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La morale del male

di Walter Comello

Staremo insieme per sempre. Click!

Torino, inverno 2019

L’acqua della pioggia fa fatica a essere contenuta dai tombini, come a volte le lacrime, che fanno germogliare il seme del male o nutrono le radici di piante velenose che crescono accanto alle altre a loro insaputa. L’umidità tenta di entrarti nelle ossa infilandosi tra il collo e la sciarpa, in quelle parti di poco discostate dalla pelle, come certi fatti della vita che, malgrado i tuoi buoni propositi, si insinuano nella tua ignara esistenza. Il male ammala come una malattia, ti riempie la testa, ti fa venire gli occhi rossi e tossisci per non soffocare; come un male di stagione che non ha stagioni, come una pandemia sbattuta in faccia ogni mattina con il suo bollettino. Per comprendere il male devi guardarlo in uno specchio nero e distinguerne gli occhi cercando le pupille circondate dal bianco dell’iride. Solo così il sano comprende la mente oltre i suoi confini, il bene scopre nel male la morale che non si aspetta e nella propria sanità l’origine di un altro male che ancora non conosce.

Tutti impareranno a vivere come ho vissuto io, e se questo comporta il mio sacrificio, ne sarà valsa la pena

Non so da quanto tempo sto guardando questa vetrina e non so neppure cosa sto guardando. Qualcuno passando mi ha urtato alle spalle riportandomi in questo maledetto giorno. Tutta questa gente intorno a me ovatta i miei pensieri. Le luci di Natale mi ricordano le voci dei miei bambini. Ogni anno percorrevamo tutti insieme a piedi il centro della città per vedere Luci d’Artista. Percorrevamo via Roma con il naso all’insù e i miei bambini mi chiedevano il nome delle costellazioni appese tra un palazzo e l’altro. Io rispondevo spesso inventando ciò che non conoscevo, usavo espressioni divertenti per farli ridere e loro ridevano.

Sento l’odore delle caldarroste. Mi sembra di sentire strattonare la mia mano, per una sosta obbligata. Il solito uomo imbacuccato mi porge il pacchetto di carta. Speriamo che non si ricordi di me e non mi chieda niente. Le caldarroste scottano, tolgo la buccia arrostita, soffio per raffreddarle, ma non ho nessuno a cui porgerle. La mia famiglia non c’e più. Ansiolitici, antidepressivi, pastiglie per dormire, per fortuna c’è questa bottiglia che mi fa compagnia, ma questa notte sarà una notte speciale. Chi infligge dolore merita dolore, chi uccide merita di morire. Non meritavo questo. Volevo solo parlarti, mi hai sbattuto giù il telefono mille volte. Mi sono scusato per ciò che non ho saputo essere, per ciò che non ho saputo darti, mi hai parlato solo del tuo diritto di farti la tua vita. Eravamo una bella famiglia. Non sono arrabbiato con te, ma e giusto che lo faccia. È andata cosi. L’hai voluto tu. Ti ho supplicato di non lasciarmi, ti ho detto che sarei cambiato. Ma cosa ti avrò mai fatto? E una vita che sono solo.

Ho passato settimane a calpestare le foglie del Valentino, anche loro mi hanno fatto compagnia. Ho passato settimane seduto su quella panchina a osservare l’acqua del Po scorrere sperando che portasse via la mia angoscia e me con lei. Non posso sopportare questo Natale. Sto troppo male. Le gocce della pioggia scivolano sul parabrezza dell’auto sotto casa, l’appoggiatesta regge il peso dei pensieri e gli occhi sono fissi al portone d’ingresso del palazzo. Passano ore come minuti, senza fretta. Mi eccita questa pistola, mi piace stringerla nella mano, ha un buon odore. Anche tu avevi un buon profumo. Finalmente! Pochi passi e ci rincontreremo. Un vuoto allo stomaco, come quel primo incontro tanti anni fa, quando ero passato a prenderti per andare a cena al ristorante cinese davanti a Porta Susa. Eri avvolta da una sciarpa colorata a nascondere la tua timidezza, la tua mano era fredda, ma gli occhi mi avevano già fatto innamorare. Un respiro profondo, come un abisso senza ritorno.

La mano sinistra apre la portiera, la mano destra stringe forte la pistola, il piede scendendo dall’auto affonda in una pozzanghera come ciò che resta della vita. La schiena è ritta come a darsi forza e forte della propria determinazione. Altre pozzanghere ad affogare gli ultimi attimi, pochi passi verso il portone illuminato da una luce fioca. Sento il tuo profumo sempre più intenso, i tuoi capelli sembrano per l’ultima volta accarezzarmi le labbra. Il ricordo delle voci dei miei bambini che giocano mi tappano le orecchie per non sentire il seguito. Hai sempre impiegato una vita a trovare le chiavi nella borsetta. Ultimi passi. Un profondo respiro. Il braccio si distende. Il pugno si stringe forte in direzione della nuca. Ciao amore.

La tua testa si volta e gli occhi si incontrano, ma non hanno più nulla da dirsi. Click! Staremo insieme per sempre amore mio. Click.