«Questa tecnologia ha cambiato la nostra vita professionale – racconta il dottor Sebastiano Marra, cardiologo presso l’Ospedale Koelliker – Oggi possiamo vedere e misurare cose che prima non erano visibili, rielaborare i dati in profondità, riguardare le immagini e analizzarle come mai era stato possibile. La TAC esiste da cinquant’anni, ma la sua evoluzione è stata straordinaria, il nuovo macchinario in uso da un anno al Koelliker ne è la prova concreta: già adesso ci consente di arrivare a 0,5 millimetri di precisione, e tra pochi anni scenderemo ancora, probabilmente a 0,2. È la dimostrazione di quanto rapidamente avanzi la scienza».

Le linee guida internazionali avevano già indicato da tempo la TAC coronarica come esame di prima scelta per la diagnosi delle malattie coronariche, e oggi, grazie a questa macchina, il ruolo è ancora più chiaro: non si tratta solo di fotografare l’albero coronarico, ma di comprendere la qualità del calcio, la tipologia delle placche, la loro morfologia.
Sottolinea Marra: «Oggi, se un paziente presenta fattori di rischio come obesità, fumo o malattie infiammatorie croniche come la psoriasi, possiamo eseguire un’indagine preventiva e stabilire terapie mirate prima che compaiano i sintomi o che si verifichi un evento cardiovascolare. È uno strumento fondamentale di prevenzione».

Uno dei grandi punti di forza di questa TAC sta nella sua capacità di superare un limite storico: il movimento. «Il cuore è un organo che non si ferma mai, ed è sempre stato difficile “fotografarlo” con chiarezza – spiega la dottoressa Mara Falco, radiologa – Il vantaggio di questa macchina è che riesce a cogliere l’immagine tra un battito e l’altro, combinando la velocità del tubo che emette i raggi, i detettori che li catturano, software e hardware sofisticati, e il supporto dell’intelligenza artificiale. Così otteniamo immagini come se il cuore fosse immobile, a “cuore fermo”, in gergo».
Un progresso che allarga anche la platea dei pazienti, poiché fino a oggi chi soffriva di aritmie o fibrillazioni doveva assumere farmaci per rallentare il ritmo e affrontare così l’esame. «Ora possiamo eseguire l’esame a tutti, in tempi rapidissimi, con una riduzione del 50% delle dosi di radiazioni rispetto al passato e con un sistema modulare che permetterà aggiornamenti continui. Arriveranno presto precisioni ancora maggiori».

E non c’è solo la cardiologia. Grazie alla tecnologia spettrale la nuova TAC è in grado di valutare la qualità e la quantità dei tessuti anche in altri ambiti, in neurologia, oncologia, nel muscolo-scheletrico. «Un altro aspetto fondamentale – sottolinea Falco – è l’apporto dell’intelligenza artificiale, che ci accompagna in tutto il percorso: dal posizionamento del paziente sul lettino, ottimizzando la riduzione delle radiazioni in base al peso e alla corporatura, alla scelta del protocollo più adatto per ciascun caso, fino alla ricostruzione e alla lettura delle immagini. È un supporto prezioso che però non sostituisce mai l’occhio del medico, anzi lo potenzia».

In questo contesto si è anche rafforzato il lavoro di squadra: radiologi e cardiologi, insieme, analizzano ogni caso con uno spirito di confronto continuo, valutando che cosa approfondire, risolvendo dubbi diagnostici e costruendo percorsi mirati. «Strumenti e professionisti crescono insieme – conclude il dottor Marra – e il risultato è che possiamo offrire al paziente un prodotto migliore».
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Tel. 011.6184111

(foto MARCO CARULLI)
