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Samuel

La 'Brigata Bianca' parte dalla Mole

di Guido Barosio

Primavera 2021

UN DISCO CONCEPITO IN PIENO LOCKDOWN CHE LO RIPORTA VERSO LA TANTO AMATA ELETTRONICA, CON UN COLLETTIVO PREZIOSO DI LAVORO, MA ANCHE DI AMICIZIA E COMPLICITÀ. E ANCORA GOLFO MISTICO, UNO STUDIO DI INCISIONE MULTICREATIVO, E LA SUA TORINO, CHE DEVE TORNARE AD ACCENDERSI. CI SONO ARTISTI CHE NON SI FERMANO MAI, ANCHE QUANDO LA VITA PRENDE UN CORSO DIFFERENTE

Quando il mondo come lo abbiamo sempre conosciuto all’improvviso cambia, quando alle certezze si sostituiscono le paure, quando il contatto umano perde la sua forma concreta per diventare astratto e digitale, la vita prende un corso differente e provvisorio. Per un artista, per chi vive quotidianamente della creatività, la ricerca assume valori persino inimmaginabili. Ed è con questo stato d’animo che è nato ‘Brigata Bianca’, il secondo album di Samuel, composto durante il primo lockdown e distribuito dal 22 gennaio. «Il mio nuovo disco è figlio di questi tempi, di un approccio del tutto particolare. Anche se già nel primo album mi ero calato apposta in una situazione ‘non confortevole’, dove ero distante dalle mie zone abituali. Certamente nei mesi passati mi sono sentito solo, ma quel periodo drammatico ha acceso la mia creatività. Anche durante l’estate, durante le esibizioni live, sono arrivate emozioni nuove, perché abbiamo fatto concerti ‘da seduti’ per gente seduta. E comunque, quando devi restare fermo, ti concentri sul dopo, perché al dopo occorre sempre essere pronti».

Qual è il mood di ‘Brigata Bianca’?

«Con il mio primo album da solista, ‘Il Codice della Bellezza’, ho voluto staccare dal mio mondo sonoro, e la produzione mi ha aiutato a renderlo pop, come lo immaginavo. Con ‘Brigata Bianca’, invece, ho sentito la necessità di tornare all’elettronica, da sempre il mio alfabeto, alla musica tribale e all’hip hop, che ascoltavo già tantissimi anni fa. La musica è il mio cibo, e questi sono i generi dei quali mi sono sempre nutrito».

Golfo Mistico è il luogo dove ho fatto confluire i miei strumenti e le mie esperienze, ma ospita anche un bar e una cucina; dove troveranno casa, attraverso contaminazioni e incontri, altre esperienze culturali

In questo periodo i Subsonica si sono dedicati a progetti individuali. Tornerete a lavorare insieme?

«Certamente sì, ci lega una forte amicizia e un solido progetto comune. Ma io penso che i piccoli tradimenti servano per continuare a essere una famiglia. Quando si fa parte di un gruppo ognuno vive una parziale mutilazione di se stesso, è inevitabile. Occorre sempre fare un passo indietro per il bene comune. Così è giusto, artisticamente necessario, trovare degli spazi propri. Il primo momento comune che passeremo nuovamente insieme sarà la ripresa del tour, che avevamo programmato ante lockdown. Lo dobbiamo innanzitutto al nostro pubblico, che ha acquistato i biglietti e non ha potuto assistere ai concerti».

La Torino dove siete cresciuti e vi siete affermati era segnata da una forte creatività. Era la città dei Murazzi che oggi sembra svanita come quel luogo simbolico. Cosa è andato perduto?

«Mi verrebbe da dire tutto. Purtroppo Torino non è stata gestita come una realtà metropolitana ma come un condominio. Tante situazioni sono state soffocate perché non dessero fastidio, perché ‘non facessero rumore’. Invece l’arte è un fuoco che brucia ed è il contrario della comodità, dell’‘esageruma nen’. Se togli il fuoco resta solo un posacenere. Torino negli anni Novanta e fino alle Olimpiadi ha vissuto un crescendo entusiasmante, un momento magico, e ha dato il meglio di sé. Oggi occorre credere nella discontinuità rispetto al grigiore, bisogna credere nella cultura, nella musica, nell’arte contemporanea, nei festival. Ma servono investimenti importanti e non solo parole. La Torino che auspico non può ambire a diventare il villaggio del Mulino Bianco».

Golfo Mistico è il tuo primo studio, un luogo dove fare musica ma non solo…

«Esatto, lì abbiamo realizzato il mio nuovo album, però il concept va oltre la classica sala d’incisione. Golfo Mistico è il luogo dove ho fatto confluire i miei strumenti e le mie esperienze, ma ospita anche un bar e una cucina; dove troveranno casa, attraverso contaminazioni e incontri, altre esperienze culturali. Mi piace definirlo un centro multicreativo, perché la creatività arriva dove c’è altra creatività. E poi Golfo Mistico è proprio sotto la Mole, la zona dove vivo, nel quartiere di Torino che più amo».

Basta osservare il packaging di ‘Brigata Bianca’ per scoprire precise valenze estetiche e non solo musicali…

«Esatto. Il concept visivo, progettato dall’art director Marco Rainò e tradotto nelle grafiche firmate da BRH+, mi propone in una veste inedita. A partire dall’utilizzo della divisa, che ho sempre trovato un abito affascinante. Nella mia uniforme, una giubba di ispirazione militare da ‘ussaro contemporaneo’, è ricamata – prendendo il posto dei decori e delle medaglie – una fitta serie di simboli geometrici ad alto potere evocativo, ognuno dei quali è associato a uno specifico brano del disco. Questi ricami, che nell’insieme costituiscono un alfabeto di emblemi, assumono il valore di un codice visivo con il quale rappresentare le emozioni e i pensieri cantati, elementi di un racconto per segni che si accompagna a quello musicale. I simboli diventano i talismani di un nuovo viaggio artistico, i segni espressivi con i quali dare significato a un racconto – anche – biografico di grande intensità. Ricordo con piacere che design e sartoria della mia giubba sono di Francesco e Carlo Pignatelli. Poi, se vuoi, in questa ricerca dell’eleganza c’è anche Torino. Città elegante per definizione».

© Davide De Martis

Il nuovo album è anche un lavoro collettivo nel quale convergono tanti altri musicisti ai quali sei particolarmente legato. Sono loro la tua brigata?

«Proprio così, e insieme abbiamo formato una truppa allegra e multiforme, un collettivo prezioso, non solo di lavoro ma anche di amici, che ha contribuito alla nascita di questo progetto discografico. La mia brigata si è arricchita di tante preziose collaborazioni: Colapesce, Ensi, Fulminacci, Willie Peyote e Johnny Marsiglia, che danno vita a cinque featuring trascinanti. Oltre ai diversi produttori che hanno partecipato: Ale Bavo, Dade, MACE & Venerus, Machweo, Michele Canova, Federico Nardelli e Strage. Fra i musicisti da segnalare, il tocco di Roy Paci all’arrangiamento, direzione dei fiati, tromba e flicorno soprano in due tracce».

Cosa pensi dei musicisti più giovani che si affacciano sulla scena? Qualitativamente sono ancora lontani dai Subsonica e dai protagonisti della vostra generazione?

«Io trovo che molti di loro siano interessanti e, artisticamente, li stimo. Quello che è cambiato è il contesto. Oggi lo streaming assicura una velocità immensa e uscire con un disco, anche il primo disco, è molto più facile. Più difficile è creare una vera singolarità, un progetto a lungo termine».

Chiudiamo con ‘la tua Torino’. Quali sono i luoghi della città che ami particolarmente?

«Premesso che amo Torino e mi piace raccontarla, i ‘miei luoghi’ sono piazza Vittorio, che per me vuol dire casa, poi il Quadrilatero, San Salvario, Santa Giulia e Barriera di Milano, dove sono cresciuto e ho tanti ricordi. Questa è la mia città, ci sono le mie radici e, per un artista, le radici sono fondamentali».


«Torino sa come rialzarsi»
Leggi l’intervista a Samuel, maggio 2020


(Foto di UFFICIO STAMPA SAMUEL)