Torino, Inverno 2024 – 2025
Quando arriva un amico da fuori, sono sempre recalcitrante a fare da guida nella mia città. Non mi vengono in mente i posti giusti, le cose belle mi sembrano scontate, quelle ricercate alla fine destinate a deludere, mi rendo conto che confondo i nomi di chi ha costruito cosa, che confondo piazza Carlina e piazza Carlo Alberto, che non so indicare su due piedi un ristorante speciale dove mangiare e se lo so di sicuro quel giorno è chiuso.
Non so consigliare i libri e non so fare la guida per Torino. È che amo la mia città nella misura in cui l’ho vissuta, io. Ma a nessuno importerebbe davvero un tour AUTO-BIO-GEOGRAFICO, SENTI MEN-TOPOGRAFICO. O forse sì. Si dice che le città siano sentimenti. Stati d’animo. Chessò Roma è la pigrizia, Milano è euforia che si fa ansia, Bologna è l’allegria. Torino? È la malinconia, altro che la saudade qui abbiamo la sabaudade.
Che poi sono buffi i ricordi, generano strane sindromi, per esempio ho scoperto che esiste una gelosia della memoria
Torino è malinconica o forse lo sono i suoi abitanti. Basta ascoltarne i racconti, tutta una rêverie di cose perdute, tutta una madeleine di anni Novanta e di Duemilasei: Torino non la vivi, la ricordi. Che poi sono buffi i ricordi, generano strane sindromi, per esempio ho scoperto che esiste una gelosia della memoria.
Una gelosia di luoghi andati che sono più tuoi di altri, che hai vissuto più tu del resto del mondo, che mancano più a te che ai tuoi sodali. Penso ai Murazzi, a Giancarlo. Mio marito, e padre della mia ultima figlia, era uno dei soci di Gianca, quando lo dico le persone si stupiscono: ma dai tuo marito è Giancarlo? Giancarlo ha ottantadue anni, vabbè che ho fatto la gray transition però andateci piano.
Quando si parla dei Muri scatta la gara, c’è sempre qualcuno che ci ha limonato di più, qualcuno che ha vomitato più volte nel bagno, qualcuno che ha mangiato più panini alle pantegane nel chiosco davanti, qualcuno che ha schivato più cirrosi, partecipato a più risse, esibito in più poghi e assistito a più affoghi.
Qualcuno che ha visto più alluvioni, che si è fumato più cannoni, che ha incontrato grandi vip e grandi nomi. È un fenomeno buffo quello dell’esproprio nostalgico. La memoria talvolta sembra che a condividerla si riduca, mentre dovrebbe essere il contrario. La memoria, quella sì, è un posto bellissimo da visitare insieme.
