Il centro storico di Rivoli è talmente vicino a Torino che sembra lontano. In che senso? Nel senso che è un posto bellissimo, decisamente fuori dal logorio della vita moderna, con un castello meraviglioso che veglia dall’alto… ma essendo davvero a due passi dalla città, finisce che non ci si va così spesso. Eppure una gita a Rivoli, specie in chiave enogastronomica, può rappresentare un micro fuoriporta eccezionale (degno di questo speciale food).

Dunque, come è facile intuire, siamo andati a Rivoli. Perché? Per controllare come prosegue l’avventura dell’interessante Bistrot del Castello, bel ristorante che avevamo esplorato per la prima volta circa sei mesi fa, e che torniamo oggi a visitare in cerca di conferme e, perché no, qualche novità. Vi raccontiamo com’è andata, ma prima un po’ di contesto.
Il Bistrot del Castello ha riaperto sotto la nuova gestione di Marco Carbone e Franca Scalise a giugno 2024, modificando diametralmente rotta e identità dello storico ristorante che qui giaceva. Il risultato? Un ristorante rinnovato, intimo, elegante, destinato sicuramente a un tipo di clientela che non esce a cena per caso (sì, esiste anche questo genere di clienti), ma che ricerca nello spunto gastronomico qualcosa in più. Non è un target solamente “alto”, come direbbe qualcuno, ma decisamente più complesso: curioso, attento, sicuramente esigente.

Già all’epoca Marco e Franca ci avevano raccontato l’ambizione di ritagliarsi un certo tipo di pubblico: che pretende, ma che allo stesso tempo premia se trova ciò che cerca. Aggiornamenti sull’argomento? «Siamo soddisfatti. Volevamo un ristorante più piccolo, profondamente nostro, dopo tante esperienze con strutture ben più grosse, per poterlo coccolare, per sperimentare, per divertirci e trattarci bene, insieme ai nostri clienti… E a un anno di distanza pensiamo che quell’ambizione si sia abbastanza realizzata».
Proprio l’approccio direttissimo a ricette e preparazioni è uno dei fiori all’occhiello del Bistrot: pane, pasta, grissini, perfino gianduiotti… tutto è prodotto a metro zero, ovvero dalle mani di Marco e Franca (regina di dolci, signora di questi splendidi giandojòt). E questa cura e abnegazione si ritrovano in tutte le restanti componenti del menu. Ve lo dimostriamo partendo da una domanda: cosa abbiamo mangiato noi?

Primo piatto: millefoglie di baccalà mantecato e pane carasau. Ovvero quella voglia (che ti piglia), ma che onestamente non mangi mai da nessuna parte; e questo è uno dei tanti segreti del Bistrot. Così come la qualità delle materie prime, e a questo proposito sale in cattedra il sashimi di tonno con maionese di piselli, salsa di avocado e katsuobushi (che non è una parolaccia, ma fiocchi di tonnetto essiccato). E per finire un’altra millefoglie, ma stavolta con crema chantilly, mirtilli e salsa ai lamponi.
Tre a zero e tutti a casa… E invece no, perché dobbiamo ancora parlare di una novità del Bistrot: l’offerta di caviale. «Abbiamo conosciuto a Tuttofood, a Milano, una splendida azienda del trevigiano, un’eccellenza nel campo del caviale… E abbiamo deciso di portare questo prodotto veramente unico qui a Rivoli».

Un’ottima idea, se uno sa trattare il caviale… E al Bistrot del Castello la mano è quella giusta: solo burro, pane nero, un cremoso erborinato; un kit essenziale per esaltare la straordinarietà di questo caviale firmato Caviar Giaveri. Proposto in tre varietà: storione bianco (il più pregiato), siberian classic e beluga siberiano, con tanto di bag refrigerata e menu dedicato.
Insomma, a un anno di distanza il progetto Bistrot del Castello ha definitivamente preso forma; una gran bella forma che non solo si è consolidata, ma ha aggiunto al proprio arco gastronomico nuove e brillanti frecce.

