Torino, Estate 2023
Non si parla mai abbastanza degli odori in via di estinzione. Bisognerebbe fare una stima precisa di quelli da salvaguardare, da proteggere prima che sia troppo tardi. È che alcuni sono molto privati, irraccontabili se non si sono annusati. Ci si può comunque provare a metterli in fila, a catalogare. Il pavimento di casa dei nonni, incerato così tante volte che ci potevi scrivere con le unghie come su una tavoletta sumera. L’odore di Novena, i giorni prima di Natale con il freddo buio per strada e l’umidità mista al fumo delle stufe. L’odore di scuola elementare, che è simile a quello che hanno sentito i miei figli ma non uguale, c’era più gesso, più inchiostro, più cancellino Pelikan per penna stilografica, più alcool. L’odore di mia madre, che era caldo e fresco insieme, Acqua di rose e Cera di Cupra.
E poi gli odori della città, una città che non c’è più, sovrascritta da nuove vite, nuove realtà
L’odore di certi baci furiosi per strada, nelle notti di giugno nei miei primi vent’anni. L’odore dell’aria dal treno quando tiravi giù il finestrino. L’odore dei miei bimbi neonati addormentati, del piccolo sussulto notturno, dello sfiato improvviso, di quel “io sono qui” di latte e di buio. E poi gli odori della città, una città che non c’è più, sovrascritta da nuove vite, nuove realtà. L’odore di Maschio in piazza castello che sapeva di dischi, di musica ma più asettica, più plastificata, meno polverosa rispetto a quella di un piccolo rivenditore. Video In, si scendeva al piano di sotto in via Mazzini, sapeva di garage, di chiuso, di proiezioni e moquette, anche se forse la moquette non c’era. La coppia che lo gestiva tirava fuori dei faldoni di plastica per cercare le copertine dei VHS, c’era di tutto, anni di storie impilate. L’odore dello zoo anche se io allo zoo ci andavo solo per le caprette all’ingresso, gli altri animali mi facevano tristezza, l’orso bianco più di tutti. E poi della sala studio Solari a Palazzo Nuovo che d’estate veniva ribattezzata Solarium per le temperature tropicali raggiunte in pieno giorno. Una generazione che ha sudato letteralmente sui libri e quell’odore me lo ricordo bene. La puzza dei freni del tram in via Napione, dove il Quindici passava a scendere e a salire. L’odore delle torterie del Quadrilatero, dolciastro, intenso, che ti inebriava per cinque minuti e stomacava i poveri residenti costretti a inalare burro fuso e lievitati. Quella Torino, esiste solo in un punto imprecisato della mia mente, tra il cuore e i pensieri, l’olfatto è il senso dei ricordi.
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