Martedì 28 gennaio siamo stati alle OGR per la nona edizione di Grandi Langhe, il consueto, gigantesco appuntamento cittadino dedicato ai migliori vini di Langhe, Roero e altre zone d’eccellenza del nostro Piemonte. In totale quest’anno sono stati 490 i produttori presenti, disseminati nei vari stand e divisi tra colori: rosso, blu, verde, arancione e azzurro.

Per noi è sempre un appuntamento super interessante perché è l’occasione per chiacchierare con tantissimi addetti del settore e cantine, non solo di vino, novità della stagione e simili, ma anche di questo tipo di appuntamenti urbani. In questo senso la maggior parte dei presenti elogia il format (che infatti continua ad essere scelto e seguito) e sottolinea l’importanza di eventi di tale calibro per raccontare il mondo del vino ai piemontesi e non solo. Diverse le lodi per le OGR, sempre affascinanti e spaziose, mentre qualche critica viene diretta verso la segnalazione delle varie aree, non sempre chiarissima.
Abbiamo parlato con tanti produttori e assaggiato i vari prodotti, tra grandissimi classici (baroli, barbareschi, dolcetti, barbere di ogni genere…) e qualche esperimento un po’ più azzardato. Nel complesso sono le etichette must ad essere maggiormente portate in esposizione e ci pare anche la scelta più azzeccata, d’altronde se questa deve essere la vetrina della grande eccellenza langarola, è giusto che parli attraverso i vini che l’hanno resa cult a ogni latitudine.

Ma arriviamo alla domanda clou: come si fa a scegliere cosa assaggiare con 490 espositori? La verità è che, salvo interessi e necessità specifici, a Grandi Langhe ovunque si caschi, si casca bene. Noi abbiamo visitato una decina di produttori e in ogni luogo abbiamo incontrato storie e prodotti più che eccellenti, da degustare e ascoltare completamente assorti nella magia del vino.
Insomma, Grandi Langhe, pur durando solo due giorni, quest’anno il 27 e 28 gennaio, lascia sempre il segno, e il voto finale a questa nona edizione per ciò che ci riguarda non può che essere positivo. Chiaro, si può sempre migliorare, ma il format vince e convince ogni volta, anche quest’anno.
