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Chiaro come il sole

di Andrea dalla Chiara

3 parole d’ordine: pianificare

Torino, Autunno 2023

Marketing, ESG, BOT, asset, benchmark… I termini cui ruota attorno l’economia parlano ancora in inglese, e sono entrati nel glossario comune. In molti conoscono il significato di questi termini, ma quanto è importante saperli? Chi è affezionato alla lingua italiana come me, non disdegnerebbe un utilizzo maggiore di termini “nostrani”, anche in economia; ma oggi è fondamentale rimanere aggiornati. Uno dei termini più utilizzati nella finanza d’impresa è balanced scorecard. Chi ne conosce il significato? Con balanced scorecard altro non si intende se non la scheda di valutazione bilanciata (abbreviata in BSC); fu ideata da Kaplan e Norton, per rimediare ai limiti dei modelli tradizionali di pianificazione e controllo. La BSC permette all’impresa di monitorare i mutamenti aziendali, di approfondire elementi gestionali di natura qualitativa, di ridefinire l’organizzazione, di orientare l’attività aziendale su obiettivi futuri, di motivare i collaboratori e rafforzare la leadership. Si tratta sostanzialmente di uno strumento di supporto nella gestione strategica dell’impresa. Un metodo per attuare ciò che viene definito nella pianificazione, tenendo conto di ulteriori prospettive oltre quella economico-finanziaria e stimolando l’imprenditore a individuare le relazioni che collegano performance aziendali e strategia. L’instabilità dei tempi odierni, più altri fattori, ha portato le imprese a una presa di coscienza: la pianificazione oggi è l’azione. Non può esistere distanza tra programmazione e attuazione. Vale per tutti i tipi di attività, dalle PMI alle multinazionali: parola d’ordine “pianificare”.

La strategia è un qualcosa di vivo: che evolve, si adatta, si modifica in base alle variabili

Le organizzazioni di successo sono strutture pronte a implementare la propria strategia attraverso una formulazione rapida ed efficace in termini operativi. Un risultato che deve inevitabilmente passare dalla gestione e dall’aderenza al traguardo dell’intera organizzazione. La strategia è un qualcosa di vivo: che evolve, si adatta, si modifica in base alle variabili, e contempla sempre l’obiettivo prefissato. È innaturale pensare a una qualsivoglia forma di pianificazione come a un elemento fisso, distaccato dalla propria esplicazione pratica. È illogico, ma capita. Come funziona la BSC? Chiarita la mission dell’impresa e stabiliti gli obiettivi, permette di tradurre le strategie competitive in indicatori di performance (scorecard), assicurando equilibrio (balance). Quattro le prospettive attraverso cui si è chiamati a ragionare: economico-finanziaria, dei clienti, dei processi gestionali interni, dell’apprendimento e dell’innovazione. Ogni prospettiva deve essere soddisfatta nel dettaglio in: obiettivi, misure, bersagli, iniziative; contribuendo a formare un sistema di gestione complesso, che tiene conto di diversi fattori e dialogando con il budget aziendale (fondamentale) diventa effettivamente operativo. L’approccio alla base della BSC deve farci riflettere. Dobbiamo guardare l’impresa (e le città) con una visione evoluta e dinamica. Che si pone le domande giuste e va alle soluzioni, non ad altre domande. Per sbrogliare le complessità in cui siamo immersi abbiamo bisogno di strumenti efficaci. La BSC lo è in tre aspetti: costringe ad approfondire le relazioni causa-effetto tra performance e strategia; porta a esplicitare, condividere e comunicare, all’interno e all’esterno, la strategia aziendale; offre input all’elaborazione del budget, indicando le priorità. Ecco che il cerchio si chiude, perché se un tempo i programmi nascevano principalmente da obiettivi economico-finanziari, oggi seguono i target della BSC.