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Editoriale

di Guido Barosio

La Torino delle arti a una svolta

Torino, Inverno 2023

È possibile mettere insieme Tim Burton con le ATP Finals, Artissima con Picasso, Sinner con Turner, il Regio ritrovato con lo Stabile migliore d’Italia? A Torino certamente sì, aggiungendo lo spirito di kermesse dei suoi eventi diffusi, come nella cupola geodetica di piazza Castello. Gli appuntamenti coincidenti sono stati molti; tutto bene quindi? Dipende da come si valuta l’amletico bicchiere, certamente colmo a metà. Ma serve una premessa: gli eventi non sono effimero ma sostanza; perché l’arte, le arti, mettendo tutto insieme, compreso lo sport, sono business e salute. Quindi motore trainante dell’economia e benessere diffuso. Torino come si posiziona? Sicuramente bene, per managerialità di elevato profilo (direttori e presidenti dei musei, figure apicali nei teatri e nella gestione di festival e saloni…), patrimonio artistico e ambientale (col record italiano per verde pubblico), contesto umano; che ci rende amati per il calore offerto senza pressioni snervanti. I nostri editorialisti rappresentano modelli diversi di lettura, chiavi di interpretazione anche internazionali. E quindi suggeriscono visioni e miglioramenti, non risparmiando le criticità.

È possibile mettere insieme Tim Burton con le ATP Finals, Artissima con Picasso, Sinner con Turner, il Regio ritrovato con lo Stabile migliore d’Italia?

Perché oggi servirebbe più politica, con un indirizzo complessivo, armonico e altamente organizzato. Per pianificare al meglio quello che c’è, per candidarsi a ciò che rappresentano le nostre vocazioni, per fare quello che ancora non c’è. E poi, per evitare di ripetere i recenti errori. Mi riferisco a eventi fieristici in pieno centro, brutti a vedersi e di scarso appeal, mi riferisco agli edifici impacchettati dai lavori proprio a ridosso di appuntamenti internazionali: piazza Castello con Eurovision, piazza San Carlo con le ATP Finals. Penso al Salone del Gusto dislocato a Parco Dora, tra monconi di archeologia industriale, dove gli organizzatori hanno orgogliosamente esibito 350.000 presenze, ignorando che la presenza di turisti stranieri ha segnato il suo punto più basso. Già, i turisti, ne abbiamo di più, ma non sono quelli altospendenti che dovremmo o vorremmo avere. Soluzioni? Un nuovo hotel a cinque stelle e un vero centro congressi, grande e attrezzato. Il top in Italia? Il MIC di Milano, con la capacità di 25.000 partecipanti, ma da noi basterebbe molto meno. Ci vantiamo di essere la capitale del food, vero solo in parte. Abbiamo 10 ristoranti con una stella Michelin (erano 11), di fatto una miseria rispetto ad altre aree metropolitane. Mentre un tre stelle fattura un milione e mezzo di euro l’anno, con una ricaduta sul territorio persino superiore. Arriverà la nuova biblioteca, un gran bel risultato; ma dobbiamo ricordarci di mettere mano all’ex zoo, lungo Po, in pieno centro, sempre più desolato e pericolante. Tutta colpa della politica? Ingiusto dirlo. Ma servono decisioni coraggiose e rapide, che accrescano la sensazione di vicinanza con le imprese, offrendo mappe e tappe certe. Le notizie migliori? Torino sarà Capitale della Cultura d’Impresa 2024 e avanza la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033, che sarebbe una formidabile occasione di spinta e di crescita. Ricordiamo le felicissime esperienze di Marsiglia e Matera. Poi ci sono da mantenere le ATP Finals. Milano col nuovo PalaItalia sarà un
competitor agguerrito. Quindi è ora di stringere. Noi ci stiamo preparando, perché il ruolo di Torino Magazine è da sempre in prima linea, raccontando ciò che di buono c’è, spronando ove occorra fare di meglio. Ciò che avviene senza la giusta narrazione semplicemente non avviene. E noi accompagneremo la città da addicted quali siamo. Iniziando col ringraziare i protagonisti dell’oggi, coloro che hanno offerto i mesi più belli degli ultimi anni. A partire dal Museo Nazionale del Cinema, che ha portato le creazioni di Tim Burton alla Mole, ora e per sempre icona metropolitana. Genio internazionale e imprenditoria culturale sabauda sotto la stessa cupola, con gli ace di Sinner il pride metropolitano che ha fatto il giro del mondo.