinciali.

«In un’area abituata a dialogare con l’automotive, con la meccanica e con il manifatturiero, con Dierre abbiamo costruito un percorso nostro – ci racconta il fondatore Vincenzo De Robertis – Un percorso fondato su un equilibrio non semplice: industria e artigianalità, numeri e personalizzazione, tecnologia e cura del dettaglio». La porta, infatti, nel racconto aziendale, non è più soltanto una soglia da chiudere. È sicurezza, certo, ma anche isolamento termico e acustico, design, comfort, relazione con l’abitare. È un oggetto quotidiano che custodisce le case e accompagna la vita delle persone.
Da qui nasce una parte importante del ruolo sociale dell’azienda: produrre sicurezza significa lavorare su un bisogno primario, quello di sentirsi protetti, ma significa anche assumersi una responsabilità verso chi progetta, installa, vende, abita.
Il legame con Villanova d’Asti è rimasto centrale anche durante l’espansione nazionale e internazionale. Qui Dierre mantiene il proprio quartier generale e concentra una parte decisiva della progettazione e della produzione. I dati più recenti disponibili raccontano un’impresa in crescita: 604 persone impiegate nell’astigiano, a cui si aggiungono le sedi di Mondovì, Avigliana e Cornate d’Adda; un fatturato consolidato nel 2025 da170 milioni di euro; una presenza commerciale in oltre venti Paesi, con filiali nate negli anni in Germania, Francia, Spagna, Portogallo e Svizzera. «I numeri ovviamente, per noi come per tutti, sono sempre importanti – sottolinea De Robertis – soprattutto ci interessa cosa quei numeri significano in termini di ricaduta e impatto: lavoro stabile, competenze che si formano, professionalità che rimangono sul territorio, indotto che si muove intorno alla fabbrica. Queste sono le cose a cui teniamo in modo totale».

Nel 2026 l’azienda ha annunciato nuove assunzioni nelle sedi di Villanova d’Asti, Avigliana e Cornate d’Adda: trentasei inserimenti a tempo indeterminato e due ulteriori a tempo determinato appartenenti alle categorie protette. È un elemento da leggere con attenzione, perché parla di crescita, ma anche di inclusione. In un tempo in cui il lavoro industriale viene spesso raccontato solo come questione di produttività, Dierre mostra invece come l’impresa possa essere anche un luogo di accesso, continuità, riconoscimento. Il welfare aziendale non va inteso soltanto come elenco di benefit: è anche la capacità di costruire condizioni perché le persone possano entrare, restare, imparare, sentirsi parte di un progetto condiviso.
Quando si parla di welfare, occorre focalizzarsi anche sulla vita interna di un’azienda. In Dierre le direttrici sono chiare: centralità delle persone, formazione, sicurezza, qualità del lavoro, attenzione alla comunità. Nel messaggio dei cinquant’anni, Dierre definisce i collaboratori “il cuore pulsante dell’azienda” e lega la crescita futura alla formazione, alla coesione del team, alla convivenza tra intelligenza umana e innovazione tecnologica. Una dichiarazione che sposta l’attenzione dalla macchina alla persona, dal brevetto alla competenza.
Questa rete di saperi è una delle risorse più preziose per il territorio. Una fabbrica come Dierre non produce soltanto porte: produce tecnici, addetti alla qualità, progettisti, commerciali, operatori specializzati, posatori formati. «Il nostro Technical Service, nato nel 2005 e oggi composto da 45 operatori dislocati sul territorio nazionale, racconta bene questa cultura del servizio». Non si tratta solo di assistenza post vendita, ma di un ponte tra produzione, rivenditori, installatori e clienti finali. La formazione continua dei rivenditori e dei posatori attraverso l’Academy Dierre va nella stessa direzione: creare competenze diffuse, consolidare una filiera, trasformare un prodotto complesso in un’esperienza affidabile.

Il welfare può essere letto anche come responsabilità di filiera. Un’azienda che forma i propri partner, rende più efficiente l’assistenza e investe sulla qualità del servizio, contribuisce a generare lavoro qualificato e fiducia nel mercato. «Oggi Dierre rappresenta una forma contemporanea di impresa territoriale: radicata in un luogo, ma capace di creare connessioni molto più ampie; locale nella cultura produttiva, ma globale nella distribuzione; industriale nei processi, ma artigianale nella capacità di personalizzare e accompagnare».
C’è poi una dimensione sociale esplicita. Dierre sostiene il Centro Paideia di Torino, realtà dedicata ai bambini con disabilità e alle loro famiglie, con attività di accoglienza, riabilitazione, sport, laboratori e spazi aperti alla comunità. Ha inoltre aderito a Bottom Up!, progetto promosso dalla Fondazione per l’Architettura e dall’Ordine degli Architetti di Torino per coinvolgere direttamente le comunità in proposte di trasformazione urbana. Sono scelte che indicano una sensibilità verso due ambiti cruciali: l’inclusione delle persone più fragili e la qualità degli spazi in cui si vive. Non semplice beneficenza, ma partecipazione a un’idea di città e di società in cui l’impresa può avere un ruolo attivo.
La sostenibilità assume anche una forma ambientale e tecnica. L’azienda ha investito nel fotovoltaico, ampliando nel 2023 l’impianto sui tetti degli stabilimenti, con 3.869 pannelli e una produzione annua dichiarata di oltre 1.700 megawatt-ora di energia pulita. La ricerca sui prodotti guarda all’efficienza energetica, alla riduzione delle dispersioni, alla salubrità dell’ambiente domestico, anche attraverso la collaborazione con CasaClima e le certificazioni LEED. Anche questo è benessere: qualità dell’abitare, consumi più attenti, comfort quotidiano.

Dierre ha registrato oltre settanta brevetti nel corso della propria storia, dalle serrature antieffrazione alle cerniere, fino alle soluzioni elettroniche e domotiche. Ma la forza del racconto sta nel modo in cui l’innovazione viene resa accessibile: tecnologie comprensibili, prodotti configurabili, sicurezza alla portata di un pubblico ampio. È qui che l’identità industriale incontra una responsabilità sociale più sottile: non chiudere la tecnologia in una nicchia, ma portarla nelle case, nei condomini, negli alberghi, nei cantieri, nei borghi storici.
Per Torino Magazine, raccontare Dierre significa allora raccontare un Piemonte che non si limita a conservare il proprio passato manifatturiero, ma lo aggiorna. Un Piemonte che conosce il valore della fabbrica, ma anche quello della reputazione, della formazione, della sostenibilità, della relazione con il territorio. Villanova d’Asti, attraverso Dierre, diventa un osservatorio privilegiato su ciò che un’impresa può essere oggi: un attore sociale, un generatore di competenze, un punto di riferimento per famiglie, lavoratori e professionisti.
In un tempo in cui la parola “sicurezza” rischia spesso di essere ridotta a slogan, Dierre la riporta alla sua dimensione concreta e originale. «Per noi – conclude De Robertis – la sicurezza è una porta che protegge, certo, ma è anche un lavoro che dura, una competenza che cresce, una filiera che funziona, un’impresa che investe, un territorio che non perde i suoi presidi. Una storia forte del proprio passato e fieramente aperta verso il domani».

È insomma la possibilità, per una comunità, di riconoscere in un’azienda non solo un marchio, ma una presenza. E forse è proprio questa la chiave per leggere il ruolo sociale di Dierre: la capacità di aprire al mondo restando, al tempo stesso, una porta ben salda sul proprio territorio.
DIERRE
Strada Statale per Chieri, 66/15 – Villanova d’Asti (AT)
Tel. 0141.949411

(foto DIERRE)
(Servizio pubbliredazionale)