Occitania, dove Roma dà spettacolo

///Occitania, dove Roma dà spettacolo

Occitania, dove Roma dà spettacolo

Occitania, dove Roma dà spettacolo

Ci sono territori che hanno una forte valenza storica e culturale, ma che i confini politici e geografici ignorano. Era così per l’Occitania, fino a quando, con la nuova organizzazione delle regioni francesi, la patria della lingua d’Oc ha trovato una propria identità amministrativa. Anche se, per la verità, i suoi confini leggendari andrebbero ben oltre, formando una ‘nazione negata’ di oltre 200.000 km² (circa il triplo dell’attuale regione), comprendente tutta la Francia meridionale, un lembo di Spagna e buona parte del Piemonte occidentale. Da un punto vista turistico e culturale l’attuale Occitania ha tutto: città storiche

come Nîmes, Albi, Tolosa e Carcassone, centri di innovazione e creatività come Montpellier, grandi litorali, villaggi medioevali, il patrimonio ambientale dei Pirenei e una cucina tradizionale gustosa e ricchissima.
Ma, forse più di ogni altra cosa, sono le vestigia romane a sorprendere il viaggiatore, perché il dipartimento del Gard custodisce monumenti di formidabile bellezza, tra i meglio conservati al mondo. Tre si trovano a Nîmes – l’anfiteatro, la Maison Carré, il tempio di Diana – e uno, il ponte-acquedotto di Gard, domina il paesaggio a pochi chilometri dalla città.

Le fortune imperiali di questo territorio hanno una doppia origine, la presenza strategica di Nîmes lungo la via Domizia, che collegava l’Italia alla Spagna, e la formidabile perizia dei legionari romani che fondarono ed edificarono la città. Legionari provenienti dal lontano Egitto – a loro si deve la scelta del coccodrillo nello stemma cittadino – e muratori abilissimi nel costruire monumenti che hanno superato indenni 2.000 anni di storia.
Il soldato romano, impegnato nella conquista di tutto il mondo conosciuto, all’occorrenza sapeva fare ogni cosa: dai mattoni alla malta, dalle strade ai ponti, dalle fondamenta ai tetti, dagli acquedotti al sistema fognario.
Così Nemausus, che prese il nome da una dea celtica adorata dalla popolazione originaria, divenne un perfetto esempio di integrazione imperiale tra nativi e nuovi arrivati. E la città si sviluppò seguendo il format urbanistico adottato
ovunque con successo, da Roma a Londra, dove l’arena e i templi erano il centro della vita civile. Oggi Nîmes, coi suoi 142.000 abitanti, offre una suggestiva sintesi tra antico e contemporaneo, tra futuro e tradizione.
E sicuramente i migliori simboli di questa coesistenza sono architettonici. Con il nuovo Museo della Romanità che si affaccia sull’antiche arena e il Carré d’Art che fronteggia la mole solenne della Maison Carrée. Contrasti voluti, immagini speculari, archistar a confronto
con gli ingegneri dell’impero. Les Arènes di Nîmes sono un dei rari anfiteatri di epoca romana ancora perfettamente fruibili. Originariamente utilizzate per i combattimenti tra gladiatori e la corsa con le bighe, potevano ospitare fino a 24.000 spettatori, praticamente l’intera popolazione cittadina. Oggi la tradizione è un’altra, Les Arènes hanno una capienza di 13.000 posti e accolgono un ricco programma di appuntamenti: ‘I grandi giochi romani’ (ad aprile), con la riproposta filologica delle antiche battaglie circensi, il ‘Festival di Nîmes’ (tra giugno e luglio), con i grandi nomi della scena musicale (quest’anno Sting, Marylin Manson, Ennio Morricone, Lenny Kravitz…), le corride e gli spettacoli di ‘corsa camarguese’ (a Pentecoste e durante la vendemmia), tradizione taurina molto seguita nel sud della Francia.

In questa terra di confine con la Spagna la tauromachia è una passione avvertita con forte intensità, tanto che, intorno alla corride, si sviluppano pirotecnici giorni di ‘Feria’, con sfilate di bande, locali aperti tutta la notte e corse dei tori per le vie del centro. Proprio alla tauromachia è dedicato il ‘Musée des Cultures Taurines’, ricco di trofei, abiti, pitture, fotografie, locandine d’epoca e informazioni storiche. Particolarmente significativa è la sala (una sorta di mausoleo, caso sostanzialmente unico per un torero vivente) dedicata a José Tomàs. Il motivo di tanta venerazione risale16 settembre 2012, quando, nell’anfiteatro di Nîmes, il matador affrontò sei tori, tutti di oltre 500 chili. Tomàs, in una performance eccezionale per tecnica e coraggio, vinse ogni confronto, ma graziò uno dei suoi contendenti ritenendolo meritevole di questo omaggio. Per tutti gli appassionati il prossimo appuntamento è per la Feria Des Vendages, dal 16 al 18 settembre. Mentre, per esplorare i rapporti tra cultura e tauromachia, consigliamo di non perdere l’esposizione ‘Picasso Dominguin, un’amicizia’, al Musée des Cultures Taurines fino al 23 settembre. Proprio di fronte a Les Arènes ha trovato posto il nuovo simbolo della città: edificio di grande impatto, luminoso da essere quasi abbagliante, il Museo della Romanità, inaugurato il 2 giugno, è tra le cose da vedere in Francia, e non solo, nel 2018.

2018-10-17T00:35:48+00:00