Torino, estate 2021
È ormai da parecchio – in attuazione di una legge delega del 2017 – che si dibatte sulla riforma della disciplina fallimentare, che avrebbe dovuto vedere da tempo la propria entrata in vigore ma che, anche a seguito delle note vicende pandemiche, è slittata al prossimo settembre.
Si tratta di una modifica strutturale della norma che comporta rilevanti innovazioni che vedono gli specifici territori doversi adeguare al fine di costituire i cosiddetti OCRI, gli Organismi di Composizione della Crisi, che hanno il compito di ricevere le segnalazioni e gestire la fase di allerta, nonché il procedimento di composizione assistita della crisi per le imprese diverse dalle imprese minori.
Tali organismi, costituiti presso le Camere di Commercio, richiedono la necessaria interlocuzione, oltre che degli enti camerali, di tutti gli enti datoriali e degli ordini professionali, nell’ottica di quella creazione della rete, a noi tanto cara, che rappresenta un quid pluris sempre più necessario per assistere il territorio e vederlo tornare a crescere, in un momento così delicato come quello che stiamo vivendo. Nello specifico, si tratta di un giusto tentativo di migliorare l’efficienza del sistema concorsuale che, se rappresenta un elemento di incertezza insito nella gestione stessa dell’impresa, va reso coerente con la normativa europea e transnazionale per evitare un freno agli investimenti senza pregiudicare gli interessi dei creditori.
In questo ambito le misure per rendere più accessibili gli istituti della ristrutturazione sono certamente fondamentali e vanno correlate con le misure per accelerare le procedure di liquidazione e favorire l’esdebitazione.
A esse sono strettamente connesse le modifiche del diritto societario, che già impongono agli organi amministrativi delle società di istituire assetti organizzativi idonei a intercettare la crisi e di attivarsi tempestivamente per il suo superamento, mentre agli organi di controllo impongono un ruolo di monitoraggio sul comportamento degli amministratori in caso di crisi, introducendo nel nostro ordinamento una forma di allerta endosocietaria che costituisce un valido ed efficiente presidio per l’emersione anticipata della crisi.
Da anticipazioni della presidente della Commissione Ministeriale, sembra però che il codice della crisi subisca un ulteriore slittamento alla prima metà del 2022 per consentire al legislatore di tenere conto delle indicazioni provenienti dalla direttiva comunitaria.
È questo, quindi, il momento per prepararci tutti insieme e far sì che questo cambiamento possa risultare proficuo e permettere soprattutto di migliorare ulteriormente il dialogo banca-impresa, che a tale normativa è inevitabilmente collegato. Tutti insieme, così come avvenuto con la legge sul sovraindebitamento delle piccole imprese e dei soggetti non fallibili, che ha portato alla creazione degli OCC, che stanno già operando in maniera seria e coesa sul territorio grazie alla collaborazione di ordini professionali, tribunali e organizzazioni antiusura.
Tutti insieme, nessuno escluso, per progredire ancora una volta con competenza e professionalità .
