Loro a Torino si sono conosciuti ed è a Torino che è nata la loro amicizia, che si dice sia stata anche più di un’amicizia, benché forse non osassero confessarlo neppure a se stessi. Eugenio Montale era nato a Genova il 12 ottobre del 1896, ultimo di sei figli. Maria Luisa Spaziani, invece, era nata proprio a Torino il 7 dicembre del 1922.
La famiglia Montale era una famiglia di notai, mentre gli Spaziani erano agiati borghesi, e il padre di Maria Luisa era proprietario di un’azienda produttrice di macchinari per l’industria chimica e dolciaria. Eugenio si diploma ragioniere, nel 1920 si congeda dall’esercito con il grado di tenente, fatica a trovare un impiego stabile, ma non smette di scrivere.
Maria Luisa fin da giovanissima si fa largo negli ambienti letterari torinesi e si laurea in Lettere e Filosofia con una tesi su Marcel Proust. Finalmente, nel 1925, esattamente cent’anni fa, edita da Gobetti, vede la luce la prima, e forse più celebre, raccolta di versi di Eugenio, Ossi di seppia.
Si incontrano per la prima volta nel gennaio del 1949 durante una conferenza di Eugenio al Teatro Carignano: lui ha 53 anni, Maria Luisa soltanto 27. Lei conosce a memoria Ossi di seppia e il primo sguardo che le rivolge Eugenio è così intenso, e così denso di significato, da turbarla profondamente.
La scrittura luminosa di Maria Luisa illuminava la poesia di Montale, e viceversa
Maria Luisa ed Eugenio non smetteranno più di frequentarsi, intrattenendo un fitto rapporto epistolare fatto di ben 360 lettere, firmandosi rispettivamente la “Volpe” e l’“Orso”.
Dopo quel fugace incontro del 1949 Maria Luisa pubblica la sua prima raccolta, Le acque del sabato, nel 1954, con Mondadori, dando così avvio a una luminosa e felice stagione poetica.
La poesia di Eugenio fu fortemente influenzata da Maria Luisa, al punto che nella dedica della sua raccolta La bufera del 1956 scrisse: «Alla Volpe, che non soltanto mi regala la luce della sua giovinezza, quanto mi restituisce la mia che non ho mai avuta».
E tra le poesie più curiose di Eugenio va ricordata Da un lago svizzero, le cui lettere iniziali di ciascun verso formano l’acrostico “Maria Luisa Spaziani”.
Allo stesso modo anche la poesia di Maria Luisa fu influenzata da quella di Eugenio. Il profondo sodalizio intellettuale condusse le loro poetiche a rispondersi e corrispondersi in una continua eco: la scrittura luminosa di Maria Luisa illuminava la poesia di Montale, e viceversa.
E tuttavia il loro corteggiamento rimase platonico, benché Eugenio sia stato, per Maria Luisa, l’uomo che la faceva ridere e che per lei era capace di gesti impensabili, come quello di mettersi a ballare solo per lei, l’uomo che un giorno le disse: «In una futura esistenza avremmo saputo organizzarci meglio».
Nel 1958, dopo dieci anni di fidanzamento, Maria Luisa sposa Elémire Zolla, studioso della tradizione mistica ed esoterica, così come nel 1962 Eugenio sposa Drusilla Tanzi (la “Mosca”) con la quale conviveva, a Firenze, fin dal 1939.
Eugenio, dopo Giosuè Carducci, Grazia Deledda, Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo, vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1975; Maria Luisa vi fu candidata per ben tre volte, nel 1990, nel 1992 e nel 1997, senza vincerlo mai.
Eugenio muore a Milano il 12 settembre 1981 e oggi riposa nel cimitero di San Felice a Ema, a Firenze, accanto alla “Mosca”, venuta a mancare nel 1963, un solo anno dopo il matrimonio. Maria Luisa è morta a Roma il 30 giugno 2014 e oggi riposa nel Cimitero Monumentale del Verano.
Ad accomunarli per sempre resteranno le parole, quelle parole che, lavorate da loro due, si facevano poesia, musica per l’anima.
