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Occitania

Dove Roma dà spettacolo

di Guido Barosio

Estate 2018

IL SUD DELLA FRANCIA, TERRA DI TORERI, FIESTA E SAPORI ORGOGLIOSI, CONSERVA UN PATRIMONIO ARCHEOLOGICO CHE OGGI HA TROVATO LA SUA MAGNIFICA CASA: ‘LE MUSÉE DE LA ROMANITÉ’. MA IL GARD PROPONE ANCHE ALTRI GIOIELLI, COME IL VILLAGGIO MEDIOEVALE DI UZES

Ci sono territori che hanno una forte valenza storica e culturale, ma che i confini politici e geografici ignorano. Era così per l’Occitania, fino a quando, con la nuova organizzazione delle regioni francesi, la patria della lingua d’Oc ha trovato una propria identità amministrativa. Anche se, per la verità, i suoi confini leggendari andrebbero ben oltre, formando una ‘nazione negata’ di oltre 200.000 km² (circa il triplo dell’attuale regione), comprendente tutta la Francia meridionale, un lembo di Spagna e buona parte del Piemonte occidentale. Da un punto vista turistico e culturale l’attuale Occitania ha tutto: città storiche come Nîmes, Albi, Tolosa e Carcassone, centri di innovazione e creatività come Montpellier, grandi litorali, villaggi medioevali, il patrimonio ambientale dei Pirenei e una cucina tradizionale gustosa e ricchissima. Ma, forse più di ogni altra cosa, sono le vestigia romane a sorprendere il viaggiatore, perché il dipartimento del Gard custodisce monumenti di formidabile bellezza, tra i meglio conservati al mondo. Tre si trovano a Nîmes – l’anfiteatro, la Maison Carré, il tempio di Diana – e uno, il ponte-acquedotto di Gard, domina il paesaggio a pochi chilometri dalla città.

Le fortune imperiali di questo territorio hanno una doppia origine, la presenza strategica di Nîmes lungo la via Domizia, che collegava l’Italia alla Spagna, e la formidabile perizia dei legionari romani che fondarono ed edificarono la città. Legionari provenienti dal lontano Egitto – a loro si deve la scelta del coccodrillo nello stemma cittadino – e muratori abilissimi nel costruire monumenti che hanno superato indenni 2.000 anni di storia.

Contrasti voluti, immagini spettacolari, gli archistar a confronto con gli ingegneri dell'impero

Il soldato romano, impegnato nella conquista di tutto il mondo conosciuto, all’occorrenza sapeva fare ogni cosa: dai mattoni alla malta, dalle strade ai ponti, dalle fondamenta ai tetti, dagli acquedotti al sistema fognario. Così Nemausus, che prese il nome da una dea celtica adorata dalla popolazione originaria, divenne un perfetto esempio di integrazione imperiale tra nativi e nuovi arrivati. E la città si sviluppò seguendo il format urbanistico adottato ovunque con successo, da Roma a Londra, dove l’arena e i templi erano il centro della vita civile. Oggi Nîmes, coi suoi 142.000 abitanti, offre una suggestiva sintesi tra antico e contemporaneo, tra futuro e tradizione. E sicuramente i migliori simboli di questa coesistenza sono architettonici. Con il nuovo Museo della Romanità che si affaccia sull’antiche arena e il Carré d’Art che fronteggia la mole solenne della Maison Carrée. Contrasti voluti, immagini speculari, archistar a confronto con gli ingegneri dell’impero.

Les Arènes di Nîmes si specchiano sul Musée de la Romanité

Les Arènes di Nîmes sono un dei rari anfiteatri di epoca romana ancora perfettamente fruibili. Originariamente utilizzate per i combattimenti tra gladiatori e la corsa con le bighe, potevano ospitare fino a 24.000 spettatori, praticamente l’intera popolazione cittadina. Oggi la tradizione è un’altra, Les Arènes hanno una capienza di 13.000 posti e accolgono un ricco programma di appuntamenti: ‘I grandi giochi romani’ (ad aprile), con la riproposta filologica delle antiche battaglie circensi, il ‘Festival di Nîmes’ (tra giugno e luglio), con i grandi nomi della scena musicale (quest’anno Sting, Marylin Manson, Ennio Morricone, Lenny Kravitz…), le corride e gli spettacoli di ‘corsa camarguese’ (a Pentecoste e durante la vendemmia), tradizione taurina molto seguita nel sud della Francia. In questa terra di confine con la Spagna la tauromachia è una passione avvertita con forte intensità, tanto che, intorno alla corride, si sviluppano pirotecnici giorni di ‘Feria’, con sfilate di bande, locali aperti tutta la notte e corse dei tori per le vie del centro. Proprio alla tauromachia è dedicato il ‘Musée des Cultures Taurines’, ricco di trofei, abiti, pitture, fotografie, locandine d’epoca e informazioni storiche.

Nell’anfiteatro di Nîmes si tengono spettacoli di tauromachia

Particolarmente significativa è la sala (una sorta di mausoleo, caso sostanzialmente unico per un torero vivente) dedicata a José Tomàs. Il motivo di tanta venerazione risale16 settembre 2012, quando, nell’anfiteatro di Nîmes, il matador affrontò sei tori, tutti di oltre 500 chili. Tomàs, in una performance eccezionale per tecnica e coraggio, vinse ogni confronto, ma graziò uno dei suoi contendenti ritenendolo meritevole di questo omaggio. Per tutti gli appassionati il prossimo appuntamento è per la Feria Des Vendages, dal 16 al 18 settembre. Mentre, per esplorare i rapporti tra cultura e tauromachia, consigliamo di non perdere l’esposizione ‘Picasso Dominguin, un’amicizia’, al Musée des Cultures Taurines fino al 23 settembre. Proprio di fronte a Les Arènes ha trovato posto il nuovo simbolo della città: edificio di grande impatto, luminoso da essere quasi abbagliante, il Museo della Romanità, inaugurato il 2 giugno, è tra le cose da vedere in Francia, e non solo, nel 2018.

L’architetto Elizabeth de Portzamparc ha concepito un’opera che richiama la storia avanzando con decisione verso il futuro: la grande copertura frontale è formata da 7.000 lame di vetro serigrafato che evocano i drappeggi della toga romana, il volume circolare assicura emozionante leggerezza, il tetto ospita un camminamento panoramico sulle Arene e la città storica. Il museo ha una superficie di 9.200 m², di cui 3.500 dedicati alle esposizioni permanenti o provvisorie. In un allestimento modernissimo, ricco di proiezioni e di elementi multimediali (con ben 64 dispositivi), sono esposte 5.000 opere delle oltre 25.000 di proprietà. Tutto si percorre come un viaggio attraverso 22 secoli di storia, dall’epoca preromana all’inizio del Medioevo. Fino al 22 settembre sarà ancora visitabile la bella mostra concepita per l’inaugurazione: ‘Gladiatori, eroi del Colosseo’. Altra confronto affascinante tra la romanità è l’architettura contemporanea è quello che oppone la Maison Carrée, monumentale tempio romano, originariamente consacrato al culto imperiale, in ottimo stato di conservazione anche perché costantemente utilizzato nel tempo, al Carré d’Art Jean Bouquet, museo d’arte contemporanea concepito da Norman Foster e inaugurato nel 1993. In questo caso il tema che collega in due edifici è quello del ‘tempio’: il primo affonda le proprie origini nei riti della città imperiale, il secondo è un tempio culturale che si candida ad offrire nuove visioni, proponendo artisti affermati ed emergenti della contemporaneità. Il Carré d’Art, che dispone di una ricchissima biblioteca, ha riaperto i battenti nell’aprile 2018, dopo essere stato rinnovato e adeguato negli spazi e nelle tecnologie. Attualmente l’istituzione propone la propria collezione permanente, con 500 opere ripercorre l’arte contemporanea dal 1960 ad oggi, e suggestive esposizioni temporanee. Fino al 16 settembre sono visitabili: ‘Wolfgang Tillmans, che cos’è chi è differente?’ e ‘Un désir d’archeologie’, dedicata al rapporto, sorprendentemente stimolante, tra gli artisti del presente ed il patrimonio proveniente dall’antichità. Un modo, anche questo, per legare e mettere a confronto le due anime di Nîmes. Ma oggi la città si aspetta un riconoscimento universale al proprio percorso storico e artistico, alla propria capacità di innovare e preservare. L’obiettivo è quello di entrare nel patrimonio mondiale dell’Unesco. La candidatura è già stata ufficialmente avanzata con ottime possibilità di successo.
Terra di sapori e colori, l’Occitania propone una gastronomia schietta e saporita, con molto di Francia ma quasi altrettanto di Spagna, con ricette mediterranee e prodotti che formano una tavolozza dalla costa ai Pirenei. Tutto questo mondo viene sintetizzato con equilibrio e fantasia nel ristorante ‘Le Lisita’ (2, boulevard des Arènes, tel. 0033.466672532), proprio di fronte all’anfiteatro. Meritano attenzione la storia e le scelte di Olivier Douet, chef e patron: «Dal 2006 al 2011 avevo la stella Michelin, poi ho deciso di cambiare formula al mio locale, proponendo una cucina più semplice a prezzi abbordabili. Anche per l’ambiente ci sono stati dei cambiamenti: abbiamo scelto uno stile informale e aumentato i coperti. La qualità però è rimasta la stessa, con una grande attenzione ai prodotti del territorio e alle ricette tradizionali. Adesso abbiamo una carta essenziale: quattro entrées, quattro piatti principali e altrettanti dessert’. Ma non ti è costato rinunciare alla stella? «Certo, moltissimo. Nel proprio cuore uno chef non vorrebbe mai rinunciare alla Michelin. Ma la mia è stata una consapevole scelta professionale. Oggi, durante la Feria, Lisita può accogliere fino a 300 clienti. Prima era impossibile».

Olivier Douet durante l’intervista

Per ogni gourmet questa è una tappa d’obbligo nel Midi. Olivier è una ‘Michelin nascosta’ in abito da corrida, la sua ‘brandade de morue’, il suo Toro della Camargue, il delicato ‘merluzzo alla crema di zucchini e cumino’ meritano questa sosta ai piedi delle Arene. Un sito che il riconoscimento, dall’Unesco, lo ha già ottenuto è il Ponte di Gard: capolavoro dell’ingegneria romana che domina il paesaggio a soli 23 chilometri da Nîmes. E proprio alla città imperiale questa struttura – che alla sua sommità è anche acquedotto – assicurava un costante rifornimento idrico. Costruito nel 50 d.C. in soli cinque anni, lungo 360 metri e alto 50 (su tre piani), unico al mondo per contesto ambientale e impatto visivo, imponente ed elegante, possiamo dire che il Ponte di Gard sta all’Occitania come il ponte di Brooklyn sta a New York. Il risultato testimonia la perizia dei romani – che impiegarono 1.000 operai per realizzare l’opera – in questo genere di costruzioni ed il loro impegno nel rendere tutto il territorio dell’impero dotato di infrastrutture formidabili per l’epoca. La dominazione nelle province conquistate nasceva per essere forte e duratura, segnata profondamente dalla civiltà capitolina. Nulla era effimero, tutto veniva costruito per restare nei secoli. Gli abitanti della Gallia erano cittadini romani a tutti gli effetti, e in quanto tali meritavano il meglio per la loro vita quotidiana. Il Ponte di Gard assolse al suo ruolo di acquedotto per oltre 500 anni, con una portata di 20.000 metri cubi d’acqua al giorno. Bello quanto efficace, è da sempre uno dei monumenti più visitati di Francia. Con oltre un milione di presenze all’anno è secondo solo al Louvre e a Mont Saint-Michel. Di grande rilievo anche la ricaduta economica, che ha assicura al territorio circostante 160 milioni euro nel solo 2017. Grazie alla recente riorganizzazione del sito, i visitatori possono esplorare la storia del ponte e della civiltà romana nel nuovo museo multimediale: 2.400 m² di percorso attraverso reperti archeologici, filmati, spettacoli multischermo e teatro sonoro. Completa l’esperienza la sala cinematografica da 300 posti, dove viene proiettato, sullo schermo di 45 m² e in suono Dolby, uno spettacolare documentario in cinemascope. Ma il Ponte di Gard ce l’abbiamo ogni giorno tra le dita anche se non ce ne accorgiamo. Dove? Basta osservare una comune banconota da cinque euro… Dalle acque nasce la civiltà, e sovente la bellezza.
Ed è quello che è accaduto a Ucetia, oggi Uzès, dove gli antichi romani scoprirono fonti abbondanti che potevano essere incanalate verso Nîmes. E a tale scopo venne concepita e realizzata la ‘strada d’acqua’ che ebbe nel Ponte di Gard il suo vertice architettonico. Definita ‘la belle’, Uzès si è arricchita con la storia: dal quinto secolo fu sede arcivescovile (nel XVIII la sua diocesi contava 193 parrocchie ed ero una delle più importanti della Linguadoca), nel 1632 divenne sede del primo ducato di Francia, oggi 41 ettari della città sono ‘settore salvaguardato’ e costanti interventi di abbellimento e ripristino ci offrono un piccolo gioiello medioevale, tra i più suggestivi del Midi. Un’attenta esplorazione di Uzès permette di ammirare numerose eccellenze: la cattedrale di Saint-Théodorit, l’antico vescovato, il giardino medievale (con la riproposta di culture dell’epoca) circondato dalle mura delle antiche prigioni, il Ducato di Uzès, gruppo feudale ottimamente conservato, anche perché progettato per resistere ad assalti che non ha mai subito.

Il ducato di Uzès e la Torre Bermonde

Da questo castello si può salire sull’imponente Torre Bermonde, dalla quale si domina l’incantato panorama del centro storico. Ma il nostro approdo privilegiato è la Place Aux Herbes, cuore della vita cittadina.

Circondata da ampi portici, è ornata con 18 platani che creano la magia di una foresta nel cuore del villaggio, in particolare quando si accendono le luci della sera, suggestivamente attorcigliate ai rami delle piante. Nei giorni di mercato la piazza esplode di voci e di colori, in un antico rito reso solo più contemporaneo dalla varietà delle merci esposte. Dal tramonto in avanti sono le opportunità gastronomiche a dominare lo scenario. Vanno assolutamente segnalate: ‘La Fabrique Givrée’ (al civico 27), gelateria sontuosa con sapori arditi e più tradizionali, e il ristorante ‘Terroirs’ (civico 5, tel. 0033.466034190), eccellenti sapori regionali ma anche boutique gourmande. Durante il giorno i negozi espongono i prodotti sotto i portici, e non mancano le suggestioni più originali, come quelle proposte dalla libreria ‘Le Parefeuille’ (civico 7) e dall’emporio ‘Sud Etoffe’ (civico 15) con stoffe, cotoni e oggetti per la casa che hanno l’inconfondibile sapore del sole. In questa terra orgogliosa si intrecciano passioni profonde e la storia ha lasciato segni indelebili. Nei colori della Feria o sotto i platani di una piazzetta medievale, osservando l’imponenza delle Arene o i drappeggi in vetro di un museo appena inaugurato, l’Occitania ha sempre un cuore antico che batte al ritmo del presente. È tempo di un viaggio nel sud della Francia.

(Foto di MARCO CARULLI)