Torino, Estate 2024
Oggi incontriamo due giganti, due personaggi il cui genio creativo ha cambiato per sempre la storia del cinema e del teatro.
Orson Welles era nato a Kenosha, nel Wisconsin, il 6 maggio 1915, secondogenito di Beatrice e di Richard, proprietario di una catena di fabbriche di furgoni. Carmelo Bene era invece nato a Campi Salentina, in provincia di Lecce, il primo settembre 1937, da Umberto e Amelia, che gestivano una fabbrica di tabacco dove lavoravano diverse centinaia di giovani operaie.
Orson divenne famoso il 30 ottobre 1938 grazie a una trasmissione dell’emittente radiofonica CBS durante la quale interpretò un adattamento radiofonico de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H. G. Wells: il programma scatenò il panico in gran parte degli Stati Uniti, poiché molti ascoltatori credettero che la terra stesse effettivamente subendo l’invasione da parte di una bellicosa flotta di astronavi marziane.
A seguito di quell’enorme successo si fece avanti una delle più importanti case di produzione cinematografiche hollywoodiane, la RKO, proponendogli un contratto per la realizzazione di tre film. Uno di quei film, che venne proiettato per la prima volta a Broadway il primo maggio 1941, è oggi considerato uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre: Citizen Kane, in Italia noto come Quarto potere.
Carmelo, divisivo come pochi altri mai, conobbe all’inizio un successo prevalentemente elitario. Le recensioni dell’epoca gli imputavano un gusto per lo scandalo e una tendenza a voler stupire fini a se stessi. Ci si chiedeva se fosse un istrione, piuttosto che un genio, ovvero un mistificatore.
Perché una cosa li univa indissolubilmente: il disprezzo per la mediocrità
Fu nel 1972-1973, con il ritorno a teatro, dopo una parentesi cinematografica, che venne decretato il suo definitivo trionfo. La prima di Nostra Signora dei Turchi, romanzo da lui scritto per il teatro nel 1965 e riportato, proprio nel 1972, di nuovo in scena a Roma, seguita da venticinque repliche, raduna in platea tutti i nomi che contano, da Vittorio Gassman ad Alberto Moravia, da Ennio Flaiano ad Alberto Arbasino. E nel 1973 vedono la luce le Interviste impossibili, un po’ come gli incontri di questa rubrica, in cui Carmelo, unitamente ad altri, dà immaginificamente voce a vari personaggi storici e preistorici.
Difficoltà economiche e politiche portarono per ben due volte Orson in Europa e in particolare in Italia, la seconda delle quali a metà degli anni ‘60, ove in un’occasione recitò addirittura al fianco di Totò. Gli stessi anni in cui Carmelo trascorse lunghi periodi a Torino.
E allora come non immaginarli in piazza Solferino, davanti al Teatro Alfieri, dove Carmelo portò per la prima volta il “suo” Pinocchio. Seduti all’aperto, Carmelo con l’immancabile Gitanes tra le labbra, Orson con un bicchiere di vermouth in mano, a raccontarsi la loro instancabile volontà di sperimentare, invasi dallo stesso spirito avanguardistico. Perché una cosa li univa indissolubilmente: il disprezzo per la mediocrità.
Orson ebbe a dire che il suo lavoro aiutava l’umanità a non affogare nella noia della prevedibilità. Lo stesso avrebbe potuto dire, e sicuramente lo pensava, Carmelo.
Orson è spirato nell’amata/odiata Hollywood, per un attacco cardiaco, il 10 ottobre 1985. Le sue ceneri riposano a Ronda, in Spagna, nella hacienda che fu residenza dell’immenso torero Antonio Ordóñez. Carmelo è mancato a Roma il 16 marzo 2002. Il suo funerale non fu reso pubblico e le sue ceneri riposano a Otranto. La lapide riporta unicamente nome, cognome, data di nascita e di morte.
