Il settore automobilistico sta vivendo una profonda metamorfosi che supera i confini della transizione tecnologica per abbracciare una radicale rivoluzione culturale e societaria. In questo scenario, Authos Società Benefit rappresenta uno dei casi di studio più virtuosi a livello nazionale. L’azienda torinese ha dimostrato come una concessionaria d’auto possa scardinare la logica del puro profitto per trasformarsi in un attore sociale d’impatto sul territorio. Sotto la guida del presidente e CEO Francesco Di Ciommo, la storica concessionaria Ford ha intrapreso una traiettoria strategica fondata sull’integrazione strutturale dei criteri ESG (Environmental, Social, Governance) e su una politica di welfare aziendale di assoluta avanguardia.
Quella di Authos è una storia di idee chiare e identificabilissimi punti di svolta.
Il primo si colloca sicuramente nel febbraio 2023, quando Authos modifica ufficialmente il proprio statuto diventando una Società Benefit. Questa trasformazione non ha rappresentato un mero restyling d’immagine, bensì un impegno giuridico vincolante. Da quel momento l’azienda persegue, accanto all’obiettivo economico, precise finalità di beneficio comune, assumendosi il compito di rendicontare il proprio operato in modo trasparente attraverso un Bilancio di Sostenibilità annuale.

La validità di questo percorso è certificata dai numeri. Nel febbraio 2026, l’azienda ha ottenuto una valutazione ESG Quick pari a 66/100, elaborata secondo la metodologia ESG Impact. Tale analisi è strutturata per allinearsi ai rigorosi standard europei e internazionali ESRS (European Sustainability Reporting Standards), ai criteri GRI (Global Reporting Initiative) e agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite (SDGs). Questo rating fotografa un’azienda che presidia con precisione scientifica i propri KPI ambientali e sociali, riducendo i rischi e massimizzando il valore intangibile del brand.
Secondo passaggio decisivo: l’orientamento sistematico verso una concreta sostenibilità ambientale, attraverso una roadmap chiara e quantificabile espressa in tre punti paralleli e sinergici. Ovvero: una transizione energetica seria che entro il 2030 punta a raggiungere il 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili per tutte le sedi; un’elettrificazione dell’offerta che ha come obiettivo commerciale un incremento del 50% per quanto riguarda la vendita di veicoli a zero emissioni entro il 2028 (supportando attivamente la decarbonizzazione della mobilità urbana ed extraurbana); un modello verificato e attuabile di economia circolare che includa un piano strutturato per il recupero, il riciclo e la corretta gestione dei materiali di consumo d’officina, minimizzando l’impronta ecologica della logica postvendita.
Tornado ai nostri step. Per Authos, il terzo passaggio fondante della propria filosofia è stata la totale ristrutturazione dei modelli di gestione delle risorse umane. Forse il vero motore che ha permesso ogni altra evoluzione. Il welfare di Authos si sviluppa infatti su linee di azione personalizzate che partono dall’ascolto diretto dei dipendenti. L’azienda combatte attivamente il mismatch di competenze e il disallineamento generazionale attraverso programmi specifici. Alcuni esempi. Piani di incentivi e supporto personalizzato: introduzione di benefit aziendali flessibili volti a migliorare il bilanciamento tra vita professionale e privata. Politiche DEI (Diversity, Equity & Inclusion) che sviluppino linee guida chiare e misurabili per garantire la massima equità nei processi di assunzione e promozione, monitorando i progressi in conformità ai criteri GRI 405 relativi alla diversità e alle pari opportunità. Valorizzazione dei giovani e formazione: in questo senso emblematica la partnership sviluppata con l’istituto superiore IPSIA Dalmazio Birago di Torino, un progetto, realizzato in sinergia con Ford Italia, che mira a formare, riqualificare e nobilitare la professione dei meccanici del futuro, contrastando la crisi d’attrattività del settore tra i giovani.

In Authos l’efficacia di queste misure è monitorata costantemente, trasformando il benessere aziendale in un fattore competitivo capace di attrarre i migliori talenti del territorio. Motore e materia prima basilare di tutto questo ecosistema virtuoso è la visione di Francesco Di Ciommo, un uomo “in missione”, fortemente intenzionato a modificare il paradigma lavorativo contemporaneo. A partire proprio da Authos, ideale testimonianza dell’efficacia di questo pensiero: sotto la guida di Di Ciommo l’azienda è passata da una situazione di profonda crisi a una posizione di leadership assoluta nel settore automotive, registrando performance economiche straordinarie anche nei momenti di congiuntura più complessi, come durante la fase pandemica.
Francesco Di Ciommo, esiste un modo per riassumere il pensiero che ha applicato al mondo Authos in brevissimo?
«Credo sia complesso riassumere in poche parole tutte le sfaccettature su cui abbiamo lavorato in questi anni. Se proprio devo, provo dicendo che “non conta tanto ciò che uno fa, ma piuttosto come lo fa”. L’innovazione non è un concetto astratto, come spesso qualcuno può pensare, ma estremamente pratico, e coincide con la capacità di cambiare i processi in modo semplice ed etico».
Ci sono tanti aspetti che spesso le nostre imprese leggono da una prospettiva magari non sbagliata, ma probabilmente non in linea con il futuro che ci aspetta?
«Tantissime. Anzitutto che il futuro sicuramente non si aspetta (e ben che meno ci aspetta…). Siamo noi a doverlo disegnare e raggiungere. E poi, fondamentale, che il conto economico da solo non basta più. È anacronistico pensare che un’impresa sana e sostenibile punti a generare solamente profitto e non un valore sociale utile al territorio. L’imprenditore moderno deve integrare la visione del conto economico con una visione di virtuosità comunitaria. Un’azienda che non produce impatto positivo sul proprio ecosistema sociale è destinata a perdere competitività».

Quindi esiste già l’identikit di un lavoro “evoluto”?
«Certamente sì. I grandi gruppi non lavorano con te se non rispetti determinati parametri. E gli stessi consumatori ragionano in modo simile. Un esempio? Meritocrazia e inclusione non sono fiori all’occhiello, ma la base. Il successo di un’impresa si misura sulla sua capacità di valorizzare le persone. La leadership deve fondarsi sulla crescita personale e collettiva, offrendo opportunità inclusive senza barriere d’accesso».
Due focus imprescindibili secondo Francesco Di Ciommo?
«ESG e capacità di innovare. Sono i pilastri fondamentali per la sopravvivenza aziendale».
Da questi due punti focali è nata anche l’esperienza imprenditoriale di FDC Consulting Digital ESG…
«Sì, FDC Consulting è stato il modo in cui ho esteso il raggio d’azione di queste idee tutte legate al valore di una transizione sostenibile vera. Si tratta di una società specializzata in consulenze aziendali strategiche in ottica ESG. Un’evoluzione in parte naturale perché frutto dei risultati che abbiamo ottenuto seguendo questo nuovo paradigma in Authos».
Un ultimo “appello” alle imprese del territorio?
«La sostenibilità non è un adempimento burocratico, ma una grande opportunità strategica per generare valore economico, sociale e ambientale a lungo termine. Dobbiamo saperlo tutti».
(foto AUTHOS)