La nazione della rinascita perpetua

Primavera 1985, arrivo in serata alla stazione centrale di Varsavia: il deserto, tutto chiuso, luci basse, coppie di militari armati a sorvegliare i treni e il niente, con uno sguardo distratto verso noi, provenienti da Vienna. Poi, all’uscita, vedo un caffè aperto, l’unico, e come clienti due giovani con lo sguardo basso. Al tavolino due bicchieri con l’acqua calda e una sola bustina di tè, che si passavano tra di loro. Avverto l’imbarazzo, volto le spalle ed esco nel buio, benvenuto a Varsavia.

13 giugno 2024, quasi quarant’anni dopo, medesima stazione, pomeriggio inoltrato. Folla, negozi, punti ristoro. Se guardi e non ascolti le voci, potresti essere a Milano, Parigi o Madrid. Esci e, dietro le tue spalle, fanno bella mostra di sé i grattacieli di downtown: l’esibizione più evidente di una nazione locomotiva dell’Europa orientale, prezioso ponte tra est e ovest: magnifica nello stretto intreccio tra modernità e tradizione.
In quel viaggio del 1985 mi ero recato nella chiesa dove predicava padre Jerzy Popieluszko, 37 anni, ucciso dalla polizia di stato. Il luogo trasformato in tempio dai militanti di Solidarność. Una ragazza mi mostra le foto di folle immense con un omino piccolo che, pregando e arringando, cattura l’attenzione di tutti. Non sa come spiegarmelo, poi dice: «Questa è…Questa è…Patria!», già perché le messe di Jerzy furono le prime picconate al Muro. Tre anni più tardi l’elezione al soglio pontificio di Papa Wojtyla fu un altro colpo per il regime: nel 1989 il muro smise di prendere picconate e crollò.
Ecco, per capire veramente la Polonia di oggi occorre ripassare la storia di ieri, e anche di ieri l’altro. Storia che riappare, coi suoi personaggi, tra le vie, le piazze e i palazzi della nazione di oggi. Ho sempre pensato che una guida – umana, di carta, online, o di artificial intelligence – funziona se ti fa “vedere i fantasmi”. Se quei protagonisti di vicende lontane, o più vicine, escono dai muri e dalle porte per osservarti e avvicinarti, per farti vedere un mondo che non c’è più, il loro mondo.

E io, vi giuro, in questo viaggio ho incontrato Casimiro il Grande, l’altrettanto grande Pilsudski, Schindler con la sua lista, gli ebrei della più grande comunità al mondo, e ancora gli ebrei che affrontarono i nazisti con pietre e coraggio, poi padre Jerzy, poi Giovanni Paolo II…
La storia di un’aquila che guarda a occidente
Polonia, una terra di campi infiniti e città fortificate, ha vissuto secoli di turbolenze e rinascite. La sua storia è un intreccio di orgoglio e resistenza, un romanzo di lotta e speranza. La geografia e la geopolitica non sono mai stati un elemento favorevole.
La terra dell’aquila con le ali spalancate (emblema sin dal medioevo) ha sempre avuto il capo rivolto a ovest, come nella ricerca ostinata di un destino europeo. Però la mancanza di confini naturali l’ha messa nelle mire dei tre grandi imperi continentali: Austria, Russia e Germania.

Le pagine di storia cominciano a sfogliarsi mille anni fa. Il cristianesimo unisce nel 966 la nazione sotto una fede comune. Cracovia, con le sue torri e i suoi mercati, divenne il cuore pulsante del regno. Nel 1364 Casimiro III il Grande fondò l’Università di Cracovia, uno dei più antichi istituti di istruzione superiore d’Europa. Nel 1503 Nicola Copernico osò sfidare le stelle stesse, proponendo che il sole, non la terra, fosse al centro dell’universo.

Il Seicento e il Settecento videro crescere la comunità ebraica, che assunse grande rilevanza culturale e demografica. Il XVIII secolo portò la tragedia delle Partizioni e la Polonia venne divisa tra Russia, Prussia e Austria. Jean-Jacques Rousseau scrisse: «Polacchi, se non potete evitare di essere inghiottiti, potete evitare almeno di essere digeriti».
Nel 1918 la Polonia riacquistò la sua indipendenza. Varsavia divenne la capitale di un nuovo inizio, ma il sollievo fu breve. Nel 1939, con l’invasione della Germania e dell’Unione Sovietica, ebbe inizio la Seconda Guerra Mondiale. Varsavia fu distrutta, il ghetto ebraico raso al suolo, milioni di abitanti persero la vita. Dopo, la Polonia – “spostata” verso ovest per desiderio di Stalin – cadde sotto l’ombra del comunismo.
Il resto è storia recente. Con il “papa venuto da lontano” e Lech Wałęsa icone della libertà ritrovata. Tappe più recenti: l’ingresso nella NATO e nell’UE, 1999 e 2004. Per Isaac Singer: «La Polonia è una terra di mille storie, di mille culture, tutte intrecciate in un mosaico di dolore e bellezza».
Il nostro viaggio punta verso le due città più emblematiche del paese: Cracovia, la prima capitale, risparmiata dalle devastazioni della guerra, polo culturale e artistico di levatura assoluta, e Varsavia, l’imprescindibile, il luogo della storia e della memoria, risolutamente affascinante nella sua propensione al nuovo.
La città dell’ermellino
Per Henryk Sienkiewicz: «Cracovia è un libro aperto della storia polacca, scritto con monumenti, strade e piazze». Per Wislawa Szymborska: «Cracovia è una città di poesia, dove ogni pietra e ogni angolo ha una storia da raccontare». Alcune mai rivelate, come testimoniò Joseph Conrad.

Dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO già nel 1973, il centro storico della città è un osanna al Medioevo e al Rinascimento, come lo sono le città del Veneto e della Toscana, che in qualche modo lo ricordano. Questi i capolavori da ammirare trattenendo il respiro. Rinek Glówny, la più grande piazza medievale d’Europa, espone, nel suo centro Sukiennice, il mercato dei tessuti, che da 700 anni non ha cambiato vocazione. Il Castello Reale di Wawel, situato sulla collina che domina la città, che include la cattedrale dove vennero incoronati e sepolti numerosi sovrani. Capolavoro di abbagliante bellezza la Cappella di San Sigismondo; nella Cripta di San Leonardo celebrò la sua prima messa Karol Wojtyla. La Basilica di Santa Maria, nella Piazza del Mercato, deve la sua notorietà universale all’altare in legno scolpito da Veit Stoss.

La storia di Cracovia si intreccia, a partire dal XVI secolo, con quella della comunità ebraica, che ebbe la sua “città nella città” a Kazimierz. Durante il Seicento e il Settecento fu un vibrante fiorire di attività religiose, culturali ed economiche; vennero edificate sinagoghe, scuole e istituzioni comunitarie. Durante l’occupazione nazista gli ebrei furono sterminati e deportati, per non tornare mai più a Kazimierz, che oggi resta un fascinoso (per certi aspetti misterioso) luogo della memoria. Dove i “nostri fantasmi” sono ansiosi di raccontarci la loro storia in ogni vicolo e dietro a ogni uscio. Mentre la Kazimierz di oggi – accattivanti ristorantini, negozi vintage, mercatini, gallerie d’arte, atmosfera bohémien – si incontra nella via Szeroka e in Plac Nowy.

Dove la tragedia del popolo ebraico si respira a pieni polmoni, è nell’ex fabbrica di Oskar Schindler, personaggio celebrato da Steven Spielberg, nel film vincitore di sette premi Oscar. L’edificio racconta le vicende dall’anteguerra alla fine del conflitto. Filmati, fotografie, cimeli, ma, soprattutto, allestimenti multimediali, trasportano il visitatore fino all’essenza dell’orrore, in compagnia di fantasmi mai così reali. Subito fuori Cracovia la visita d’obbligo è alle Miniere di Sale di Wieliczka. Un vero e proprio viaggio “verso il centro della terra”: gli impianti si estendono per oltre 300 chilometri di gallerie, arrivando a una profondità di 327 metri.

L’origine, leggendaria, le vuole concepite dalla principessa Kinga nel XIII secolo. La meraviglia coglie il visitatore metro dopo metro e lo spettacolo è garantito dalle formazioni minerali (che ricordano la neve e il cristallo), ma più ancora dalle opere in sale realizzate dai minatori nel corso del tempo: scene mitologiche, rappresentazioni del loro lavoro, infinite scene religiose. Il capolavoro assoluto è la gigantesca cappella di Santa Kinga, un pantheon della fede senza eguali, almeno come collocazione. Indimenticabile.
Lascio Cracovia con negli occhi La Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, l’opera del genio toscano che amo di più, conservata nel Museo Czartoryski. Quell’eleganza nel gesto, quell’uso delle sfumate, quel realismo delicato, quel senso di vitalità inimitabile, sono un omaggio implicito dell’arte italiana alla Polonia.
Varsavia, la sempre nuova
E adesso poco meno di tre ore in treno per arrivare a Varsavia, la capitale. Città da scoprire che ti lascia l’anima in costante movimento, per quella impressionante mutevolezza di scenari che si coglie in un quotidiano sliding doors; oggi tra le metropoli europee più interessanti.

«Varsavia è un miracolo di rinascita, una città che si è sollevata dalle ceneri della distruzione per diventare un simbolo di speranza e resilienza», scrive Norman Davies, uno che di storia se ne intende. Per il re dei reporter, il polacco Ryszard Kapuściński: «Varsavia è un laboratorio della storia, dove il destino di una nazione è stato scritto e riscritto».

Nel 1596 fu Sigismondo III a renderla, per la prima volta, capitale. Da allora Varsavia segue il destino dell’intera nazione. Alla fine del secondo conflitto mondiale due rivolte tatuano a sangue la capitale polacca: quella del Ghetto e poi quella di tutta la città, durata 63 giorni, terminata col massacro degli abitanti e l’abitato raso al suolo. Mentre i russi, i nuovi dominatori, attesero gli eventi, senza intervenire, dall’altra parte della Vistola. Dopo l’armageddon la città ricostruì meticolosamente il centro storico e divenne simbolo della resistenza contro il comunismo. Poi, finalmente, la libertà; e la nuova Varsavia.
A noi l’ha raccontata Joanna Bonini, (www.guidadivarsavia.it, blog in italiano con infinite informazioni). Dalle sue parole la città e dei sovrani e del popolo, degli antichi palazzi ricostruiti e dei nuovi edifici in vetro e acciaio che si alzano verso il cielo, è diventata un libro di parole, di racconti, di narrazioni, dove i “fantasmi” non mancavano mai, amichevoli, solerti nel farsi conoscere. Kapuściński amava dire che il reportage è un’opera collettiva, che scriviamo con chi ci accompagna. Per noi Joanna è stata molto più di una guida, il medium ideale per una città complessa, senza sintesi ma infiniti contrasti.
Ed eccoci alla top 5 di Varsavia. Pronti, via! Zamek Królewski, il Castello Reale. Imponente, austero ed elegante al contempo, è stato ricostruito in ogni minimo dettaglio, tanto da non far pensare che l’amorevole intervento sia avvenuto. Gli interni ci restituiscono la ricchezza di una grande monarchia rinascimentale del Bellotto, che vennero utilizzate per la ricostruzione.
Rynek Starego Miasta, la piazza del Mercato delle Città Vecchia; anche questa è una magistrale copia conforme dell’originale. Qui si trova la Sirena di Varsavia, il simbolo della città, creatura mitologica e guerriera che leva la sua spada contro i nemici.

Łazienki Królewskie, il parco Lazienki, è, coi suoi 80 ettari, il polmone verde della città. Luogo magico e nostalgico ricorda la figura di Stanislaw August Poniatowsky, ultimo re polacco. Di grande suggestione il celebre Palazzo sull’Acqua, tra i pochi edifici storici risparmiati dalla guerra. Ogni estate a Lazienki si tengono concerti di pianoforte dedicati a Fryderyk Chopin, approdo privilegiato dei massimi interpreti mondiali. Il Museo Polin sulla storia degli ebrei polacchi è una struttura di abbagliante efficacia architettonica, che racconta mille anni di vicende, dal medioevo alla contemporaneità.
La centrale elettrica di Varsavia, conosciuta come Elektrownia Powiśle, è situata nel quartiere Powiśle. Costruita tra il 1904 e il 1907 venne chiusa negli anni 2000; a quel punto iniziò un formidabile processo di riqualificazione e trasformazione, che mantenne il fascino originale degli impianti inserendo spazi commerciali e per eventi culturali, ristoranti, uffici, centri benessere, un hotel e appartamenti con vista sulla Vistola. Elektrownia Powiśle è oggi un simbolo della capacità di Varsavia di reinventarsi, mantenendo un originale equilibrio tra passato e futuro.

E ora il parco da cui osservare la città, che è anche il giardino sopraelevato più sorprendente d’Europa. Progettato dalla paesaggista Irena Bajerska, lo si può percorrere sul tetto della Biblioteca Universitaria della Città (BUW) ed è stato inaugurato nel 2022. L’obiettivo era creare un ambiente accogliente e rilassante per studenti, docenti e visitatori, integrando la natura con l’architettura contemporanea. Ovunque ponti, pergolati e sentieri che attraversano le diverse aree verdi. Siamo in un ambiente connesso con i più aggiornati dettami della sostenibilità, eppure onirico nel suo allestimento, quasi uscisse dalle pagine di Jules Verne, che centocinquant’anni fa immaginò un diverso futuro per il genere umano.
Il Greenwich Village di Varsavia
E adesso Praga, quartiere situato sulla riva orientale della Vistola, un tempo villaggio indipendente. A lungo considerato area fatiscente e pericolosa, oggi è un luogo bohémien e alternativo, tranquillo e colorato, caratterizzato da case in mattoni rossi, vicoli raccolti e romantici, giardini, piccoli ristoranti, case dismesse, chiesette raccolte, fiammeggiante street-art, cortiletti che esibiscono le antiche madonnine votive, apprezzate gallerie e negozi vintage. In gran parte risparmiato dai bombardamenti ha mantenuto la sua architettura storica, e noi lo abbiamo amato particolarmente.
Da visitare la Soho Factory, ex area industriale trasformata in moderno complesso culturale e creativo. Ospita gallerie d’arte, studi di design, teatri e ristoranti. Nel suo complesso si trova il suggestivo Museo Neon, che preserva ed espone le insegne dell’era comunista, al tempo le uniche fonti luminose della città. La vodka non è solo una bevanda, fa parte della storia e della cultura polacca: il Centrum Praskie Koneser ce la racconta in un museo dedicato. Oggi Praga è un quartiere sospeso tra passato e presente. La trasformazione, l’adeguamento degli edifici, ha lasciato spazio a una gentrificazione che, si teme, possa alterarne il contesto storico e identitario. Far coesistere questi elementi è una delle scommesse nella Varsavia dei prossimi anni.
La città verticale sfida il mondo
Abbiamo lasciato per ultima la città che punta dritta verso il cielo, quella con i grattacieli che ne hanno modificato per sempre lo skyline. Ansia da prestazione architettonica, coraggio urbanistico, la voglia di un nuovo che sia competitivo a livello internazionale.

Si inizia con un “vecchio nuovo” che fa da ponte tra passato e presente: il Palazzo della Cultura e della Scienza, regalo di Stalin ai polacchi nel 1952, uno dei più emblematici edifici del realismo socialista al mondo, certamente tra i più alti coi suoi 237 metri. Se gli abitanti lo hanno osteggiato per decenni ribattezzandolo “Il mostro” – nello spazio di fronte si tenevano le grandi parate del regime – in tempi più recenti hanno preso ad osservarlo con maggiore simpatia, imponendolo in tutto il merchandising turistico della città. Quel che è certo è che oggi si trova assediato da altre torri, firmate dai massimi architetti universali.
Ed ecco una sintetica mappa verticale. Warsaw Spire, la guglia di Varsavia, 220 metri di altezza, forma avvolgente mozzafiato, anno di costruzione 2016, progetto dello studio polacco Jaspers-Eyers Architects. Złota 44: 192 metri di altezza, anno di costruzione 2017, design distintivo e lussuoso, la torre residenziale più alta d’Europa, opera di Daniel Libeskind. Warsaw Trade Tower, anno di costruzione 1999, 208 metri altezza, sotto progetto dell’agenzia statunitense RTKL e dell’agenzia polacca Hermanowicz.

Varso Tower, anno di costruzione 2022, architetti Foster and Partners, attualmente il grattacielo più alto dell’Unione Europea, con i suoi 310 metri, antenna compresa. Q22, anno di costruzione 2016, architetti Kuryłowicz & Associates, nei suoi 195 metri ospita uffici e spazi commerciali, il suo design moderno e sostenibile è stato pensato per ridurre l’impatto ambientale. Rondo 1, anno di costruzione 2006, 192 metri di altezza, progettato da Larry Oltmanns, quando lavorava per la Skidmore, Owings & Merrill. InterContinental Warsaw, anno di costruzione 2003, architetto Tadeusz Spychała, 164 metri di altezza. Cosmopolitan Twarda 2/4, anno di costruzione 2014, 160 metri di altezza, progettato dall’architetto tedescoamericano Helmut Jahn. E infine Skyliner, anno di costruzione 2021, 195 metri di altezza, un progetto di APA Wojciechowski Architekci.

Nessuna città europea, negli ultimi vent’anni, ha concepito un simile sforzo urbanistico per conquistare il cielo. Inoltre la data delle edificazioni ha permesso di approfondire al meglio le tematiche di sostenibilità, creando i grattacieli più green del continente. Sono loro i biglietti da visita di una nazione che sa osare, e vuole raccontarlo attraverso la potenza visionaria garantita dall’unione tra vetro, acciaio e cemento armato. La più appariscente sfida verso il proprio futuro.
(Foto di MARCO CARULLI e GUIDO BAROSIO)
COMPAGNIA AEREA LOT POLISH AIRLINES
È una delle 12 compagnie aeree esistenti più longeve al mondo. Il primo volo con passeggeri risale al 1929, e oggi svolgono con successo la missione di vettore aereo globale.

La compagnia di bandiera LOT Polish Airlines offre viaggi comodi e sicuri a bordo di una delle flotte più giovani e tecnologicamente avanzate al mondo.
Grazie alla vasta rete di voli aerei raggiungono gli angoli più remoti del mondo, collegando Varsavia con aeroporti in Europa, Nord America e Asia.
Con la LOT potete raggiungere la Polonia con voli diretti da: Milano Malpensa; Venezia Marco Polo; Roma Fiumicino. Scopri tutta l’offerta sul sito.

