Dicesi locus amoenus quel topos letterario che descrive un luogo ideale, caratterizzato da bellezza naturale, pace e serenità, spesso distante dalla frenesia della vita urbana. O come direbbero quelli del Cynar: contro il logorio della vita moderna. Locus amoenus sono l’isola di Calipso nell’Odissea di Omero oppure la stragrande maggioranza delle rappresentazioni del paradiso.
Certo, quando si parla di locus amoenus si tratta di letteratura e affini, ma in qualche maniera si tratta pur sempre di vita e aspirazioni. Ognuno di noi, specialmente i logorati dalla vita moderna, cerca quotidianamente rifugio e sollievo, zone d’ombra in mezzo alla spossante giungla urbana. Posti speciali perché diversi, soprattutto nel ritmo, e spesso luoghi di ristorazione. Perché? Che domande… Perché noi italiani il gaudio vero lo troviamo con le gambe sotto la tavola, da sempre.

Ma per un gaudio come si deve, alla veneranda età planetaria del 2025, un ristorante deve essere sia locus amoenus che mondo dello spettacolo; o meglio: gusto, divertimento e tango nel piatto, quiete, pace e serenità nell’atmosfera. Orsù arriviamo al nocciolo: dove possiamo trovare a Torino un ristorante che coniughi rifugio ed effetti speciali, bucolico sollievo e piatti da cinema? Ce ne sono diversi, certo, ma nel caso specifico vi raccontiamo del Ristorante Belvedere (via Annibale Caro 12).
Perché proprio il Belvedere? Perché ha la ricetta giusta per l’esigenza di cui sopra. Gode per naturale privilegio di una posizione decentrata, immersa in una porzione di verde urbano che trasporta direttamente in vacanza, in un ristorante fuori dallo spazio (e in parte anche dal tempo); ma nonostante questa virtù, è a tavola che dà sicuramente il meglio. In che modo? Agretti, uovo croccante e spuma alla toma di Bra: intramontabile golosità di “campagna”. Poi tajarin con porcini trifolati: una delle benedizioni della stagione. Trancio di salmone selvaggio caramellato con maionese alla senape: la voglia di chef Luca Carità di divertirsi proponendo materie prime d’eccellenza trattate con mano e creatività (quanto basta).

Già perché il grande merito di Luca è stato proprio questo: raccogliere l’eredità storica di questo ristorante, portandola con determinazione nel futuro. Una volontà condotta con determinazione che si traduce in una proposta rassicurante, ma mai banale. A cui si aggiungono una selezione di formaggi ricercatissima e una carta dei vini sempre più vasta e importante; senza dimenticare questo straordinario dehors che è sia polmone verde che location mozzafiato.
In chiusura noi ci siamo coccolati con una frolla al cacao, ganache Tulakalum 75% e lamponi. Degna conclusione di un pasto ricchissimo.

Dunque, il Belvedere è un ristorante in cui si mangia decisamente bene, e trova quindi meritato spazio all’interno di questo Speciale Territorio a chiarissime tinte food, per la qualità dell’offerta gastronomica e per la capacità di rendere risorsa a portata di mano quel locus amoenus che tanto cerchiamo e, a volte, (fortunatamente) troviamo.

