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L’anima della città

di Walter Comello

La storia di un orco

Torino, estate 2021

Ci sono storie difficili da raccontare, ma altre di più. Era un uomo qualsiasi, con una faccia qualsiasi, da poco in pensione dopo aver lavorato alla FIAT Mirafiori. È in una vita normale, anonima, che si cela e scompare e inquieta chi conosce la sua storia e quella di tanti come lui. Quella brava donna di sua moglie fa la spesa ogni mattina, prepara cose semplici, orgogliosa delle sue origini. Hanno avuto due figli, ormai grandi, sposati, e hanno tre nipotini di 12, 8 e 5 anni. Ma i suoi nipotini sono un’altra cosa.

È in una vita normale,

anonima, che si cela e scompare e inquieta

chi conosce la sua storia e quella di tanti come lui

La prima volta era accaduta quando ero ancora un ragazzo, adolescente, con tanta voglia di vivere e poco cervello. Eravamo sul terrazzo, il sole era molto caldo, tutti dormivano. Parlando di cose qualsiasi lo avevo accarezzato prima sulle gambe e poi in altre parti. Era imbarazzato, ma io ero più grande, avevo ascendente su di lui e irrigidito mi lasciava fare. Sapevamo entrambi che era un comportamento strano, forse inopportuno.

Lo avevo invitato ad un gioco reciproco, che accadde poi  altre  volte  e  divenne  il  nostro segreto. Divenni uomo, non accadde più nulla del genere e conobbi quella che sarebbe diventata mia moglie e la madre dei miei figli. Poi, una domenica dopo il pranzo a casa, stesso approccio, stessa tecnica, ma con un’eccitazione molto più forte. Da qualche tempo ero attratto da una ragazzina di undici anni, figlia di amici di famiglia.

Le attenzioni e i complimenti dell’adulto la lusingavano, poi una soggezione paralizzante e sottrarsi era più difficile che non farlo. Subito dopo pensai di aver fatto una grande sciocchezza, ma non me ne vergognai più di tanto, rendendomi conto di aver trasformato la mia vittima in mia complice. Non avrei dovuto farlo, ma era stato un momento piacevole per entrambi. Potevo contare sul silenzio della ragazzina e glielo dissi facendole tanti complimenti per come stava diventando una bellissima ragazza.

Da quel giorno scoprii che quel sentire mi apparteneva, ci pensavo spesso, mi guardavo intorno per strada, cercavo occhi che facessero trapelare segreti desideri e con i miei sfioravo corpi immaturi come avrei voluto fare con le mani. Le donne non mi interessavano più e mia moglie meno che mai. Fu un crescendo che divenne ossessionante ricerca di occasioni furtive, sempre più eccitanti, in cui esprimere la mia, diciamo così, inopportuna seduzione.

Passava il tempo a cercare immagini nei posti più putridi della palude della Rete, nelle chat, simulando di essere ciò che non era, poi a scambiare foto con altri candidati all’inferno. Abitava in Corso Traiano e andava al Parco delle Vallere a passeggiare con la scusa di portare fuori il cane. Poi tornava a casa portando con sé le sue fantasie e le immagini di volti e corpi da desiderare. A casa c’era la sua famiglia, i suoi figli e nel tempo i suoi nipotini, ma quella era un’altra cosa. C’era una netta distinzione tra la sua famiglia e il resto del mondo e biasimava chi aveva conosciuto in Rete che faceva la stessa cosa anche tra le mura domestiche.

Ho vissuto negli anni situazioni diverse con bambine e bambini, ragazzine e ragazzini, ma in fondo è solo una questione morale. In altre parti del mondo bambine di dieci anni restano incinte e partoriscono con il benestare di tutti e nella normalità delle cose.

Non era consapevole delle conseguenze che  avrebbe  prodotto,  del  male  che andava seminando, delle anime che avrebbe ferito, della fiducia che forse avrebbe ucciso per sempre. In Polinesia si insegna ai bambini a difendersi da certi atteggiamenti degli adulti raccontando loro una storia in cui la luna si va a nascondere per la vergogna che prova nel vedere da lassù i comportamenti di certi uomini.