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La morale del male

di Walter Comello

Il mio metodo

Torino, estate 2020

In questo mondo conti solo se sei ricco o fai credere di esserlo. Quando non potevo permettermelo, il Rolex lo mettevo finto, comprato da uno che vendeva quelli ‘buoni’, automatici e con la corona marchiata. Al bancone dei bar in piazza San Carlo o nei migliori ristoranti di Torino, far sporgere dal polsino della camicia la ‘corona’ faceva venire l’acquolina in bocca alle donne e gli occhi di una banda di fessi si riempivano di stima. Imbecilli che volevano apparire e fare bella figura con le donne, quando eravamo nei locali ‘giusti’ a San Sicario o a Courmayeur. Sì, perché anche quelle te le porti a casa nella stessa maniera. Mia madre non sarebbe andata a letto con uno per il suo orologio pensando poi di sistemarsi per la vita, non se ne sarebbe neanche accorta del suo orologio.

Mia madre mi ha sempre ‘insegnato bene’ e ha sempre lavorato spaccandosi la schiena per consentire a me e a mia sorella di studiare e che non ci mancasse nulla. Doveva fare anche le veci di nostro padre, che ha abbandonato me quando avevo due anni e lei incinta di mia sorella quando ne aveva meno di trenta. Se n’è andato come un ladro e non l’abbiamo più visto. Avrò preso da lui quasi senza conoscerlo. Non c’è niente che mi faccia più godere di guadagnare tanti soldi con i soldi degli altri, mi fa godere più di una bella donna, e poi con quelli te ne fai quante ne vuoi. Tutti vogliono guadagnare e, se gli dai a intendere che lo possono fare senza lavorare, hai solo bisogno di guadagnare la loro fiducia. Tu guadagni sempre con i loro soldi e, se le cose vanno male, sono loro a rimetterceli.

Il pay off della ‘mia azienda’ personale è: guadagnare la fiducia dei fessi per guadagnare e farne altri fessi.

Sono avari, grassi come maiali o magri come una checca isterica, cornuti e, se ti impegni, ti fai prima la moglie e poi la figlia. Guadagnare la loro fiducia, questo è ciò che conta. Il pay off della ‘mia azienda’ personale è: guadagnare la fiducia dei fessi per guadagnare e farne altri fessi. Quando ti vedono con un bell’orologio, sei firmato fino alle mutande e guidi una Porsche mentre entri nel cortile della loro bella villa, hai conquistato loro e il mondo. Pensano che sei uno di successo e hanno ragione. Guardandoli teneramente negli occhi e accennando un sorriso complice, poche parole bastano a fargli capire che guadagni così tanto perché sei il migliore a far guadagnare quelli come loro. Ma anche i ‘miserabili’ vanno bene.

Anzi, quelli sì che sono fessi. Hanno lavorato una vita o il padre prima di crepare gli ha lasciato un po’ di ‘soldini’, ma loro non sanno che glieli ha lasciati per me. Glieli porto anche in Svizzera, personalmente, e gli faccio fare il ‘gioco delle tre carte’, io lo chiamo così il mio metodo. I nuovi soldi, freschi, appena arrivati, servono a coprire il buco precedente. Più sono i clienti e più è bello. Una catena infinita dove ogni giro serve a coprire le mie crescenti spesucce e a dare un po’ di soldi a mia madre e aiutare mia sorella. E a mettere da parte quanto serve per loro prima che questo bastardo di cancro al colon mi porti via. Andrò all’inferno perché non sono certo stato Robin Hood, ma quanto mi è piaciuto vivere senza farmi mancare niente alle spalle di questi imbecilli. Io sono il disonesto?

Sono migliori questi grandi uomini che pensano che un uomo vale a seconda di quanto guadagna e dell’orologio che ha al polso? O queste donne che ti dichiarano il loro amore a seconda del tenore di vita che puoi offrire? Morirò solo come un cane, ma da eroe, non ho piegato la schiena alla vita, non mi sono commiserato per non essere stato amato da mio padre, ho vissuto al meglio, come ho saputo e potuto, e prima che il cancro mi porti via venderò cara la pelle.