Come si fa a non stupirsi della matematica? Non quella dei numeri, che già porta con sé un pizzico di magia, ma quella dei concetti, i fondamenti della logica su cui si basa tutta la nostra esistenza.
In matematica esiste una disciplina che studia come decisioni e strategie interagiscono quando più individui influenzano gli esiti tra loro: è la teoria dei giochi. In questo caso, il gioco non ha nulla a che fare con console o carte, ma si riferisce a qualsiasi situazione in cui le tue scelte dipendono da quelle degli altri. Ogni giocatore ha delle strategie possibili (le scelte che può fare), ma il risultato finale, non dipende solo dalla sua scelta, ma anche da quella degli altri. La teoria dei giochi vuole aiutare a capire come e perché le persone o le organizzazioni prendono certe decisioni quando sono in interazione tra loro.
Questa affascinante disciplina irrompe sulla scena economica a metà del secolo scorso con il lavoro di John von Neumann e Oskar Morgenster n, e ben presto invade tutti i settori dell’azione umana, dalla politica alla biologia, dal comportamento sociale all’intelligenza artificiale, con le geniali intuizioni del matematico statunitense John Nash (il superbo Rossel Crowe nel pluripremiato film di Ron Howard del 2002 A beautiful mind).
Prima di Nash, i giochi erano semplicemente a somma zero, cioè il vincitore avrebbe guadagnato esattamente quanto il suo avversario avrebbe perso: esempi di questa tipologia sono tutti gli sport o tutti i “giochi” comunemente intesi (scacchi, carte…); oppure win-win, ovvero i giocatori ricercano quella particolare condizione in cui tutti guadagnano: si pensi alle negoziazioni commerciali.
Con Nash il discorso si fa più sofisticato, con l’introduzione dell’idea di equilibrio che considera tutti i giochi misti: nessun giocatore può migliorare il proprio risultato cambiando strategia da solo. Quello delle alleanze politiche è un tipico caso di gioco misto. Il gioco sta nella continua sintesi tra cooperazione (win-win) e competizione (somma zero) dei giocatori in gara. E non è detto che tale sintesi sia quella ottimale.
La teoria dei giochi è utile anche per definire le strategie delle organizzazioni non profit, perché risulta molto efficace per capire perché le persone donano, quando donano, quanto donano e cosa rende le iniziative più attraenti. Stupiti? Anche quando è il momento di donare, la nostra scelta dipende da ciò che fanno gli altri. Il successo di un’iniziativa si ha quando il gioco, da “misto”, diventa “win-win”: il giocatore percepisce che la sua scelta fa bene a tutti, a sé e agli altri.
