Da dove cominciamo? Ovviamente dall’inizio, e quindi da una cerimonia di apertura a San Siro davvero impattante, non solo perché spettacolare, ma perché colma di significati e identità, da Matilda De Angelis a Favino, da una (forse discutibile) Mariah Carey a Charlize Theron. Una serata in cui la musica ha avuto un ruolo da protagonista assoluta, grazie alla splendida conduzione di MACE, capace di tessere un filo sonoro emozionante e psichedelico (il giusto) attraverso tutta la cerimonia. Tra i momenti più toccanti, un Ghali che ha recitato Promemoria di Gianni Rodari, trasformando una poesia per bambini in un manifesto di pace universale (grazie Ghali). E poi l’opera eccellenza eterna, la sfilata “dislocata” degli atleti, le gaffe di Petrecca… Tutto estremamente italiano, nel bene e nel male, e quindi ci è piaciuto!
Paradossalmente ci piacerà poi un po’ meno la cerimonia di chiusura, comunque ottima, forse meno profonda, ma in ogni caso con un’Arena di Verona clamorosa così come l’esibizione di Joan Thiele che dona musica alla performance di un sempreverde e sempre bravissimo Bolle, la sfilata commovente delle medaglie, ancora la lirica da applausi, un consueto elegantissimo Achille Lauro sulle note di Incoscenti Giovani e così via. Sul finale è poi la nostra Arianna Fontana – diventata l’atleta con il maggior numero di medaglie olimpiche nella storia dello sport italiano – a spegnere la fiamma olimpica e decretare la fine di questi Giochi.
Nota doverosa sul tema telecronaca: inizio dei Giochi un po’ da brividi, ma poi nelle gare si è vista tutta la bravura dei nostri professionisti.
Capitolo gare appunto: che dire, gli azzurri e le azzurre portano a casa una delle Olimpiadi più emozionanti di sempre; chiusa, lo diciamo, un po’ immeritatamente, al quarto posto, fuori dal podio, nonostante le ben 30 medaglie. Tutte emozionanti, tutte belle, soprattutto le tante d’oro (10). Citiamo per forza la doppietta di Francesca Lollobrigida nel pattinaggio di velocità con il telecronista che urla “l’hai fatto di nuovo!” e noi che quasi scoppiamo a piangere davanti alla TV; citiamo Federica Brignone con un’altra doppietta da highlander dopo un gravissimo e recentissimo infortunio; citiamo la doppietta nello slittino (maschile e femminile) che ha fatto saltare in piedi mezzo Paese; e poi l’eterna Arianna Fontana, Lisa Vittozzi nel biathlon… e tutti gli altri componenti di una squadra da ricordare.
Bello non avere lo spazio per citarli tutti, non capita a ogni Olimpiade, ma intanto diamo almeno qualche altra menzione speciale: per Flora Tabanelli, che conquista un bellissimo bronzo nel big air regalandoci una delle sorprese più piacevoli di questi Giochi; per Simone Deromedis e Federico Tomasoni nello ski cross, oro e argento in una gara sola; e per la coppia di ghiaccio e bronzo Amos Mosaner e Stefania Constantini che ha riportato in auge uno sport come il curling (detto con doveroso rispetto ovviamente). Un pensiero affettuoso va anche a Pietro Sighel immeritatamente beffato da una sfortuna davvero eccessiva nel corso di questi Giochi.
Insomma, la redazione recensisce queste Olimpiadi italiane (non solo di Milano-Cortina), nate non sotto le stelle migliori, contenta di quello che ci ha regalato la nostra nazionale. Certo, i difetti ci sono, specie nella copertura giornalistica dell’evento, però sul viso ci rimangono prevalentemente un bel sorriso e qualche lacrimuccia. Voto: 9.
