Torino, inverno 2019
Nella classifica 2019 sulla qualità della vita in Italia Torino ha recuperato ben 30 posizioni rispetto all’anno precedente. Ma, nei medesimi giorni, l’ISTAT certifica che questa è la città del Nord in testa per il reddito di cittadinanza. Se poi ascoltiamo i residenti sembra che turismo e cultura si stiano spegnendo. Però, come la mettiamo con le presenze alberghiere che registrano un trionfale +34,8% dal 2015? Il quadro appare confuso, ma sarebbe meglio dire complesso, perché, come sosteneva Aristotele, «una città è composta da tipi diversi di uomini; le persone simili non possono dar vita a una città ». Molto tempo dopo, era il 1784, Immanuel Kant scriveva: «Da un legno così storto come quello di cui è fatto l’uomo non si può costruire nulla di completamente diritto».
Il mood da rimettere al centro propone una città che può offrire tutto ma non è così grossa da renderlo irraggiungibile, dove un ristorante non è necessariamente new e cool, dove allo stadio ci sono più tifosi che spettatori, dove un teatro è semplicemente un grande teatro
Richard Sennett, il massimo studioso in materia di urbanistica, insiste sul medesimo concetto: «Una città è storta e sbilenca perché è diversa e molteplice e contiene al suo interno disuguaglianze accecanti. Signore snelle e slanciate consumano i pasti al ristorante a pochi isolati dal punto di ritrovo di netturbini esausti e stremati. Infine, genera pressioni ad alto livello di stress». Ecco, non abbiamo strumenti di lettura perché non li possiamo avere. In più, a Torino, sembra esistere un’incolmabile distanza tra reale e percepito. Che si traduce in contrapposizione tra fazioni avverse, entrambe con ragioni fondate. I medesimi provvedimenti – quelli che esaltano la Torino ‘ciclabile’, ad esempio – suscitano il plauso dei ciclisti ma il fastidio degli automobilisti e persino dei pedoni, che ritengono i fruitori delle due ruote liberi da ogni regolamento e sanzione. Le distanze tra reale e percepito possono accorciarsi se le azioni finalizzano l’obiettivo, come quando una squadra realizza un gol. Altrimenti si resta a metà del guado. Artissima è una fiera di assoluto rilievo, ma da anni l’Oval è isolato nel nulla, ci si arriva a piedi tra container e penombra. La lotta all’inquinamento non può puntare solo sulle auto, quando sono i riscaldamenti (in particolare quelli dei grandi edifici pubblici e privati) a creare i danni maggiori. Cioccolatò registra numeri da record, ma abbiamo portato in centro un mercato dal quale i nostri artigiani di qualità sono fuggiti. Tre esempi per un valore metropolitano lasciato incompiuto. I maggiori urbanisti suggeriscono di accordare due concetti: la ‘ville’, l’insieme degli edifici che costituiscono l’hardware, e la ‘cité’, il valore immateriale e umanistico che caratterizza l’anima e lo spirito, in sostanza il genius loci. Nel panorama internazionale Torino è una ‘città media’, un ruolo sul quale puntare con decisione, perché oggi sono proprio queste a essere vincenti.
Secondo la graduatoria 2019 di Monocle scopriamo che Zurigo (metà degli abitanti di Torino) è al primo posto. Ma in altre classifiche troviamo Manchester, Lione, Nantes, Anversa (tutte intorno ai 500mila abitanti) e Austin (950mila), la piazza emergente degli States. Per una sintesi ideale tra ‘ville’ e ‘cité’ occorre prendere nota delle trasformazioni. Oggi i millennials trascorrono a casa il 75% del tempo in più rispetto alla generazione X (che detiene tutto il potere) e le tribù metropolitane mostrano un crescente fastidio per il controllo tecnologico: gestione dei dati, accumulo delle informazioni, scomparsa del contante, eliminazione del contatto umano. Vien da dire: il rigetto dal troppo smart. Forse il mood da rimettere al centro propone una città che può offrire tutto ma non è così grossa da renderlo irraggiungibile, dove un ristorante non è necessariamente new e cool, dove allo stadio ci sono più tifosi che spettatori, dove un teatro è semplicemente un grande teatro. Ecco, il teatro. Che noi abbiamo sempre amato e che in questo numero a cavallo tra i due anni mettiamo al centro di Torino Magazine. La storia del Teatro Regio è davvero ‘cité’ e ‘ville’ allo stesso tempo: arte e genius loci, ma anche lavoro e macchine di scena, poesia e sudore. E col Regio vi raccontiamo la storia e i progetti di Sebastian Schwarz, il nostro primo sovrintendente rock. Il volto di copertina è quello di Raoul Bova: un ospite della nostra città che ha saputo amare Torino nel suo soggiorno. Lui rappresenta il cinema e la televisione, come Violante Placido, che troverete tra le nostre interviste. Il cinema è il mito che racconta le città al mondo. Torino ‘città del cinema 2020’ ha sempre creduto in questa magia, che è arte e concretezza. ‘Ville’ e ‘cité’, come nelle pagine di Torino Magazine, un buon posto per sfogliare il domani.
