L’autunno è la stagione del vino (se ne esiste una), o meglio è la stagione della buona cucina, quella in cui la nostra amata tradizione piemontese si esprime alla grande a tavola; e di conseguenza, non vuoi accompagnare tutto ciò con un bel bicchiere di vino?
Settembre è formalmente il mese della vendemmia, anche se in realtà oggi si inizia a vendemmiare in estate e alle volte si finisce anche a ridosso dell’inverno. Il periodo insomma varia, in base al clima, ai territori, alla tipologia di uva, alle strategie di raccolto.
Il termine vendemmia deriva dal latino, ed è un composto: da una parte abbiamo vinum (il vino che in greco era oinos) e dall’altra il verbo demere, che si rifà alla sfera semantica del prendere, levare… Dunque la vendemmia è letteralmente quando si “prende il vino”. E lo si può fare un po’ quando si vuole (o quando si deve), anche di notte per esempio, una “moda” che oggi sta prendendo sempre più piede.
Chiaramente una grossa differenza la farà l’emisfero in cui vendemmierete: nel nostro (quello boreale) il periodo è il sopra citato, in quello australe si parla di un momento compreso tra febbraio e aprile. Così lo sapete.
Un tempo la vendemmia era unicamente un processo manuale che coinvolgeva molti braccianti (spesso stagionali), oggi parecchie aziende si affidano a soluzioni meccanizzate; anche se il ritorno a tecniche di raccolta “classiche” sembra tornato in auge, e anzi dona appeal alle etichette. L’importante è che in ogni caso la vendemmia avvenga bene, con rispetto non solo del lavoro da svolgere, ma anche della natura che comunque vada ogni anno ci ri-propone il miracolo del vino.
Ora che la vendemmia è passata, in corso o in trepidante attesa, vi portiamo 5 consigli dal nostro Piemonte per mettere in tavola cinque rossi azzeccati
Per gli antichi romani era un appuntamento imprescindibile, che mescolava sacro e profano: i vinalia rustica. Feste che a metà agosto celebravano Giove e Venere attraverso il rito della vendemmia.
Cinema, letteratura, poesia: la vendemmia (e più in generale il vino) è parte integrante della cultura e della storia degli italiani, specie in campagna. Vino da festa, in casa o popolare; vino da aggregazione, da solitudine o meditazione; da ricorrenza, brindisi o ricordo. D’altronde: «La nebbia a gl’irti colli, piovigginando sale, e sotto il maestrale, urla e biancheggia il mar; ma per le vie del borgo, dal ribollir de’ tini, va l’aspro odor dei vini, l’anime a rallegrar», perché anche in uno dei grandi cult della scuola da piccoli, nelle parole di Carducci, si celebrano vino e vendemmia.
Oggi la vendemmia, come lo stesso vino, è una questione spesso ben più grande di noi; perché globale come tutto il resto, perché diversissima in base a tradizioni e latitudini. Perché il vino ora è rosso, bianco, aranciato, frizzante, fermo, naturale, biologico, biodinamico, eccetera eccetera.
Ma noi ci fermiamo un momento, in questi giorni di funghi, freddo esploso all’improvviso, voglia di stufati. Ora che la vendemmia è passata, in corso o in trepidante attesa, vi portiamo 5 consigli dal nostro Piemonte per mettere in tavola cinque rossi azzeccati (un giorno forse approfondiremo altre “tonalità”); e ogni consiglio è pensato per un’occasione specifica (ma voi fate come vi pare), ovvero per un appuntamento galante, un pasto frizzante con amici, una cena tra curiosi, un pranzo domenicale con la famiglia, un ritorno a casa tardivo. Si parte.
Per un appuntamento elegante
Qui bisogna fare bella figura, quindi il target economico si alza un pochino, ma con una buona bottiglia al vostro fianco niente è impossibile.
Abbiamo detto rosso, ma il consiglio è non “strafare”, quindi senza diventare eccessivi, ci si affida a un imbattibile barbaresco del nostro Piemonte. Vanno benissimo anche con meno di dieci anni, e puntando su ottimi nomi come Valter Bera, Sottimano, Prunotto, Ceretto… Troverete ottime bottiglie, ma occhio ai prezzi: esistono barbareschi fenomenali, a prezzi corretti, non fatevi prendere in braccio. Detto ciò per profumo, struttura, fascino (anche nel colore) e capacità di innalzare ogni pasto, il barbaresco è sempre una scelta appropriata. Vi mostrerete eleganti, sicuri, con una vostra identità; senza diventare ruffiani.
Per un pasto frizzante con gli amici
Il termine “frizzante” non è messo lì per caso, ma ben si addice al nostro secondo consiglio firmato Valfaccenda. Questa cantina oltre a produrre etichette molto interessanti, è anche una bella case history. Di passione e di voglia di riappropriarsi della terra per riportare in tavola con idee e metodi contemporanei, il vino dei nostri nonni. Un risultato molto curioso è Vin da Beive, uno dei simboli dell’ideologia Valfaccenda. Letteralmente significa “vino da bere”, e si tratta di un rosso frizzantino, allegro, piacione, divertente. Pensato proprio per bere in compagnia. Con il tappo in latta e con il formato obbligatoriamente da 1 litro. Cifra tonda perché qui la mission è pensare il meno possibile: niente mezzi numeri od orpelli, ma tanto spasso in compagnia. Ideale appunto per bere con gli amici, di fronte a pane e salame, bruschette, formaggi.
Per una cena tra curiosi
Per il terzo consiglio ce ne andiamo in provincia di Biella. I curiosi che abbiamo invitato a cena si intendono anche un po’ di vino e sono molto pignoli. Tocca stupirli con un po’ di storytelling, e quindi raccontiamo una storia di coraggio, in cui terreni e vigneti ormai abbandonati da decadi vengono recuperati per farci un vino temerario, forte e strutturato, come la terra, dura, da cui nasce. Ci presentiamo a tavola con un vino “nuovo”, non convenzionale, elegante, che parla anche oltre odore e sapore: un Bramaterra della cantina Roccia Rossa Wines. Rosso importante, che strizza l’occhio a vini che già conosciamo, ma che ha un’identità tutta sua. Se poi da mangiare c’è qualcosa di ricco, questo Bramaterra si rivela ancora più azzeccato. Per ora non lo conoscono in moltissimi, ci si fa un’ottima figura.
Per un pranzo domenicale in famiglia
La situazione è la medesima: attorno alla tavola di domenica ci sono all’incirca dieci persone, tutti parenti, ma tu il vino lo porti per il nonno. Sarà lui la prova del nove, il pollice verso l’alto o verso il basso, come al Colosseo. Allora, dato che è stato vitigno dell’anno 2022, scegliamo una freisa. Siamo classici ma non banali, perché la freisa è vino antichissimo, declinato in modo atipico al femminile (la freisa), e si sta scrollando di dosso l’ingiusto marchio di vino “mediocre”, togliendosi anche diverse soddisfazioni in svariate manifestazioni enologiche. La Freisa sa essere un ottimo vino quando è fatta bene. Voi affidatevi a una bella etichetta come Cascina Gilli (Castelnuovo Don Bosco) e il nonno sarà felice.
Per un ritorno a casa tardivo
La scena è questa: tornate a casa stanchi dopo un’intensa giornata di lavoro. A casa nessuno. Il protocollo è chiaro (e rodato): pizza ad asporto, che non hai voglia nemmeno di toglierti le scarpe, e film di Martin Scorsese sul divano. Chiaro, la pizza chiama birra, ma stasera ti senti ispirato, e vuoi un calice di rosso. Deve essere buono, intuitivo, empatico, presente ma non ingombrante, capace di adattarsi a ogni situazione perché semplicemente buono, senza troppi giri di parole. Al cuor non si comanda, quindi optiamo per classico: barbera di Vinchio Vaglio; fate voi se una delle premiatissime o altre più “standard” ma ugualmente ottime. A Vinchio fanno barbera da una vita, e sanno fare il loro mestiere. Scelta sicura, serata top.
