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London food & show

Viaggio in una Londra inedita

di Guido Barosio

Autunno 2018

UN REPORTAGE PER CHI GIÀ CONOSCE LA CAPITALE DEL REGNO UNITO MA CI TORNA SEMPRE VOLENTIERI. NIENTE BIG BEN, LONDON EYE E TRAFALGAR SQUARE, MA I MUSICAL DA VEDERE, I RISTORANTI DA PROVARE E UNA CITTÀ COSMOPOLITA TUTTA DA SCOPRIRE. IN PIÙ, LA SFIDA TRA GORDON RAMSAY E JAMIE OLIVER

Impossibile prendere le misure in un solo viaggio, anzi, Londra la si ama per davvero quando si torna. Al primo appuntamento sicuramente seduce, ma il risultato è frustrante: infinite cose da vedere (tutte importanti), superficie smisurata (1.572 chilometri quadrati contro i 105 di Parigi), collegamenti che prevedono studi meticolosi e tanto tanto tempo, la sensazione costante di lasciarsi qualcosa alle spalle da vedere e di essere sempre di corsa per la prossima tappa. Diciamola tutta, Londra comincia ad appartenerci veramente dopo il quarto o quinto viaggio, mai prima. Ed è allora che iniziamo a familiarizzare con questa città pianeta e coi suoi 8.800.000 abitanti, la più cosmopolita tra le metropoli del nuovo millennio. Un dato su tutti per chiarire il concetto: la Londra di origine britannica è ormai nettamente minoritaria e oggi non supera un 40% in continuo calo. E gli altri chi sono? Indiani, pakistani, bengalesi, arabi, nigeriani, giamaicani, turchi, libanesi, europei di ogni dove. Figli dell’Impero, migranti più o meno recenti, ma anche lavoratori specializzati, spesso di altissimo profilo. I nostri connazionali sono tantissimi, almeno 250mila. La capitale britannica è la quinta città italiana al mondo, superata solo da Roma, Milano, Napoli e Torino.

I palazzi a specchio della City

Se il mondo intero transita per le strade di Londra, il carnevale di Notting Hill – espressione della comunità caraibica londinese, che ne monopolizza la scena – è la più affollata festa metropolitana del continente. Si celebra ogni anno durante la Summer Bank Holiday: l’ultimo fine settimana di agosto, festivo dal sabato al lunedì. Ed è proprio il lunedì che si tiene la grande parata dei soundsystems, l’evento più atteso, con oltre 40 carri a sfilare per le vie di un quartiere celebre per le eleganti casette vittoriane e l’atmosfera bohémienne. L’evento è un delirio ben organizzato: dai soundsystems i deejay pompano come forsennati e vengono seguiti da una truppa compatta e colorata, i cui costumi richiedono settimane di lavoro meticoloso. Il percorso, annunciato in precedenza, consente di partecipare alla festa scegliendo la visuale preferita. Un consiglio strategico: arrivate in tarda mattinata e abbandonate il set a metà pomeriggio, dopo il tasso alcolico sale oltre il livello di guardia e ogni anno si segnalano incidenti.

E ora partiamo per la Londra ‘che i turisti ancora non conoscono’ in compagnia di Valentina Bosco, italolondinese based in Turin, con attività di tour operator per la sua Quattro Passi e i colleghi di Hoppete. «Per essere veramente alternativi – ci spiega – occorre offrire buone idee e tante opportunità: musical, visite insolite, concerti, eventi sportivi, afternoon tea, ristoranti di ogni livello. Il cliente che già conosce la città ha esigenze mirate, come un match di football o una cena da Gordon Ramsay. Per le visite suggerisco la Londra cosmopolita: in pochi giorni si può fare il giro del mondo, da Bisanzio al Giappone, dall’India al Medio Oriente. Siete pronti?». Detto fatto, siamo nel distretto di Holland Park, zona ovest di Londra, dove sorge la magnifica Leighton House, che fu residenza capolavoro di Lord Frederic Leighton (1830-1896): scultore e pittore particolarmente amato dalla Regina Vittoria e presidente dell’Accademia Reale.

Sorprendente palazzo dell’arte, la casa è stata concepita come abitazione, studio e palcoscenico di un mondo – quello arabo – che affascinò continuamente il proprietario. La grande sala al piano terra, l’Arab Hall, con la sua cupola dorata e la fontana centrale, ricorda i più fastosi palazzi moreschi ed è decorata con piastrelle policrome antiche che Lord Leighton collezionò durante i suoi viaggi. Edificio nomade e curioso, onirico e incantato, Leighton House non assomiglia a nessun altro luogo. Dieci minuti di strada a piedi e si cambia continente. Dopo aver varcato i cancelli di Holland Park, ritenuto il più romantico della città, si raggiunge il Kyoto Garden: una meraviglia recente, realizzata nel 1991 da giardinieri nipponici dell’antica capitale del Sol Levante. Tutto è modellato alla perfezione, con gli elementi naturali disposti ad arte per creare la pace dello sguardo e dello spirito.

Il Kyoto Garden

L’acqua del ruscello scende sulle pietre e si inoltra nella vegetazione, offrendo una profonda sensazione di armonia, intorno a noi si muovono i pavoni e gli scoiattoli si avvicinano curiosi in cerca di cibo. Il Kyoto Garden è un’oasi sospesa nel tempo, un mondo a sé dove anche l’orologio si prende una pausa. Altro balzo nello spazio e nel tempo per raggiungere il cuore della capitale, la City of Westminster. E il nostro itinerario inedito ci porta in Ashley Place, che si apre su Victoria Street, per visitare la cattedrale di Westminster, da non confondere con la vicina Abbazia di Westminster, perché questo è un altro mondo. Estetico e spirituale. Infatti, l’edificio è la chiesa madre dei cattolici inglesi e ci racconta una ‘storia differente’, quella della prima religione cristiana delle isole britanniche. E lo fa utilizzando stili e forme audacementefuori contesto. La prima pietra della cattedrale fu posta nel 1895, la chiesa fu aperta al culto nel 1903 e il progetto dell’architetto vittoriano Francis Bentley si può definire sorprendente e visionario. Affascinato dalla Basilica di San Marco e dalla moschea di Santa Sofia a Istanbul, il progettista combinò i due edifici in uno e portò Bisanzio nella City. In più, aggiunse una torre campanaria alta e aguzza come un minareto. La cattedrale, consacrata al Preziosissimo Sangue di Cristo, con rimandi all’antico mito del Graal, propone un interno di luminosa bellezza: magnifiche cappelle, marmi pregiati, infiniti mosaici, le emozionanti stazioni della Via Crucis scolpite da Eric Gill. Sulle pareti, come in un grande libro illustrato, si leggono le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, ma sono anche messe in rilevo le figure del cattolicesimo britannico: San Patrizio e i santi scozzesi. Osservata dall’esterno, circondata da anonimi edifici contemporanei, la cattedrale di Westminster appare estranea e solenne, sembra sia stata depositata dall’alto e non costruita su umane fondamenta.

La Cattedrale di Westminster

E adesso raggiungiamo il quartiere di Neasden per… andare in India, ma che India! Lo Shri Swaminarayan Mandir è il più grande tempio induista d’Europa: inaugurato nel 1995, portato a termine grazie alla visione e all’ispirazione di Pramukh Swami Maharaj, è un’opera preziosa ed elegante dal profondo fascino spirituale. Il suo nome, ‘Mandir’, significa «un posto dove la mente si acquieta e l’animo fuoriesce liberamente per comprendere il senso della vita». L’edificio è l’orgoglio della comunità indiana di Londra, la più grande fuori dalla madrepatria con 450mila unità, per la maggior parte ubicate proprio nel quartiere di Neasden. Singolare e sorprendente la costruzione del tempio: tutte le sue parti sono state intagliate in India per essere poi trasportate a Londra e assemblate in soli due anni e mezzo di lavoro. Tra i materiali utilizzati, ben 2.500 tonnellate di marmo bianco di Carrara. All’interno i due spazi di maggiore interesse sono la grande sala della preghiera, di 2.750 metri quadrati per 2.500 posti a sedere, e l’Inner Sanctum, dove, tra stucchi e decori, sono raffigurate le divinità induiste. Ovunque silenzio e profumo d’incenso, un’atmosfera rarefatta e intima, assai distante dal colorato brulicare dei templi indiani originali. Uscendo, va provato l’ottimo ristorante vegetariano Shayona, un viaggio nel viaggio. Concluso il nostro giro del mondo, facciamo una puntata nella Londra più aulica, ma sempre al di fuori delle rotte abituali. Siamo di fronte alla Horse Guards e al 10 di Downing Street, proprio dove si arrestano i turisti. Bene, voltiamo le spalle alla folla e attraversiamo la strada, perché il nostro obiettivo – la Banqueting House (letteralmente, ‘casa dei banchetti’) – è uno di quelli che sfuggono per eccesso di visibilità da parte del vicinato.

Banqueting House

Il palazzo è l’unico edificio superstite del leggendario Whitehall: un complesso di 1.500 stanze, all’epoca la più grande residenza d’Europa, concepito da Enrico VIII all’apice del suo prestigio. Questa meraviglia fu completamente distrutta durante il grande incendio del 1666. Quel che ne rimase è tra i capolavori del celebre architetto Inigo Jones: una sala candida in stile palladiano lunga 37 metri e alta 17. Sul soffitto a cassettoni si trova la vera meraviglia: un ciclo di tele realizzate da Pieter Paul Rubens. Si possono ammirare comodamente dalle soffici poltrone disposte sul pavimento, oppure, senza sollevare lo sguardo verso l’alto, dai carrelli specchiati proposti ai visitatori. L’opera, voluta da Carlo I, non portò fortuna al committente, che fu giustiziato proprio di fronte alla Banqueting sempre stata utilizzata, sin dalla sua origine, per banchetti e ricevimenti; attività che viene esercitata tuttora. Al termine della visita i più audaci possono utilizzare gli abiti di corte messi a disposizione per una foto ricordo, o per una passeggiata fuori dal tempo sotto i capolavori di Rubens.

Banqueting House: visita in costume

E adesso, la nostra Londra alternativa parla la lingua del football. Siete attratti dalle major del calcio britannico? Volete vedere i match di Arsenal e Chelsea? Ottima idea. Ma noi vi proponiamo qualcosa di diverso. Vi proponiamo la leggenda. E la leggenda, da quanto Tottenham e West Ham hanno cambiato casa, si chiama Fulham, la prima squadra della storia londinese: datata 1879, gioca dal 1896 al Craven Cottage, il più antico stadio d’Inghilterra, una meraviglia. Il mito prende forma quando si arriva al campo da gioco: perché Fulham significa genius loci, questa è una squadra di quartiere e porta il nome del proprio quartiere. Il Craven Cottage si raggiunge percorrendo vie tutte uguali dove si affacciano tipiche casette vittoriane, anche queste tutte uguali. Il tempo sembra essersi fermato mentre si osservano i supporter chiudere la porta e avviarsi a piedi verso lo stadio. Le ultime casette sono proprio di fronte alle tribune, un mondo senza soluzione di continuità. Dentro sembra di stare in un monumento, con legno e mattoni a comporre una bomboniera da 22mila spettatori. I recenti restauri sono stati misurati e hanno preservato l’essenziale, col cottage in muratura nell’angolo della tribuna a ricordare quello dove soggiornarono Arthur Conan Doyle e la Regina Vittoria. Il Fulham oggi è in Premier League, la sua stella è un serbo nerboruto che si chiama Mitrović e segna facendo il gesto della pistola. Ma credetemi, questo non importa, perché avrete respirato la leggenda, ed è ciò che conta.

Londra capitale globale dei foodies? Ancora 20 anni fa suonava come uno scherzo. Poi la storia ha voltato pagina e le oltre 100 comunità nazionali in città hanno cominciato a cucinare per il mondo. I ristoranti sono in tutto 117mila, uno ogni 75 abitanti. Al vertice della catena alimentare, tre hanno tre stelle: Alain Ducasse al Dorchester, Gordon Ramsay e Mitsuhiro Araki, il giapponese che vi accoglie in un sushi bar di nove posti, cucina solo quello che vuole lui e ha il conto ‘fisso’ a 300 sterline. Subito sotto (secondo la guida del 2018), 10 due stelle e 58 ristoranti con una.

Il New Change Passage

Antonella Sciortino, giornalista residente a Londra, ci consiglia un approdo cosmopolita low price da non perdere: «Prima dell’elezione a sindaco di Londra di Sadiq Khan, Tooting era una fermata in fondo alla Northen Line. Dopo due anni di investimenti, soprattutto mediatici, il quartiere è in pieno boom e il mercato rionale coperto è diventato la nuova food destination della capitale britannica. Tooting Broadway e Tooting market, adiacenti ma non comunicanti, sono la mecca dei nuovi food concept, dove si sperimentano i format per l’opulento mercato di Central London. Non solo cucine etniche: a Tooting sono arrivati anche il fine dining da cucina stellata di Plot e il ‘panini gourmet’ di Fish Bite, firmati dal famoso chef italiano Carmelo Carnevale, a contendersi le attenzioni dei foodies (broadwaymarkettooting.co.uk, tootingmarket.com, Tooting High Street SW17)». Nella galassia londinese, noi vi proponiamo una sfida tra due celebrities: Gordon Ramsay e Jamie Oliver, rivali da sempre e da sempre (o quasi) tra i 10 chef più ricchi del mondo. Per farlo li abbiamo allineati, scegliendo due ristoranti di pari livello: Heddon Street e Barbecoa, locali devoti alla migliore cucina di carne.

La ‘strana coppia’ della cucina britannica (Jamie, 43 anni, inglese, e Gordon, 52 anni, scozzese) è fatta per non amarsi: Ramsay – 25 ristoranti, 13 stelle Michelin, 20 libri, star di MasterChef ed Hell’s Kitchen – ha un caratteraccio (almeno all’apparenza) e fa di tutto per dimostrarlo; Oliver è dolce e sorridente, di stelle non ne ha neanche una, ma si è fatto amare per una cucina ‘semplice e buona’ che insegna anche alla BBC, a lui si deve una forte valorizzazione dei sapori italiani nel mondo. Heddon Street è nel cuore del West End (3-9 Heddon Street, tel. 02075921212): ambiente curato e informale, personale di sala con molti italiani (un dato ricorrente in tutta Londra) e proposte dove vince la carne in ogni sua declinazione, ma sono presenti anche menù per celiaci e vegani. Il filetto alla Wellington creato da Ramsay (qui offerto con tartufo nero ad arricchire la sfoglia) è un totem ormai leggendario, impossibile non ordinarlo. Barbecoa (20 New Change Passage, tel. 02030058555) si trova in un palazzo di cristallo vicino alla cattedrale di Saint Paul, dove all’ultimo piano c’è un lounge bar con panorama mozzafiato. All’interno domina la penombra, per esaltare la vista dalle vetrate. Per Jamie Barbecoa è «la steakhouse più sexy del mondo con i dessert più oltraggiosi di Londra» e aggiunge, parlando della sua carne: «Abbiamo tagli selezionatissimi, proposti dopo attenti invecchiamenti a secco. In cucina nessuno ha attrezzature come le nostre: griglie, fumatori in buca, forni dove bruciamo legni di rovere e ciliegio per dare aromi inconfondibili». E i risultati parlano chiaro: semplicità assoluta, ricette fatte di pochissimi elementi, sapori che ignorano le mode per arrivare all’essenziale. Chi ha vinto? Verrebbe da dire sostanziale parità, anche nel prezzo (siamo sulle cento sterline bevande comprese), ma quel filetto di Gordon è fuori portata per chiunque, vale da solo un viaggio e non andrebbe schierato in gara, appena lo assaggi falsa in risultato.

Il filetto alla Wellington di Gordon Ramsey

Chiudiamo la nostra food parade con due proposte per orari inconsueti. Il Rail House Cafe (8, Sir Simon Milton Square, tel. 02039067950) apparecchia una golosa english breakfast tradizionale fino alle 11.30, mentre Jackson + Rye (56, Wardour Street, tel. 02074378338) è un bistrot che offre sapori americani e francesi con una particolarità: collocato nel cuore del Theatre District, permette una cena veloce (intorno ai 15-20 pound) prima di recarsi a piedi allo show.

Il breakfast del Rail House Cafè

Ed eccoci a un’altra delle ragioni per un nuovo viaggio. I musical ormai li potete vedere ovunque, ma se volete gli originali, i migliori, quelli con il cast da mandare a memoria, non ci sono che due opzioni al mondo: Broadway e il West End. Alessandra Cenni, che si occupa di comunicazione a Londra, ci suggerisce gli show da non perdere: «La scena teatrale londinese ha raggiunto un equilibrio quasi perfetto, stimolante per gli habitué del West End, ma sempre accogliente per il grande pubblico in cerca di classici. Tra questi, ‘Les Misérables’ non manca mai all’appello: l’attuale compagnia merita davvero una visita. ‘Hamilton’, ormai una certezza nonostante la giovane età, lascerà senza fiato chiunque decida di varcare la soglia del nuovissimo Victoria Palace, rinnovato appositamente per questo show. Imperdibile il revival di ‘Company’, in scena fino al 22 dicembre, dove l’amatissima star Rosalie Craig veste i panni di Bobby, rivisitazione al femminile del protagonista Robert, accompagnata da un cast eccezionale in cui spicca l’icona di Broadway Patti LuPone. Grandi soddisfazioni anche per gli amanti dei jukebox musical: Meat Loaf reinventa in chiave rock la figura di Peter Pan, in uno scenario post apocalittico che strizza l’occhio a ‘We Will Rock You’, dando vita al fenomeno ‘Bat Out Hell’, in scena fino a gennaio 2019». Noi aggiungiamo Everybody’s talking about Jamie’ all’Apollo Theatre, premiato nel 2018 con il prestigioso WhatsOnStage Award per il miglior nuovo musical e per il miglior interprete, lo stupefacente e androgino John McCrea.

John McCrea © Johan Persson

La trama racconta le peripezie di un sedicenne di Sheffield che ha un sogno: diventare una drag queen. Ritmo serrato, canzoni splendide, ironia e coreografie travolgenti, mentre la bravura pazzesca del protagonista lascia pensare che non sarà certo facile riproporre Jamie senza di lui.

John McCrea nel musical Jamie © Johan Persson

In scena sino a marzo 2019, da non perdere. Che si scelgano le rotte del gusto o quelle del teatro, che si ami il football o la cultura cosmopolita, Londra è sempre una buona scelta, probabilmente la migliore.

(Foto di MARCO CARULLI)