Il futuro poggia e affonda le sue radici nel passato. In un numero il cui focus verte sull’imprenditoria che guarda al domani, come non ricordare chi oggi è “passato” ma, a suo tempo, aveva uno sguardo coraggiosamente rivolto all’orizzonte? Giovanni Agnelli (senior) era nato a Villar Perosa nel 1866 e, conclusi gli studi classici, per breve tempo divenne commerciante di legnami e sementi, fino a quando decise di trasferirsi a Torino, dove conobbe alcuni aristocratici appassionati di meccanica e di automobilismo. Nel 1896 entrò come socio di capitale nelle Officine Storero, che costruivano biciclette, e l’11 luglio 1899 fondò, insieme ad alcuni investitori ben noti nel campo automobilistico, la Fabbrica Italiana Automobili Torino, conosciuta poi come FIAT.
Da lì in poi è storia nota. La sua visione andava ben oltre la semplice produzione di automobili. Agnelli comprese l’importanza dell’industrializzazione di massa e la necessità di creare un’azienda integrata verticalmente, che controllasse l’intera filiera produttiva. La sua lungimiranza si manifestò anche nella capacità di diversificare. Pur partendo dall’automobile, Agnelli estese rapidamente gli interessi FIAT ad altri settori vitali come l’aeronautica, i veicoli industriali, i treni e persino l’agricoltura, anticipando l’idea di un gruppo industriale poliedrico.
Anticipare i tempi puntando a una costante innovazione
Ma non è tutto qui. Già nei primi decenni del ‘900, Agnelli guardava ai mercati esteri, intuendo il potenziale di espansione globale per l’industria italiana, così come comprese l’importanza del welfare aziendale. Agnelli era ben conscio dell’importanza di un rapporto con i dipendenti, e fu così che investì in servizi e infrastrutture che legavano i lavoratori all’azienda, contribuendo a creare un modello di impresa che andava oltre la pura produzione.
Ma Secondo Fini, seppur molto meno conosciuto, e del quale è difficile trovare notizie biografiche, non gli fu “secondo”. Nato nel 1862, a Torino, fondò la Società Torinese Automobili Elettrici (STAE). Lo caratterizzavano la capacità di anticipare i tempi puntando a una costante innovazione tecnologica. In un’epoca dominata dai motori a combustione interna, Fini scommise sull’energia elettrica per il trasporto urbano. Già nel 1908 Torino vedeva circolare i suoi “taxi elettrici”, un’idea incredibilmente avanti per i tempi, che prefigurava l’attuale dibattito sulla mobilità sostenibile.
E furono proprio sostenibilità e innovazione nel trasporto pubblico a renderlo un precursore. Fini non si limitò infatti ai taxi. Fu pioniere nell’introduzione dei filobus, un mezzo di trasporto che combinava l’efficienza elettrica con la capacità di trasporto di massa, contribuendo così a modernizzare il sistema di trasporto pubblico torinese e a ridurre l’inquinamento atmosferico cittadino, molto prima che diventasse una preoccupazione globale.
Ciò che lo distinse dai suoi contemporanei (eccezion fatta proprio per Giovanni Agnelli) fu il coraggio imprenditoriale. Investire in una tecnologia emergente, e non ancora largamente accettata, richiedeva coraggio e fiducia nel futuro che certamente non gli difettavano. Giovanni ci ha lasciati nel 1945. Secondo nel 1927. Il primo riposa nella cappella di famiglia a Villar Perosa, mentre le spoglie del secondo sono custodite nel Cimitero Monumentale di Torino.
Entrambi hanno lasciato un’impronta indelebile a Torino e nel panorama industriale italiano, dimostrando una straordinaria capacità di anticipare le tendenze future.
