Slow Food nacque nel 1986, proprio qui vicino, a Bra, dall’intuizione di Carlo Petrini che sintetizzò in questo termine un sentimento diffuso di reazione culturale e gastronomica all’espansione del fast food e della globalizzazione alimentare. Con il termine Smart Food ci si riferisce invece alle correlazioni tra la nutrizione e la salute, e tra l’innovazione dei processi di produzione e la loro sostenibilità.
In linea con questa sensibilità possiamo certamente annoverare l’affermazione del poeta-contadino-ambientalista americano, il novantenne Wendell Berry: «Mangiare è un atto agricolo», adottata come slogan da Città del Bio, l’associazione nazionale, con sede a Torino, che unisce i comuni e gli enti territoriali che condividono la scelta di promuovere l’agricoltura biologica.
All’associazione aderisce dal 2012 anche la Città di Torino, convinta che nessun cittadino, consumatore consapevole, può ritenersi estraneo alla scelta di quale cibo produrre, e di come produrlo. Il perché è presto detto.
Mi considero un onnivoro moderato
Siamo quel che mangiamo. Carbonio, idrogeno, azoto, ossigeno, fosforo e zolfo sono gli elementi che costituiscono il 99% del corpo umano, e da questi si generano proteine, grassi e carboidrati che compongono quasi il 40% del nostro peso corporeo, mentre il restante 60% è acqua.
Ovviamente la composizione chimica del nostro corpo varia in funzione sia dell’età che dello stato di salute, ma soprattutto dipende dalla nutrizione.
A tavola non si invecchia. Gli abitanti dei 38 Paesi OCSE spendono a tavola (o a mangiare, più in generale) in media 95 minuti al giorno, tanti quanti ne impiega un tedesco, mentre noi italiani ne impieghiamo una mezz’ora abbondante in più, e gli americani una mezz’ora abbondante in meno.
Non è una novità che gli italiani considerino molto importante la convivialità per la qualità dei rapporti sociali.
Mangia ciò che compri e compra ciò che serve. L’ISTAT ha registrato che la spesa alimentare media (alcolici esclusi) della famiglia italiana incide per il 19% sulla spesa totale, con un minimo al nord-ovest e un massimo al sud, sia in valori assoluti (500 e 550 euro rispettivamente) sia relativi (17% e 25%). Più in particolare, nella nostra città, si spende un po’ meno rispetto alla media del nord-ovest (420 euro al mese, circa il 16% della spesa complessiva), anche a motivo della maggiore sensibilità del consumatore torinese verso i temi della sostenibilità delle abitudini alimentari: secondo un’indagine della Camera di Commercio, più di una famiglia su tre è attenta agli sprechi alimentari, alla stagionalità e ai luoghi di provenienza dei cibi.
La sostenibilità comincia nel carrello. Mi considero un onnivoro moderato: sono in quel 59% di italiani (secondo una ricerca Eurispes) che mangia sempre meno carne, senza alcun fanatismo e tanto meno alcuna ambizione di proselitismo. I dati di Eurispes indicano che circa il 9,5% della popolazione italiana si definisce veg, con un 7,2% di vegetariani e un 2,3% di vegani, soprattutto tra i giovani. Questo anche per attenzione all’ambiente: secondo uno studio del WWF, una dieta veg può arrivare a consumare circa la metà dell’acqua dolce, produrre un quarto delle emissioni di gas serra e dell’inquinamento idrico, sfruttare un quarto del suolo e avere un impatto sulla biodiversità di un terzo rispetto a una dieta onnivora (con 100 g di carne al giorno).
Buon smart food a tutti.
