La sensazione che si ha guardando la mostra The Art of James Cameron alla Mole Antonelliana è che, accanto alle idee, alla creatività, alla voglia di esplorare nuovi mondi, nel lavoro di James Cameron (in cover) prevalga sempre un comune denominatore: il mestiere. Ovvero quella artigianalità dei processi che sta alla base della creazione di personaggi iconici come Terminator o i Na’vi di Avatar. Ecco, la prima impressione che abbiamo ogni qual volta facciamo tappa al ristorante Ceccarelli, insieme alla qualità delle materie prime, alla cortesia… è proprio il mestiere.

Walter in cucina (con tutti i suoi ragazzi) ed Enrico in sala, entrambi una vita nel settore, entrambi gente “di mestiere”. Te ne rendi conto subito: qui il mood non è di chi vuole fare i fuochi d’artificio, ma il bene del cliente. Walter ed Enrico ci raccontano di una tradizione di cuochi e osti che vive ancora in ristoranti come Ceccarelli. D’altronde la famiglia di Walter un pezzo di questa storia ha contribuito a scriverla, fin dagli anni ’70 (anche insieme a Enrico), e ora tocca alla “nuova” squadra del Ceccarelli portarne avanti l’importante eredità, da circa due anni.
Ci riescono? Assolutamente sì. E come? Mescolando sapientemente il passato di cui sono ambasciatori e il presente che inevitabilmente vivono. Con le famose cortesie per gli ospiti che vanno dal ricordarsi nomi e gusti di un cliente abituale, fino a una certa sartorialità delle preparazioni. Sono coccole (a volte perfino piacevolmente retrò) che possono fare la differenza, specialmente in un mondo sempre più freddo (anche nella ristorazione).

Ma basta chiacchiere, passiamo alle questioni serie: cosa abbiamo mangiato? La partenza è di quelle con il turbo e subito si mettono in chiaro un paio di cose: insalata di polpo e puntarelle condita con emulsione di acciuga. Fresca, sfiziosa, non scontata e allo stesso tempo italianissima (di un’Italia che purtroppo vediamo sempre meno a tavola). Difficile fare meglio, ma ci si prova con i primi: risotto certosino (cottura perfetta, dentro c’è il mare, il gambero crudo dona classe) e i ravioli di borragine (un classico, sempre una sicurezza). La menzione d’onore forse va al risotto, ma in entrambi troviamo ciò che cercavamo: materia prima, gusto, mestiere.

Il secondo, lo diciamo già, per noi si gioca la medaglia con il polpo: maialino e friarielli. Taglio morbido e quasi dolce, cotto alla perfezione, con una leggera crosticina in cima e l’amaro della cima a equilibrare ogni cosa, insieme ai granelli di sale. Semplice, ottimo, dritto al punto.

Che vi avevamo detto? Probabilmente niente pirotecnica, ma qui tutto è fatto con cura, e il risultato è di pregio, sotto ogni punto di vista. Un’ode al mestiere, alla semplicità che rende felici, al gusto delle materie prime lasciate libere di esprimersi, e non schiacciate da mille diavolerie. Eravamo stati qui un anno fa circa, e ribadiamo il concetto di allora: Ceccarelli vince e convince; e noi non vediamo l’ora di tornare.

