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Commercialisti

di Luca Asvisio

Presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili

I commercialisti dal 1988 al 2018

Fare, fare insieme, fare insieme al meglio

Torino, speciale 30 anni

Trent’anni di professione: sembra ieri. Trent’anni di attività ordinistica: quanti cambiamenti. In questo lasso di tempo, il mondo si è trasformato così tanto! Ogni risposta, oggi, deve essere immediata. Non c’è più tempo per pensarci su. Una mail, un SMS, un messaggio whatsapp inducono chi li invia a pretendere riscontri fulminei, e chi li riceve – anche nell’ambito dell’attività professionale – a non avvalersi più dell’analisi dei codici, del ragionamento e dello studio o, meglio ancora, del confronto con gli altri, ma a preferire una ricerca, spesso acritica, che la rete internet può assicurare su pressoché ogni argomento dello scibile. E allo stesso modo anche i clienti, sovente infarciti di mero nozionismo dalla navigazione sul web, diventano a loro volta esperti in ogni materia, contestando i consigli dei loro rispettivi commercialisti, avvocati o notai, in una proliferante autonoma ricerca ‘escapologica’.

Non è questa la professione in cui ci riconosciamo perché, di fatto, non può essere definita tale. Senza dimenticare che i tempi sono cambiati e che non possiamo rimanere ancorati agli archetipi del passato, i professionisti sono coloro che assicurano alla collettività prestazioni intellettuali specialistiche di competenza elevata. E per fornire questo genere di servizio, oggi più di ieri, sono necessarie formazione continua e disciplina che un’attività ordinistica adeguata può contribuire ad assicurare per distinguersi in un mondo sempre più caotico. È questo il messaggio che in trent’anni l’Ordine dei Commercialisti della città, sotto la guida del suo amato presidente, Aldo Milanese, ha voluto esprimere alle istituzioni, provando a legarle sotto la denominazione di ‘Modello Torino’, la rete naturale delle professioni a supporto della collettività e del fare, fare insieme, fare insieme al meglio. Ognuno nelle proprie specificità, portando la propria esperienza e le proprie competenze; ognuno rammentando, nella propria individualità e tipicità, di essere parte di un progetto certamente variegato e declinabile ma, in primis, comune. Modello e non sistema, termine che, viceversa, unito al nome della nostra città ha assunto un’accezione negativa, vituperata, come sinonimo di consociativismo.

Modello quale sinonimo di riconoscimento, «schema di punti di riferimento – come recita il dizionario – ai fini della riproduzione o dell’imitazione, talvolta dell’emulazione». In un sistema sociale che sempre meno riesce a trovare esempi virtuosi e che, a partire dall’istruzione, lamenta la carenza di forze energetiche trainanti, la nostra professione, cresciuta numericamente dai circa 1.600 iscritti del 1988 – divisi nelle sue due componenti: dottori commercialisti e ragionieri collegiati – agli attuali 3.700 riuniti a seguito della fusione del 2008 nell’attuale unico ‘Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Torino’, continua a proporsi con passione quale riferimento per persone e imprese.

È l’eredità che ci ha lasciato il nostro ‘capo’ e che abbiamo raccolto cercando di non disperderla, consci della responsabilità che comporta: una rete di rapporti e relazioni, strumentali all’attività istituzionale e professionale, frutto del lavoro di accreditamento, non intermittente, promosso sul territorio rapportandosi a Enti, Imprese, Università, ponendosi come interlocutore retto ed etico, portatore di pensiero tecnico, attento alle esigenze di un tessuto economico e sociale in continua evoluzione.

Luca Asvisio

Nato a Torino nel 1965 e iscritto all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Torino dal 1991, ne è stato segretario dal 1997 al 2012 (con le presidenze Locatelli e Milanese), mentre dal 2017 ne è il presidente. Svolge ininterrottamente l’attività sin dalla pratica nello studio fondato dal dottor Alberto Dondona, di cui nel tempo è divenuto associato e di cui ha mantenuto la denominazione anche dopo la morte del suo maestro.