Anche se ormai non esistono più le città vuote per ferie, è indubbio che i ritmi cittadini durante i mesi estivi siano più bassi e questo induce in chi rimane una maggiore inerzia alla reazione.
C’è un esame al Politecnico che, semplifico, insegna a descrivere ogni cosa esistente in natura come un circuito elettrico. Per le vacanze userei certamente uno dei circuiti più elementari: il filtro passa-alto. Immaginate una scatoletta a cui sono collegati un microfono e un altoparlante, che riproduce fedelmente quanto viene captato dal microfono. Se nella scatoletta aggiungiamo un filtro passa-alto, allora sentiremo passare, dal microfono all’altoparlante, soltanto le variazioni di tono istantanee, mentre la maggior parte del tempo l’altoparlante resterebbe muto.
Ecco, durante le vacanze ci comportiamo, quasi tutti, come questo altoparlante, reagiamo solo di fronte a eventi importanti o urgenti, per il resto: silenzio.
Anche nelle aziende, in periodi di vacanza, avviene un fenomeno analogo. D’estate capita spesso di decidere che una determinata cosa possa essere rimandata e, al rientro, capita pure che se ne perda traccia nelle agende: è l’effetto del filtro passa-alto che d’estate mettiamo in funzione, anche involontariamente, cambiando magicamente la percezione su importanza e urgenza di ciò che avviene.
Cambiando magicamente la percezione su importanza e urgenza
In tutte le scuole di management si analizza a fondo questo processo, quando ci si imbatte nella matrice della delega (o di Eisenhower) che porta a classificare le cose da fare in funzione della loro importanza e urgenza. Da fare subito sono solo le cose importanti e urgenti, mentre quelle importanti, ma non urgenti, basta solo pianificarle. Discorso a parte meritano le cose non importanti: se sono urgenti, allora è bene individuare a chi delegare, mentre se non sono neanche urgenti, allora forse è il caso di eliminarle dalla lista delle cose da fare.
Per i manager esiste una scuola dove imparare questa regola, ma per gli imprenditori una scuola non esiste: imprenditori si nasce o ci si ritrova per casualità, o per inseguire un sogno. La visione romantica del “faccio l’imprenditore e creo il mio futuro”, però, si scontra spesso con burocrazia e adempimenti fiscali, gestione del personale, clienti che cambiano idea, fornitori in ritardo, imprevisti quotidiani, fatica mentale costante. Per questo gli imprenditori faticano a mettere in atto la “matrice”: per loro tutto è urgente e importante, quindi niente è pianificabile o delegabile, né tanto meno, figuriamoci, trascurabile.
E quindi anche le vacanze è come se non esistessero, anzi non esistono per davvero: tra scadenze, imprevisti e inconvenienti, sono sempre con la testa al lavoro, anche a migliaia di chilometri dall’azienda. Uomini e donne che sopportano tutto il peso di portare avanti la propria baracca e il Paese intero, dimenticandosi però i motivi per cui hanno iniziato la loro attività, ovvero essere creatori di futuro e non gestori di presente. Sto parlando, ovviamente, dei piccoli imprenditori, quelli senza potere: «Non sono un assetato di potere. Sarebbe grave avere responsabilità senza potere, mi piace avere quel tanto di potere per assolvere i lavori che devo compiere», l’ha detto l’Avvocato.
Ecco, questo è quanto i piccoli imprenditori sognano: avere il potere, anche loro, ogni tanto, di ricalibrare il filtro della percezione dell’importanza e dell’urgenza.
