La Fondazione FORMA è una delle grandi eccellenze “sociali” di Torino, garante di una missione tra le più complesse e delicate a cui la città deve rispondere, ovvero disegnare per oggi e domani ospedali sempre più a misura di bambino. Per parlare di storia, iniziative e futuro di FORMA abbiamo intervistato la presidente Luciana Accornero.
FORMA è ormai maggiorenne a tutti gli effetti. Ci racconta come è nata la Fondazione?

«FORMA nasce nel 2005 grazie al professor Pietro Abruzzese, allora primario di cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita. Instancabile visionario, attorno a lui si è creato un gruppo di amici e sostenitori, alcuni che avevano vissuto l’esperienza di un figlio ricoverato, altri coinvolti dalla volontà di fare qualcosa di concreto, proprio come me. L’obiettivo era valorizzare le eccellenze del Regina e sostenere l’ospedale nella crescita, sia dal punto di vista tecnologico che umano».
Da dove siete partiti?
«All’inizio il primo passo fu quello di rendere l’ospedale più accogliente e “a misura di bambino”. Volevamo colorare i reparti, offrire gli ambienti più vicini ai piccoli pazienti. Poi nel tempo i progetti sono cresciuti: dall’acquisto di tecnologie all’avanguardia al sostegno della ricerca, fino alle attività di umanizzazione per prendersi cura del bambino, ma anche dei genitori e del personale sanitario. Organizziamo laboratori creativi, letture animate, attività con i musei e momenti di gioco nei reparti. Per un bambino ricoverato poter ridere, creare o ascoltare una storia significa ritrovare un pezzo di normalità».
“Un Babbo Natale in FORMA” è ormai un simbolo della città. Cosa rappresenta per lei?
«È il momento in cui Torino dimostra il suo grande cuore. Quindici anni fa ci ha aiutati a far conoscere FORMA, oggi è diventato un appuntamento amatissimo che coinvolge famiglie, aziende e volontari. Grazie a questa iniziativa raccogliamo fondi importanti per acquistare macchinari sempre più avanzati e realizzare nuovi reparti efficienti e funzionali».

C’è un’altra iniziativa a cui è particolarmente legata?
«Direi “Un’ora per te”, dedicata ai genitori dei bambini ricoverati a lungo. Offrire un massaggio, una seduta di fisioterapia o semplicemente un momento dal parrucchiere può sembrare poco, ma per chi vive mesi in ospedale rappresenta una vera coccola e un modo per sentirsi ancora persona, non solo genitore di un paziente. E poi finanziamo ogni anno borse di studio, in questo momento 12, collaborazioni che servono a supportare il lavoro del personale ospedaliero che in certi momenti richiede rinforzi!».
Qual è il principale elemento distintivo di FORMA?
«Direi la nostra presenza continuativa in molti reparti del Regina Margherita in maniera indistinta, grazie ai nostri 80 volontari. Ma anche nella ristrutturazione agiamo trasversalmente. A settembre abbiamo finito l’intervento sul reparto di patologia neonatale, mentre è in calendario la ristrutturazione del reparto di emodinamica in associazione all’acquisto di un nuovo angiografo di ultima generazione. Oggi questa apparecchiatura è installata solo negli Stati Uniti, il primo in Europa potrà essere a Torino grazie all’aiuto di tante persone che vogliono bene al Regina Margherita».

Qual è l’apporto che associazioni come la vostra danno all’azienda ospedaliera?
«Oggi gli enti del terzo settore sono imprescindibili nelle Strutture Sanitarie e molti progetti vengono finanziati grazie alle risorse che provengono dal 5×1000 e dalle donazioni private. Pensiamo alla pet therapy, che FORMA ha introdotto nel 2012, progetto che non potrebbe essere portato avanti da una struttura pubblica, ma che rappresenta un beneficio riconosciuto a livello nazionale. Ovviamente tutto il nostro impegno non avrebbe lo stesso valore senza chi lavora in questo ospedale pediatrico, persone dalla pazienza e disponibilità incredibili. Credo nel valore della cura globale, tutti insieme possiamo davvero fare del bene».
La sfida nel futuro prossimo?
«Vorrei che si continuasse a raccontare tutto il bello che viene fatto ogni giorno in questo ospedale. Ci sono professionalità straordinarie e una grande umanità. È giusto celebrarle!».

(foto FONDAZIONE FORMA)