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Anna Vinzi e la mostra 'Still Life'

La materia si fa leggera

di Simonetta Pavanello

Autunno 2019

ANNA VINZI PRESENTA A TORINO LA MOSTRA 'STILL LIFE' , UNA PRODUZIONE NUOVA E DIVERSA. UN VIAGGIO NEL PERCORSO DELL'ARTISTA E NEL SIGNIFICATO DELLE SUE OPERE, LA GIOIA CHE VUOLE CONDIVIDERE.

«Sono diventata pittrice perché non c’è nient’altro che abbia desiderato fare, ho sempre e solo voluto fare questo». Inizia con queste parole un lungo scambio di pensieri con l’artista Anna Vinzi, che dal 22 al 28 novembre aprirà le porte del suo laboratorio con una mostra intitolata ‘Still Life’. Appena fuori dalla movida di San Salvario, immersa in un silenzio quasi irreale, Anna Vinzi lavora su tele di grandi dimensioni. Un fermento calmo e misurato ne anticipa la tensione e la dedizione, lei che ha saputo trasformare la passione in un vero e proprio lavoro. Un percorso comune a molti altri artisti: si forma a Palazzo Spinelli a Firenze come restauratrice lignea e per molti anni svolge principalmente questo mestiere. Poi, la passione smisurata per i colori e la sua innata sensibilità nel metterli insieme la portano a un’astrazione visiva che dalla tradizione riesce a cogliere e togliere tutto il superfluo, fondendo stili eterogenei di ampio respiro contemporaneo.

Uso sempre una forte matericità, attraverso la quale ambisco ad arrivare a un senso di leggerezza universale

Perché hai deciso di creare gli still life, così lontani dalla produzione che ti contraddistingue?

«Ho iniziato a produrre opere senza forma per evitare di dar loro una connotazione univoca, cercando soprattutto un senso di armonia e profondità, per creare una compartecipazione emotiva tra me e il quadro. Poi, a un certo punto, ho sentito il bisogno di manifestare nel segno quello che è già esistente, ed è stato spontaneo andare verso le nature morte».

‘Lot number 31’,2019. Tecnica mista su tavola, 150×120 cm

Cosa ti ha fatto dire: questo soggetto sì, quest’altro proprio no?

«Per le nature morte ho scelto degli elementi ricorrenti in tutte le mie opere. Nell’ambito del naturale ci sono i limoni e le uova, mentre in quello oggettuale uso dei contenitori, come bottiglie e ciotole. I miei contenitori hanno un senso profondo, soprattutto la ciotola, che relaziono al concetto di vuoto, per me molto importante: quando si riesce a stare nel vuoto, si ha la possibilità di colmarlo con qualche cosa. Contenuto e contenitore diventano simbolo e immagine segnica».

L’emblema dell’uovo nell’arte è sempre stato celebrato, da Piero della Francesca a Felice Casorati. Cos’è per Anna Vinzi?

«L’uovo in sé racchiude, in un microscopico e compattato universo, una vita intera. Ma, se lo guardi dal di fuori, è assolutamente perfetto, liscio, chiuso e tosto. Dentro di sé nasconde il tutto e l’universale, è una promessa di vita e non so se ci siano altre allegorie in natura altrettanto potenti. Il contenitore, invece, è evocativo di un concetto che mi appartiene: il vuoto è sostanzialmente il pretesto per far fluire il contenuto e lasciarlo scivolare via, senza trattenerlo o connotarlo».

Questa mostra evidenzierà sia gli still life che gli informali. Tu parli di vuoti, ma chi guarda le tue opere trova dei pieni. Dov’è lo scarto tra gli uni e gli altri?

«Una bella contraddizione. Infatti, chi guarda le opere ha una sensazione di pienezza totale, anche se il mio lavoro avviene in una sorta di meditazione lunga e profonda. Probabilmente, il risultato è stato raggiunto: sono riuscita a far fluire l’essenzialità, lasciando a chi osserva la libertà di contenuto».

Still Life 13, 2019
Tecnica mista su tavola, 100×130 cm

Parlaci delle tue diverse tecniche: vorrei sapere come lavori, perché chi guarda percepisce uno studio e una ricerca che di casuale non hanno nulla.

«Uso sempre una forte matericità, attraverso la quale ambisco ad arrivare a un senso di leggerezza universale. Questo contrasto di materiali, come il gesso, il cemento, composti grezzi, crea degli spessori piuttosto imponenti. In tutto ciò, però, ho l’ambizione, che è anche un paradosso, di pervenire a un risultato leggero, quasi impalpabile, che normalmente si raggiunge con le tecniche liquide, più trasparenti e sottili. Io, invece, ho un’indole pragmatica, mi piace mettere le ‘mani in pasta’, ma conservo uno spirito sensibile che tende a scendere nella profondità delle cose, analizzandole da più punti di vista».

‘Frammento da Lot number 35’, 2019
Tecnica mista su tavola, 130×130 cm.

La tua professione di restauratrice quanto ha influito sulla tecnica?

«Sicuramente il mio percorso antecedente la pittura è passato attraverso l’uso di svariati materiali, ma la mia vocazione al colore non rientra nel campo del restauro, perché più legata alla persona che alla formazione».

Dal 22 al 28 novembre si inaugura la tua mostra, allestita nel tuo laboratorio, che resterà aperto al pubblico per tutto l’evento. Perché hai scelto un rapporto così diretto con le persone? Che cosa ti aspetti?

«Ho deciso di non affidarmi a una galleria perché desidero che le persone vengano da me e vedano dove lavoro, perché in questa esposizione ci siamo io e tante mie opere. Desidero incontrarle, vedere l’emozione e sentire le loro opinioni, ma soprattutto voglio condividere il mio entusiasmo, che è veramente profondo. Quello che mi sta succedendo nella vita, e che trovo miracoloso, è che sto realizzando un sogno, sto vivendo del mio lavoro e la gioia è tale che la voglio condividere. Vorrei che l’energia che sento la percepissero anche gli altri».

 


Anna Vinzi Laboratorio: Via Filangieri 9/F, Torino

Sito web: www.annavinzi.com

Instagram: anna.vinzi

(Foto di ALESSANDRO DOMINICI)