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Stefano Francia di Celle

Il mio Torino Film Festival

di Laura Sciolla

Estate 2020

È STEFANO FRANCIA DI CELLE IL NUOVO DIRETTORE ARTISTICO DEL TORINO FILM FESTIVAL 2020. GIUNTO ALLA 38a EDIZIONE, L’APPUNTAMENTO DEL CAPOLUOGO PIEMONTESE SI PREANNUNCIA RICCO DI NOVITÀ E  INNOVAZIONE. LA PAROLA ALLA REGIA

Èstato il primo festival cinematografico a confermare le sue date e la versione online nell’epoca del COVID. Non è un caso, quindi, che i riflettori siano tutti puntati su questo rilevante appuntamento torinese che si preannuncia ricco di novità, legate in parte all’ingresso nello staff – in posizione di guida – di una personalità vulcanica ed entusiasta come Stefano Francia di Celle, in parte a una contestualità che limita necessariamente alcune decisioni. Scelte che però, come conferma il nuovo direttore artistico del Torino Film Festival, possono trasformarsi magicamente in opportunità.

Si torna quindi al cinema?

«Sì, non vediamo l’ora. Sarà davvero una sfida questa edizione 2020 del Torino Film Festival. In questi lunghi mesi abbiamo lavorato per costruire al meglio un Festival che potesse racchiudere allo stesso tempo la bellezza della tradizione – mancano due anni al 40° compleanno, le origini non si dimenticano – e l’opportunità offerta dal futuro digitale. L’unicità vive nel riuscire a restare in sala pur staccandosi dalla sala».

In che senso?

«Abbiamo pianificato il massimo delle proiezioni possibili da calendarizzare nelle sale torinesi, il massimo in base alle disposizioni legate all’emergenza COVID e in base ai costi sostenibili (quest’anno il TFF ha subito un taglio del budget pari al 35%, NDR). Quindi, tanti film da godersi nelle sale torinesi, da quelle ‘classiche’ ad alcuni indirizzi totalmente nuovi per il TFF. Infatti, non possiamo illuderci che in autunno l’emergenza sarà totalmente finita; il distanziamento potrebbe andare avanti fino a dicembre. Abbiamo allora optato per un festival autunnale ‘diffuso’, sul modello berlinese, guardando a nuove collaborazioni con sale di proiezioni della città, non necessariamente centrali. Vorremmo abbinare questi appuntamenti agli incontri con i registi in modo da valorizzare ancora di più il cinema ‘di periferia’. Non solo: abbiamo pensato a un cinema in sala dedicato ‘esclusivamente’ ai torinesi, quando il ‘circo’ del TFF sarà ripartito e loro si potranno godere tre giorni di repliche al Cinema Massimo».

Il digitale, che tanto abbiamo dovuto sperimentare in questi mesi, ci è sembrato un'opportunità unica

Ma si parla anche di un festival 4.0…

«Esatto: il digitale, che tanto abbiamo dovuto sperimentare in questi mesi, ci è sembrato un’opportunità unica per lavorare alla prossima edizione del festival. Abbiamo avuto tutto il tempo per studiare accuratamente un TFF che sarà anche online: abbiamo posto le basi per nuove collaborazioni, abbiamo studiato un progetto editoriale rivoluzionario, abbiamo strutturato una piattaforma snella che possa rivolgersi al mondo professionale, a quello della stampa e al pubblico finale. Pensiamo all’aiuto che il web ci offre per aumentare la nostra visibilità presso giornalisti anche di Paesi lontani, critici che magari non hanno modo di assistere di persona alla nostra conferenza stampa, ma potranno seguire i film in concorso dalle redazioni dei loro giornali. Allo stesso tempo, anche il pubblico avrà l’opportunità di godersi le proiezioni da casa, ma abbiamo fatto in modo che nulla andasse a inficiare la distribuzione tradizionale e la filiera ‘festival, cinema, TV, piattaforme web’. Proporremo infatti degli abbonamenti per lo streaming. D’altronde, anche per accedere alle sale si paga il biglietto».

Stefano Francia di Celle nel nuovo Museo della Radio e della Televisione della RAI di via Verdi

Festival diffuso, festival online. Ma ci sono anche altre novità. Quali sono le scelte principali del festival targato Stefano Francia di Celle?

«Già a gennaio avevamo deciso di ridurre il numero dei film presentati, da 180 a 110, per facilitarne la visione. Ho poi voluto rafforzare la fisionomia delle diverse sezioni: il concorso internazionale dei lungometraggi, i documentari italiani e internazionali, la sezione competitiva dei cortometraggi italiani e, da quest’anno, grande ritorno dei cortometraggi internazionali. Quest’ultimo concorso, in particolare, sarà curato e aperto da Daniele De Cicco. Ho poi voluto fortemente la sezione Le Stanze di Rol, che ha raccolto l’eredità di After Hours, dedicato al genere horror, fantascienza, noir, al mondo fantastico, insomma. Ho sempre pensato che Rol meritasse un approfondimento storico e questo è il momento per rendergli omaggio pensando a modi giocosi di esplorare altre realtà. Ma ci sarà anche un omaggio al passato con Back To Life».

Non ultime, le donne…

«Appena dopo la nomina, mi sono preoccupato di rispettare il protocollo di genere. Tutti ne parlano ma pochi lo applicano veramente. Ho pensato che sarebbe stata un’occasione provare ad avere il 50% dei film realizzati da registi donna, e devo dire che abbiamo ricevuto proposte di altissima qualità. Reputo questo protocollo un vero pilastro del concetto di differenza. Partire dal cinema al femminile è un modo per far riflettere su ciò che significa l’altro, è un canale per arrivare a riflettere sulle disparità di genere, culturali, ecc. Anche la giuria del TFF 2020 è al femminile e il mio vicedirettore è donna: Fedra Fateh. Durante i nostri confronti quotidiani si evidenziano fortemente il lato maschile e quello femminile, i quali, completandosi a vicenda, sviluppano risultati eccellenti».

Durante l’intervista

Quindi il COVID non ha fermato il TFF…

«Certo che no. Anzi, è stato la spinta per valorizzare la straordinaria energia della mia squadra, formata da tanti professionisti che hanno fatto la storia del festival (a proposito, ringrazio Emanuela Martini per aver portato il TFF fino a qui) e da nuovi, interessanti inserimenti. Tutti insieme, guidati da una forte motivazione, perché consapevoli che il nostro lavoro permetterà al festival di navigare verso una nuova era. Anche grazie all’ottimismo trasmesso ogni giorno dal presidente Enzo Ghigo, ovviamente».

Intende dire che l’edizione 2020 potrebbe essere un banco di prova per il futuro?

«Ne sono convinto: ricordiamoci che nel 2021 il TFF coinciderà con le ATP Finals di tennis. E nel 2022 compirà 40 anni. Se abbiamo delle idee, è questo l’anno giusto per provare a realizzarle: sarà un modo per non farci trovare impreparati negli anni seguenti. Anche le istituzioni, per esempio, saranno più pronte ad accogliere il ‘nuovo’ Torino Film Festival. Il taglio dei costi e la situazione mondiale odierna non ci permettono di confermare il passato? Allora guardiamo al futuro, lanciamo un festival come opportunità di incontro e di scoperta. Sarà un modo per rafforzare il nostro brand, e questa direzione sarà confermata nell’evoluzione della corporate image del TFF che lanceremo a settembre. Non posso ancora dare dettagli, ma vi sorprenderà».

Cosa risponde a chi obietta che un TFF in parte online potrebbe danneggiare il flusso di incoming nel capoluogo piemontese?

«Quest’anno abbiamo dovuto lavorare sulle limitazioni. È un fatto. Ma bisogna viverle come possibilità a lungo termine. Grazie al web faremo conoscere il TFF e Torino nel mondo. Stiamo inoltre avviando proficue collaborazioni. Ad esempio, per la prossima Fiera del Tartufo la Regione Piemonte si è data disponibile a finanziare il viaggio di giornalisti cinematografici stranieri ad Alba. Inoltre, vogliamo supportare il rilancio delle attività turistiche: un esempio per tutti, la collaborazione con Paola Gribaudo e l’Accademia Albertina, luogo che gli stessi torinesi conoscono poco. Registi e produttori potrebbero poi scoprire le bellezze di Torino e farle diventare set cinematografici da portare in altri festival. Sarà un numero uno, questo TFF, non solo nei contenuti, non solo nella fruizione. Sarà una chance di futuro per Torino».

(Foto di MARCO CARULLI)