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L’anima della città

di Walter Comello

Entropia e identità

Torino, Primavera 2024

Quando nel 1923 Edwin Hubble ha annunciato la scoperta dell’espansione dell’Universo, osservando diverse galassie che si stavano progressivamente allontanando dalla terra, non immaginava che con la sua scoperta potesse essere precursore di un modello universale di pensiero. Dal Big Bang iniziale tutto tende verso l’esterno, a disgregarsi, a cedere calore, al disordine. Di qui il concetto di entropia.

Dopo aver messo da parte la teoria teocentrica e con l’Umanesimo aver collocato l’uomo al posto di Dio al centro dell’Universo, si è cercato di contrastare la fisica sostenendo che l’uomo era un sistema chiuso e non soggetto quindi all’entropia. In realtà gli esseri viventi sono solo in parte sistemi chiusi e come tutti gli altri sistemi, pur in una dimensione più rallentata, sono soggetti allo stesso destino. Pietra tombale per ogni ulteriore questione la pone Einstein quando dice che l’energia è sempre la stessa e le leggi della fisica governano l’Universo e tutto quello in esso è contenuto.

Dal Big Bang iniziale tutto tende verso l’esterno, a disgregarsi, a cedere calore, al disordine

Esiste quindi nell’uomo la fisica tendenza ad andare verso l’esterno, a spostarsi verso la periferia di un centro, a disgregarsi, a disunirsi, alla globalizzazione, al non essere più, al diventare altro da ciò che si è o si era, a fare altro, a mangiare altro, ad andare lontano, a scoprire, a viaggiare, a voler portare se stesso e le proprie idee sempre più lontano, ad avere una casa più grande, ad avere più case, ad avere cose più grandi, ad essere più grande, ad essere più ricco, ad essere più, andando oltre ogni proprio confine. L’entropia passa attraverso la ricerca di nuove identità, incontro con identità di altri, mezzi e reti di comunicazione nuove, intelligenza artificiale, ricerca di altri benefit, comodità, nuovi vantaggi, quel che potremmo sintetizzare in progresso. Bene, male, questione di opinioni. Il costo dell’inesorabile tendenza universale all’entropia è il conflitto.

Interno della propria anima, verso l’esterno nei confronti di altro e altri, origine di guerre che si danno un loro perché, tra mondi, all’interno di gruppi, famiglie, persone, valori, radici, tra ciò che sono, ero, diventerò. Il conflitto è sentito quindi come necessario e universale. Amiamo lasciarci trasportare dalle leggi della fisica dell’universo, orgogliosi del nostro contributo al nuovo, ma poniamo freno con altrettanto orgoglio, stringendo le nostre radici alla terra da cui siamo venuti. E allora evviva le nostre tradizioni, il cibo della mamma, i rimedi della nonna, gli oggetti del nonno e quelli degli antenati, le cose antiche, i libri, il vinile, i mercatini dell’antiquariato, la trattoria e l’osteria piuttosto che il ristorante, le bandiere del nostro paese, della squadra del cuore, del Palio, del rione, gli sportivi bandiera, la Nazionale prima che la Nazione, i rimedi naturali per curare tutto, i prodotti della terra, del contadino che vive lì da generazioni, le uova della gallina, l’agriturismo, i Cammini, la bicicletta, i centri storici, gli antichi borghi, gli antichi mestieri, la meditazione, elogio alla lentezza nel pensare, nel fare, nel mangiare, il valore della famiglia anche se nessuno me l’ha insegnato.

Gli indiani Sioux, a proposito del diffondersi nelle loro terre dell’uso dei cavalli per gli spostamenti, contrari alle loro tradizioni, erano soliti dire che l’anima cammina alla velocità del tuo passo. Speriamo che in questo viaggio inesorabile, entropico, verso i confini del l’universo, la nostra anima, per non perdersi in un buco nero, sappia accelerare il suo.