Torino, Estate 2024
Certi libri mi aspettano, mi guardano dallo scaffale o dal comodino in paziente attesa del loro momento. Sono titoli impegnativi, mattoni che non possono essere sbocconcellati le sere di giorni lavorativi, hanno bisogno di tutta la mia attenzione, hanno bisogno di tempo e il loro tempo è finalmente arrivato, perché è quello delle vacanze. L’estate è la stagione delle mie personali maratone letterarie. Parto con un po’ di volumi cartacei e metto in valigia anche il kindle. Con il kindle è un vero corpo a corpo, potrei scrivere Il kindlesutra: mille posizioni per leggere con piacere. Sul fianco, la testa sul cuscino, il kindle sdraiato anche lui, reggo fino a quando la cartilagine dell’orecchio fa il callo. Sulla schiena con il kindle in sospensione e le braccia piegate sulla testa, reggo fino a quando mi assopisco e mi faccio cadere il dispositivo in fronte. E via così. Il problema è che la passione che io nutro per i libri pare non sia trasmissibile, né genetica, i miei bambini non hanno manifestato ancora il mio stesso entusiasmo di fronte a una nuova storia in cui immergersi.
Mi aprì la mente? Non so, ma di sicuro mi spaccò in due il cuore
È che non si può convincere qualcuno a leggere, così come non si può convincere qualcuno a innamorarsi, succede e basta. Tutti gli argomenti che usano i professori a scuola e che uso anche io mi sembrano, in questo senso, parziali e sciocchi. Diciamo che i libri sono cibo per l’anima, espandono il vocabolario, sono un viaggio da fermi. Che i libri aprono la mente. Ma non credo sia proprio così. In verità credo che non apprendiamo nulla leggendo, ma che leggendo diventiamo qualcosa, cosa non lo sappiamo, ma ci trasformiamo, sia perché nel momento in cui leggiamo siamo trasportati in un altrove che ci abita, sia perché partecipiamo del meglio che abbiamo in noi. La lettura, dicevo, è come l’amore, questione di incontri, incontri il tuo libro ed è fatta. Nella mia personale formazione, l’iniziazione vera e propria fu ad opera di Stephen King e di una raccolta di racconti che si intitola Stagioni Diverse, manco a dirlo la lessi un’estate, avevo quattordici anni. Mi aprì la mente? Non so, ma di sicuro mi spaccò in due il cuore. Mi auguro che accada presto anche ai miei figli, magari proprio durante queste vacanze.
