Ci sono pochi vini (e vitigni) che sentiamo più nostri della Barbera. La Barbera è il vino dei piemontesi, quello da tutte le occasioni, quello che i nonni allungavano con l’acqua (oggi i sommelier si mangerebbero le mani), che era anche un modo però per stare più leggeri e usarne meno. Oggi la Barbera sa essere ancora quel vino fieramente nazionalpopolare e allo stesso tempo un grande vino, finalmente apprezzato a dovere e presente sulle eccellenti tavole dei ristoranti piemontesi a cui siedono americani, francesi e tutto il mondo.

Per questo ci è piaciuta l’idea, all’interno di questo speciale food (che racconta le eccellenze enogastronomiche del territorio), di dedicare uno spazio anche a sua maestà la Barbera (o Barbera Mon Amour); da sempre e per sempre affianco ai piemontesi e alla sacra voglia di stare intorno alla tavola.
Dunque, per parlarne al meglio, ci siamo recati nell’astigiano. Perché? Per interpellare i custodi della Barbera d’Asti D.O.C.G., ovvero i produttori di Vinchio Vaglio, e nello specifico il direttore Marco Giordano: «La nostra storia comincia nel 1959, come Cantina Cooperativa, anche se la svolta vera avviene negli ’80, quando è nato il piano di rivalorizzazione della Barbera, attraverso il progetto “Vigne vecchie”, per recuperare vigne di almeno 50 anni e produrre Barbera di qualità. Quella missione la portiamo avanti ancora oggi».
La prima annata del nuovo corso risale al 1987, e da lì le piccole, grandi rivoluzioni di Vinchio Vaglio sono state parecchie: nel 2000 un nuovo modello commerciale e distributivo, nel 2008 un’intera nuova linea di imbottigliamento automatizzata (5000 bottiglie l’ora), nel 2011 un primo impianto fotovoltaico e nel 2024 un secondo per avere energia sempre più pulita e raggiungere l’indipendenza energetica.

Già perché insieme all’idea di prendersi cura del patrimonio enologico della Barbera (e degli altri vini), Vinchio Vaglio ha sempre messo il proprio territorio al centro di tutto: con le implementazioni alla sostenibilità e con le iniziative culturali (citiamo il progetto Nidi, pensato per salvaguardare la Riserva Naturale della Val Sarmassa, un percorso nel bosco adiacente la cantina, ideato dall’architetto Andrea Capellino; e gli appuntamenti dedicati allo scrittore Davide Lajolo, che a questa terra sarà sempre legatissimo).
Oggi Vinchio Vaglio è una realtà sia storica che innovativa, custode di un passato importante e proiettata nel futuro. Conta 200 associati, 500 ettari di terra coltivata e più di 1 milione di bottiglie prodotte ogni anno (cinquanta le etichette, di cui 12 di Barbera).

Passeggiando nello spazio dedicato a clienti e visitatori, limitrofo alla cantina, si riesce a respirare l’intenso amore per questo mestiere che qui portano avanti con passione da quasi settant’anni. Un lavoro fatto di dettagli, conoscenza e pazienza che negli anni è stato riconosciuto a Vinchio Vaglio con svariati premi e riconoscimenti. Marco Giordano ne cita uno in particolare: «Abbiamo recentemente ottenuto la certificazione Equalitas, un rinomato standard in tema di sostenibilità nel mondo del vino; un tassello per noi importante perché fa riferimento non solo all’impegno ambientale, ma anche etico e sociale».
Ecco la morale: la Barbera (così come tutti i nostri vini) non è una questione “solo” di gusto o edonismo, ma soprattutto di responsabilità. Verso la terra e la cultura dei popoli, verso le generazioni che furono e quelle che saranno. Ricordatevelo la prossima volta che ordinate un calice di Barbera: dentro c’è un mondo straordinario.
