Non ho mai apprezzato la locuzione “mangiare bene, spendendo poco”: sembra quasi che non si paghi ciò che si mangia, e poi questo “poco” viene definito tale in base a che parametri? Senza entrare nel filosofico-sociale ce la sbrighiamo utilizzando un più democratico “mangiare bene, spendendo il giusto”. Il giusto in che senso? Nel senso che ci verranno portati in tavola piatti preparati per bene, con materie prime di qualità, messe insieme non a casaccio ma secondo strutture alle volte secolari, e tutto ciò lo pagheremo il giusto, ovvero quanto vale (i margini si fanno con la quantità dei clienti).
E non importa se le tovaglie non saranno in tessuto, se i modi dell’oste saranno particolarmente “schietti”, i pavimenti di un’altra epoca e l’impiattamento non da artista della cucina. Ce ne faremo una ragione, spendendo e mangiando il giusto. Tutta questa deriva di parole a Torino fa spesso rima con il nome di un luogo che altrove non posseggono (o almeno non con questa definizione): la piola.
Le nostre trattorie-bar-osterie, tutte torinesi: un patrimonio da tutelare e valorizzare, che fortunatamente negli ultimi dieci anni è stato riscoperto e portato alla ribalta
Le nostre trattorie-bar-osterie, tutte torinesi: un patrimonio da tutelare e valorizzare, che fortunatamente negli ultimi dieci anni è stato riscoperto e portato alla ribalta. Ecco, non troveremo lusso o particolari comfort, però ci imbatteremo in piattoni di cibo buono, vibes di un’altra epoca, vociare diffuso e vino sfuso. Mica male eh… Molto vintage. All’estero le chiamerebbero “hipster”, e farebbero strage di cuori in quartieri tipo Shoreditch a Londra, perché sono ricche di quell’umanità che oggi pare diventata il bene di lusso più ricercato al mondo. Molto pittoresche!
Nel panorama ampio di alternative che Torino offre, ecco per voi 5 consigli in città, cinque piole per mangiare bene spendendo il giusto… Luoghi romanticamente efficaci e, diciamocelo, imperdibili.
Piola Da Celso
Partiamo da un paio di presupposti fondamentali: cercheremo di non utilizzare troppe volte la locuzione “ed ecco un grande classico”, perché, ognuna a proprio modo, queste piole sono tutte dei classici; inoltre, se vi approcciate a queste piole preparatevi a prenotare o a fare la coda, perché qui la gente viene a mangiare per davvero; e in ultimo, spesso e volentieri questo genere di piole vive nei quartieri, identitari e fuori dal centro. Faremo quindi un bel giro. Con questo bagaglio di nozioni possiamo cominciare: Da Celso incarna alla perfezione tutte queste caratteristiche. Via Verzuolo è tra zona San Paolo e Cenisia, zone di campanilismi a km0, fuori ovviamente dal centro. Zone di antipasti di salumi, peperoni e acciughe, piattoni di tajarin, campi di calcio e bar in cui si gioca ancora a carte. A noi di Celso fanno impazzire le spadellate dei primi, l’insalata russa e il salame cotto. E in effetti non solo a noi: Da Celso è frequentatissimo e soprattutto amatissimo, per i piatti, per l’autenticità, per il board femminile al timone.
Cianci Piola
Ecco, ci rimangiamo un paio di cose dette in precedenza: Cianci è una piola più “moderna”, almeno a livello storico, è in centro (a due passi dal Duomo), ma assolutamente vera sotto tutti i punti di vista. In non molto tempo ha conquistato il cuore di ogni torinese, grazie a un mood “senza pretese”, che di pretese ne avrà pure poche, ma di certezze ne offre parecchie. La coda in piazzetta IV Marzo ogni giorno ne certifica quotidianamente il successo. Cianci è un cult: un modo molto intelligente per raccontare la piola alle nuove generazioni; azzardiamo, forse il modo migliore per raccontare questo mondo a chi di piole non sa nulla. Sì, perché Cianci parla al mondo, ma lo fa con quell’accento torinese che solo da torinesi non percepiamo, ma che quando uno viene da fuori lo sente subito. Vai con l’antipasto: peperone, acciughe al verde, tomini… Poi buttati sugli gnocchi. Parole d’ordine: buon cibo, bella compagnia, prezzi modici.
Trattoria Bar Coco’s
Vicinissima al centro sì, ma parte di San Salvario e testimone del quartiere che fu: ecco Coco’s. Verificate gli orari perché chi li capisce è bravo, ma un po’ di impegno vale assolutamente il pasto. Il premio è un viaggio nel tempo, immersi tra una montagna di fotografie e un ambiente che appartiene veramente ad altre linee temporali. Il menù è alla lavagna, noi ci abbiamo portato degli amici “di fuori” e sono impazziti. Vintage, autentico, grezzo e pure poetico: tutto pare in disordine e invece è esattamente dove dovrebbe stare. L’ultimo pranzo a base di pasta e fagioli che possa realmente meritarsi un sorriso largo come un piatto lo abbiamo fatto qui (dopo un po’ di fisiologica coda). I gastronauti a caccia di piole (quelli che provano Baffo in via Leinì e Ranzini in via Porta Palatina) passano da Coco’s, senza se e senza ma.
Trattoria Bon Bon
E a proposito di Baffo e Barriera di Milano, la Trattoria Bon Bon è per molti una delle migliori piole in città. Lo è per vocazione, per il quartiere che rappresenta, per il verde, per i peperoni con bagna, le robiole calde, le pere cotte nel vino. Lo è perché con una ventina di euro mangi, bevi e ti fai un giro per la tradizione gastronomica torinese. Atmosfera anni ’80, tanta gente seduta ai tavoli (ottimo segno), da parecchi anni questa trattoria è l’approdo sicuro di chi non rinuncia a mangiare bene spendendo il giusto. Un trattato di buona piola da mettere nel curriculum.
La piola d’le 2 surele
A pranzo mangi un menù completo con 10 euro. E fai un po’ di coda (che comunque scorre abbastanza rapidamente). Piatti pieni, ambiente spartano, servizio rapido, grande folla, cucina tipica. La sostanza qua la fa da padrone, e il mood è un po’ lo stesso del nome: è piemontese sì, ma lo capiscono tutti. In questa piola, un po’ atipica perché lungo fiume, dove Stura e Po si incontrano, si viene per mangiare, punto. Ci troverete una fauna variegata (con diversi camionisti sì), clienti tutti accomunati da un unico mantra: mangiare spendendo il giusto (che a pranzo è veramente poco, ecco lo abbiamo detto). Per la posizione inconsueta (un po’ fuori dal “mondo”), per i prezzi decisamente non salati, per i tajarin coi funghi, il salto dalle due surele è da fare.
