C’è un tipo di miracolo che non fa rumore. Non finisce nei titoli di giornali, non cerca consenso. Eppure accade ogni giorno, quando qualcuno trova soluzioni concrete a problemi che sembravano senza via d’uscita. I missionari salesiani sono spesso quel “qualcuno” che prova a dare forma a queste risposte, presenze ostinate che scelgono di restare, immaginare, costruire. Lo fanno sulla spinta di una chiamata alla generosità incondizionata in particolare verso i ragazzi, soprattutto i più fragili. Alla base c’è l’intuizione di San Giovanni Bosco che, nella Torino dell’Ottocento, trasformò un quartiere difficile in un laboratorio sociale, inventando un modello, l’oratorio, capace di tenere insieme educazione, accoglienza e opportunità.

Oggi quel modello si è adattato e diffuso in 137 Paesi proprio tramite Missioni Don Bosco. Cambiano le geografie ma non l’approccio: andare a cercare i ragazzi più fragili, quelli che rischiano di restare ai margini, e offrire strumenti per rientrare in gioco. Un processo che non è immediato né lineare, ma è proprio qui che si misura la differenza tra assistenza e costruzione di futuro. Missioni Don Bosco è il dispositivo che collega queste esperienze con chi, anche dall’Italia, sceglie di sostenerle. Nel 2025 i progetti finanziati sono stati 180: interventi sanitari, educativi, sociali. Ancor più dei numeri contano gli effetti: spazi che diventano punti di riferimento, percorsi che rimettono in moto storie ferme, comunità che trovano un equilibrio possibile.
In questo quadro si inserisce la nomina di don Luca Barone a nuovo presidente. Quarantasette anni, originario di Volvera, quindi con una conoscenza diretta del territorio torinese, ha però alle spalle un percorso che si è sviluppato anche all’estero, in contesti complessi, spesso instabili, come in Libano e in Ucraina, dove l’intervento educativo si intreccia con emergenze sociali e umanitarie. Il suo profilo segna la volontà per Missioni Don Bosco di sposare, se possibile, un piano ancor più operativo. Non a caso, nei primi mesi del mandato don Luca ha scelto di partire andando in visita in Sierra Leone e in Liberia, Paesi poco presenti nel dibattito pubblico, senza quei conflitti che attirano attenzione internazionale, ma con fragilità diffuse. È in questi contesti che il lavoro dei salesiani mostra la sua dimensione più concreta: andare oltre a grandi opere simboliche e focalizzarsi su interventi puntuali come scuole, centri di formazione, spazi aggregativi, strutture che funzionano perché qualcuno le abita ogni giorno.

La sua esperienza diretta sul campo gli consente di confrontarsi personalmente con i progetti, di capire cosa funziona e cosa no, dove intervenire, come adattare modelli che non possono essere replicati in modo automatico. E allo stesso tempo di raccontare, senza retorica, cosa significa lavorare in luoghi dove anche i risultati minimi hanno un peso specifico enorme, proprio come quei miracoli di cui si parlava prima. Il cambio alla guida arriva per Missioni Don Bosco in un momento di rinnovamento più ampio e porta con sé un’energia nuova, senza ovviamente perdere il tratto distintivo dell’organizzazione: l’educazione e la formazione professionale come strumenti di riscatto, la presenza attiva sui territori e un accompagnamento integrale perché i ragazzi possano tornare a essere protagonisti della loro vita.

(foto MISSIONI DON BOSCO)
