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#iosonotorino

di Walter Comello

Flap flap flap di una bandiera

Torino, 25 aprile 2020

“Che rumore fa una bandiera?”. Chiedeva un bambino con le guance sporche di terra come le sue mani ad un soldato di ritorno dalla guerra nella sua Torino.  “È difficile spiegarlo perché sventola nel cuore, ma quando sarai grande lo capirai”. Così rispondeva il soldato ripiegandola con cura e infilandola sul petto, dopo essersi sbottonato i primi due bottoni della giacca. Bisogna avere un cuore sufficientemente grande per contenerla, perché lei non ama i luoghi troppo stretti. Ama le cariche di cavalleria, è lì che trionfa al suono della tromba, condivide il fango con gli zoccoli dei cavalli, attraversa il fumo nero dei cannoni e orienta l’azione delle spade.

La bandiera non si arrende, ha la dignità del suo rango e del suo ruolo, dà forza e unisce nelle difficoltà

Travolge le avversità, penetra il costato del nemico, asciuga le lacrime dei sopravvissuti, ricopre il corpo degli eroi. Non scende da cavallo fino alla fine della battaglia, tutto o tutti possono perire tranne la bandiera, è lei a rappresentare il valore del sacrificio per l’indomabile fine, è lei a gridare per prima alla vittoria. La bandiera sventola sempre contro il vento e, quando il suo tessuto è buono e ben cucito, non si strappa mai, neppure quando è in cima all’albero di un veliero dalle vele strappate dalla tempesta. È coraggiosa, è temeraria, si eccita nel pericolo, stringe i denti sapendo che il suo compito è essere eroe ed immortale come un dio. Per questo è sacra e ciò che è sacro e eterno e inviolabile. A volte sconfigge la ragione, altre volte non la tiene neppure in conto. La bandiera non si arrende, ha la dignità del suo rango e del suo ruolo, dà forza e unisce nelle difficoltà. A lei si elevano gli occhi di chi non sarà disposto ad abbassarli nella sconfitta. A lei alza gli occhi l’ultimo uomo, mentre raccoglie le forze per piantare l’asta nella pozza del suo sangue e chiuderli in un ultimo meritato abbraccio.

Una volta ho letto una frase di un antico monaco guerriero che diceva che non sono il vento o la bandiera a muoversi, ma la tua mente. Abbiamo bisogno di una bandiera, solo di una bandiera e che torni a sventolare sui nostri balconi, ma tutti i balconi e ci resti anche quando tutto questo sarà finito. Un vincitore è un sognatore che non ha mai smesso di sognare, diceva Nelson Mandela, sicuramente nei suoi sogni c’era la sua bandiera… e poi tu diventi come lei.