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L'amore ai tempi di Torino

di Enrica Tesio

E la chiamano estate

Torino, estate 2020

E quindi pare che la primavera sia stata rimandata a giugno e l’estate a settembre. Stiamo vivendo le stagioni in differita in questo pazzo 2020. Viaggiare liberamente sembra impossibile, difficile anche godersi il mare, se è vero come dicono che si farà il bagno a turni con il numeretto della gastronomia e immergendosi come bustine del tè, cinque minuti e fuori. Ci tocca dire addio alle destinazioni esotiche, i piemontesi riscopriranno la loro regione. Invece che a Mauritius andranno a San Mauritius Canavese, Bardonecchia verrà ribattezzata Bardoland per garantirle quell’allure internazionale che fa figo. Anche il meteo ci sta venendo incontro e, per farci sentire ai Tropici, il cielo su Torino ha mandato per tutto giugno il Monsone delle cinque, con pioggia battente da palme al vento, fulmini e saette. Si attende con impazienza l’arrivo delle zanzare grosse come droni che monitoreranno la fase tre.

Io nel frattempo sono felice perché è finita la DAD, che non è l’acronimo di Dio Aiutaci Da-lassù, ma di Didattica A Distanza, una didattica che ha tenuto a distanza gli studenti dalla voglia di studiare e i genitori dalla voglia di vivere. Conosco padri e madri che, dopo aver disinstallato classroom dai loro PC, sono fuggiti a bagnarsi, a schiumarsi e farsi gavettoni alle fontane, peggio dei ragazzini delle medie e delle superiori al termine della scuola. La DAD ha avuto un unico grande merito: quest’anno non abbiamo preso i pidocchi, in compenso abbiamo rischiato l’alopecia da stress a forza di connessioni fallite e compiti da fotografare e caricare sulla piattaforma scolastica. Per me la gioia è duplice perché da qualche giorno sono anche entrata in maternità, quindi niente più smartworking, niente più smartschooling, voglio un po’ di pace, senza se e soprattutto senza smart. Una stupit summer vecchia maniera, ecco cosa mi piacerebbe.

E quindi pare che la primavera sia stata rimandata a giugno e l’estate a settembre. Stiamo vivendo le stagioni in differita in questo pazzo 2020.

Amo i miei figli, li adoro, è che d’estate sono come l’umidità, ne hai due ma la stanchezza te ne fa percepire sei, la buona notizia è che hanno aperto i centri estivi e quindi ricomincia per loro una vita di comunità, all’aria aperta e in autonomia. Certo ci sono mille regole da seguire, alcune fanno sorridere, come spesso accade quando si parla di regole. La mattina, prima di entrare, invece dell’appello si fa il triage come in ospedale, gli educatori misurano la febbre e poi passano al questionario sullo stato di salute degli iscritti. Uno dei quesiti a cui rispondere è «ti senti irritabile?» e, ogni volta che lo chiedono a mia figlia, io rido. Marta ha otto anni ed è nata adolescente, avesse potuto parlare, avrebbe detto all’ostetrica «mollami» appena venuta al mondo. Se l’irritabilità fosse davvero un sintomo del COVID, più che la mascherina dovrebbero chiuderle la bocca con la museruola di Hannibal Lecter.

In realtà, da quando è tornata a giocare con i suoi coetanei, il suo umore è molto migliorato, vedersi dal vivo, potersi toccare, spintonare e abbracciare è già di per sé una vacanza ed è anche la dimostrazione che, alla fine, al di là della retorica dell’andrà tutto bene, ovunque si va è meglio andarci insieme. Ad agosto a me toccherà invece una bella permanenza di qualche giorno all’isola di Sant’Anna, là dove osano le cicogne e non sono affatto dispiaciuta, almeno mi evito la prova costume. Tra gravidanza e lockdown, non mi sta più nemmeno la doccia la mattina quando mi lavo. Se entro in un qualsiasi Calzedonia per provarmi un bikini non è della mia taglia neppure il camerino.

Pretendo di essere rimandata a settembre, anzi a dicembre, visto lo slittamento stagionale, o faccio ricorso al TAR.