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#iosonotorino

di Tommaso Cenni

E sono dodici

Torino, 12 giugno 2020

Ho scritto undici cartoline da Torino, l’ultima una settimana fa. Finita la quarantena, terminate, o quasi, le costrizioni è venuto il tempo di riflettere (e agire) non più dentro casa nostra ma fuori. Già perché ci siamo resi conto che aldilà della porta di casa un mondo intero ci aspettava, e a noi quanto era mancato. Undici cartoline, non dodici, come gli apostoli e come tante altre ricorrenze simbolico-numeriche; si vede che doveva essere destino… e che dodici siano.

Questa è a tutti gli effetti la cartolina che non doveva esistere, e quindi un’ottima occasione per snaturare il tema e scrivere per una volta una cartolina per e non da Torino. Il mio personalissimo regalo alla città che amo di più al mondo, anche perché è il mio mondo.

Undici cartoline, non dodici, come gli apostoli e come tante altre ricorrenze simbolico-numeriche; si vede che doveva essere destino, e che dodici siano

Colgo l’opportunità al volo, e dentro la cartolina che non doveva esistere inserirò tante cose che non dovrebbero esistere ma che, per fortuna o sfortuna esistono, proprio come questa cartolina.

Non dovrebbero esistere partite di campionato senza una cornice di pubblico ma purtroppo, e tra poco ne avremo prova, possono esistere. Sotto a un palco o un maxi-schermo non dovrebbe esistere altro se non la felicità del momento, sicuramente non la paura di non tornare a casa. Nella mia bella Torino non posso inoltre tollerare che esistano giardini vuoti a pomeriggio senza bambini che si rincorrono o prendono a calci oggetti semi-sferici. Non dovrebbero nemmeno esistere le lacrime di una ragazza se non di felicità, rabbia o commozione. E non dovrebbero neanche esistere le birre servite calde e i chiodi per terra che aspettano la tua gomma.

In tutto questo d’altronde non mi immagino un mondo senza certe canzoni di Pino Daniele. Non riesco a capire come potrebbe esistere questo universo senza i colori del Po o senza le linguacce di Del Piero. E come potrebbero passare le serate ogni maledetta volta senza una birra e gli amici di sempre. Non capisco anche come faremmo a definire tale una realtà senza le lacrime di una ragazza a cui teniamo da poter asciugare. E proprio non mi immagino Torino vista con occhi diversi dai miei.

Senza occhiali vedrei tutto abbastanza sfuocato. Vedrei un mondo in fin dei conti diverso. E credo che alla fine le cose in sé siano punto e basta, la differenza la fa sempre come le guardiamo noi, e quanto siamo disposti a colorarle, per noi, per gli altri.

E sono dodici.