Fin dai primi anni di scuola abbiamo familiarizzato con la forma geometrica più semplice che la vita ci propone: il cerchio; quella porzione di piano delimitata da una linea curva, detta circonferenza, che a sua volta è l’insieme dei punti che hanno una stessa distanza (il raggio) da un punto (il centro).
Dai dischi solari delle antiche iscrizioni egizie, passando per Giotto che propone un cerchio a mano libera per dimostrare la sua abilità a papa Bonifacio VIII, fino alle avveniristiche batisfere di Verne, parecchie sono le suggestioni che il cerchio ha proposto nel corso dei secoli di storia dell’umanità. E il cerchio, o meglio la sfera, sua evoluzione tridimensionale, è anche la forma che la natura predilige per esprimere la perfezione: il moto dei pianeti intorno alla propria stella, le orbite degli elettroni intorno al nucleo, la forma libera di una goccia d’acqua, o di una bolla di sapone.
Anche molte metafore del linguaggio comune si ispirano alla tonda figura: il raggio di azione, la cerchia delle conoscenze, la sfera di influenza. Tutte mi suggeriscono una similitudine con la nostra stessa vita: ognuno di noi pone sé stesso al centro della propria esistenza. Appena nati, siamo come un puntino su un foglio bianco, ovvero noi al centro del nostro mondo, un cerchio di raggio zero. Con il passar del tempo, il mondo intorno si espande e il raggio cresce, disegnando una circonferenza sempre più larga.
Quanto più l’esperienza aumenta, quanto più la curiosità cresce, tanto più l’interno del cerchio aumenta, e di conseguenza l’esterno diminuisce. Ecco l’ovvia similitudine: se la nostra esperienza e la nostra curiosità ci hanno veramente fatto crescere, tanto più il nostro raggio di azione, la nostra cerchia di conoscenze e la nostra sfera di influenza si sono espanse; il “dentro” aumenta, insieme ai sentimenti di solidarietà, empatia, compassione, e il “fuori” diminuisce, riducendo l’indifferenza e il cinismo.
Che si parli di singolo individuo, o di comunità organizzate, quali le nostre città, un sano processo evolutivo deve perseguire l’estensione dell’area del “noi” e del “we care” e la riduzione di quella degli “altri” e del “don’t care”.
Quasi sempre, però, da cerchi potenzialmente perfetti ci troviamo alla presenza di poligoni spigolosi (da uomini a caporali, come disse il grande Totò), che possono evolvere solo grazie all’opera dei bastian contrario che, con la forza della propria autonoma visione, prediligono direzioni di sviluppo diverse da quelle verso cui spinge il pensiero dominante del momento, per contrastare gli squilibri che ci allontanano dalla verità a tutto tondo.
