Torino, Inverno 2024 – 2025
Ad ogni giro di boa la barca piega su se stessa, l’acqua supera la murata e scorre sul teck da prua verso poppa. Una virata stretta per guadagnare il tempo e prendere il miglior vento, mentre la mente ricorda le onde incontrate nella rotta precedente, il penetrare della chiglia, le vele cazzate che ingoiano il vento. Ogni particolare di quegli attimi appare alla memoria che osserva, giudica rispetto a circostanze e risultato. Le mani sul timone hanno la loro responsabilità, ma anche gli occhi che hanno o non hanno saputo vedere, informare, prevedere.
Anche le braccia e le gambe hanno la loro responsabilità, nell’essere state capaci e forti da impugnare con sicurezza il timone e reggere l’impatto dello scafo sulle onde più difficili. Anche le orecchie e le narici hanno la loro responsabilità, perché a loro aspettava e aspetta il sentire il vento, portarlo dentro perché questo sia informazione che si fa subito azione.
Anche le labbra hanno la loro responsabilità, perché a loro va il compito di sentire il sapore del mare che dà sale e senso alla vita, in quello stesso istante. In un istante c’è tutta la coscienza di ciò che è stato, in un istante tutto quello che ci si aspetta da sé verso l’ignoto che ci attende. Un ignoto che non c’è ancora, che non può essere previsto, verso il quale non c’è modo di prepararsi. Non si possono prevedere il vento e le onde del mare, solo avere delle aspettative di ciò di cui un presente ci informa.
L’amore afferra le aspettative e dà loro forma come mani sulla creta
Poi ci sono le correnti e gli imprevisti, quelle cose che ancora non si possono neppure immaginare. La barca fa il suo corso in un’impresa reale e contemporanea, consapevole che ogni onda è un’onda e il proprio destino sta in ogni semplice gesto di una mano consapevole delle proprie azioni. Ad ogni giro di boa questi pensieri sono inevitabili, corrono avanti e indietro a sé nel tempo, per tornare come un bambino ad abbracciare le gambe della propria madre e trovare conforto, sicurezza, coraggio.
Così ogni anno, in due specifici momenti, in prossimità delle festività di dicembre e del giorno del proprio compleanno. Prevarrà l’amore o le aspettative? Le aspettative nascono dalle proprie esperienze, dai pensieri, dalle paure e dai desideri; un insieme di sentimenti spesso contraddittori che prendono forme e colori diversi, sono come le onde, ora sospingono la barca e rendono veloce la rotta, ora la impegnano e la ostacolano. Poi c’è l’amore per i propri sogni che ha il cuore dalla sua e dà forza alle mani e alle gambe, non teme il vento contro e prova piacere nella sfida delle onde più alte, in cui la prua si solleva al cielo, sbatte con forza, alza nuvole di schiuma, acqua salata e scura e poi entra nell’onda successiva trattenendo il respiro.
Li c’è l’amore per la vita, qualunque questa sia, come il mare. Le onde scompigliano i capelli, scorrono sulle guance e gli occhi bruciano un po’ per il sale. Lo sguardo va oltre ciò che vede, oltre le creste bianche o il blu cobalto dell’ignoto sotto di sé, va oltre la nebbia del dubbio o la luce accecante delle false chimere. Gli occhi sanno vedere ciò che ancora non c’è, il desiderio li guida fino a trovare ciò che van cercando. Ad ogni giro di boa sale l’entusiasmo, inizia una nuova gara. Non importa più com’è andata, conta solo fare bene, in un alchemico incontro tra l’esperienza che insegna e quella che non deve pesare sull’entusiasmo di ogni prima volta. Sarà questo a nutrire l’amore per l’amore, prima che per un destino definito. L’amore afferra le aspettative e dà loro forma come mani sulla creta, perché queste prendano la forma del sogno.
