Un proverbio cinese recita: «Divertiti. È più tardi di quanto pensi». Si tratta sicuramente di un pensiero intelligente, che sprona a ricordarsi del tempo che passa e delle occasioni che sfumano. Quella del “godersi l’attimo” è una liturgia del quotidiano professata in ogni epoca e in ogni luogo, dal carpe diem di Orazio a Robin Williams in piedi sulla cattedra. In più, questo adagio cinese mette anche al centro il tema dell’importanza del sapersi divertire, prerogativa di tante opere venute un po’ meglio.

Più di qualche allenatore ha spesso sottolineato che: «Se ci divertiamo, giochiamo meglio, e abbiamo anche più possibilità di vincere». Purtroppo però, una certa nostra cultura ci ha abbastanza abituato al pensiero che per fare le cose bene bisogna essere seriosi: errore. Per fare le cose bene bisogna farle bene, e se si riesce divertendosi, meglio.
Guardando alla Piola di Via Piol (locale già raccontato nell’ultima edizione) si ha la sensazione che sia una repubblica fondata sulle buone materie prime, sul gioco di squadra, sulla tecnica… e soprattutto sul divertimento. Lo vedi dalle facce del team (tutti giovani e determinati), dai quadri sarcastici appesi ai muri, dai video sui loro social in cui chef Mimmo Girioli gioca con il suo pubblico. Come? Presenta le novità della stagione, mostra le new entry del menù, “sistema” un cliente che vuole mettere la maionese sui funghi… Insomma, ordinaria amministrazione in quel di Via Piol.

Che poi, diciamola tutta, qui il nome ci parla di una piola, ma osservando questi piatti chiunque si rende istintivamente conto che non è materia d’osteria. È una questione di linguaggi: la Piola di chef Girioli & Co. parla una lingua gastronomica evoluta, divertita, classica ma mai del tutto, che stupisce e sfizia insieme, non rinunciando né al gioco né al gusto (e ci mancherebbe). Tutte vibes difficilmente riscontrabili in una piola dura e pura, ma qui l’appellativo della trattoria-osteria fa più che altro riferimento all’atmosfera. Al mood direbbe qualcuno.

E com’è questo mood? Tranquillo, accogliente, curato ma non in maniera invadente. In fondo la gente in via Piol viene per mangiare e stare bene, e la cornice lavora ai fianchi proprio in questa direzione. Le fanno eco i piatti: belli, buoni ed emblematici. Il tonno alla torinese è sia un omaggio che una citazione, al nostro territorio e a latitudini più lontane; ed è come deve essere: tenero, diretto, godurioso. Termini che calzano bene anche al risotto all’amatriciana con gamberi crudi e crema di burrata, un tempo si sarebbe detto “mare e monti” (oggi è quasi volgare): un piatto che esalta la tecnica perché se non si bilanciano gusti e consistenze è la fine. E poi il nostro preferito, la pancia di maialino Beck, cotta a bassa temperatura, con senape e miele: un calcio di rigore, una pellicola da cineteca.

Al primo giro in via Piol eravamo rimasti sorpresi, ora ce ne andiamo via convinti, consolidati nelle nostre impressioni. Abbiamo trovato una realtà completa, che sa essere ruspante come l’anima dei giovani con grandi aspirazioni, ma allo stesso tempo pulita e “tecnica”. Un piccolo tempio di buona ristorazione che è riuscito a ritagliarsi nel centro di Rivoli il proprio spazio, con un’anima briosa, ma che non tralascia alcun dettaglio. Alla Piola di Via Piol si mangia bene e ci si diverte, meglio fare entrambe le cose perché è più tardi di quanto si pensi…

