Quale occasione migliore di questo numero per ricordarli? Due giganti del nostro cinema, del nostro teatro e della nostra televisione, non facili da comprimere efficacemente in “poche” battute.
Vittorio Gassman (nato Gassmann) vide la luce a Genova il primo settembre del 1922, mentre Luigi (detto Gigi) Proietti nacque a Roma il 2 novembre 1940.
È inutile citare i loro successi, le straordinarie interpretazioni e le emozioni che hanno saputo regalarci nel corso delle loro carriere, che hanno caratterizzato tutta la seconda parte del secolo scorso dello spettacolo italiano (e non solo italiano).
Una lunga amicizia, la loro, che li ha accompagnati per moltissimi anni. Una stima reciproca, ma anche una consapevole conoscenza delle reciproche qualità umane e artistiche.
Siamo stati insieme in uno dei luoghi forse più brutti della terra
«Ci sono tre giovani interessanti: Carmelo Bene, Ernesto Colli e Luigi Proietti», disse Gassman intorno alla metà degli anni Sessanta, quando il “fenomeno” Proietti era poco più di un germoglio. Da allora si sono trovati spesso a condividere i set cinematografici, a partire da Se permettete parliamo di donne, del 1964, film a episodi in cui Gassman dà sfoggio del suo fregolismo recitativo e che segna il debutto cinematografico vero e proprio di Proietti.
In seguito, Gigi diraderà le sue apparizioni cinematografiche, concentrandosi principalmente sul suo grande amore: il teatro. Tuttavia le strade dei due si incrociarono ancora, soprattutto nel sequel de L’armata Brancaleone, Brancaleone alle crociate, del 1970, in cui Vittorio giganteggia come protagonista assoluto, e Gigi vi fa ben tre ruoli: Pattume, Colombino e, persino, la Morte.
Nel corso della puntata di 100×100 Cinema dedicata a Vittorio Gassman, andata in onda nel 2020 in occasione del ventennale della sua morte, Gigi si sofferma sulla loro comune esperienza su un set fuori dal comune, quello americano di Un matrimonio di Robert Altman, del 1978: «Io mi sono molto goduto Vittorio in un film che si chiama “Un matrimonio – A wedding” di Bob Altman, perché siamo stati insieme per circa un mese in uno dei luoghi forse più brutti della terra, sul lago Michigan, vicino Milwaukee. È una cosa incredibile quel posto… provoca depressione non soltanto fisica ma anche psicologica, perché intorno è tutto piatto! In quel film io facevo la parte del fratello minore di Gassman, e lo andavo a trovare in occasione di questo matrimonio, perciò mi sono aggregato più tardi al cast. Quando sono arrivato in America, Vittorio era esasperato: “Non ne posso più – mi disse, ed era un mese che stava lì – ho bisogno di stare un po’ in alto!”; e allora avendo scoperto che c’era un Luna Park lì vicino, mi portava sulla ruota per salire sempre più su, e dava dei soldi al gestore della ruota perché ci lasciasse su perlomeno dieci minuti!».
Un loro comune rimpianto è stato quello di non aver mai calcato insieme il palco di un teatro, tuttavia, domenica 15 aprile 1973, giornata di chiusura de Il trasloco, recital parabolico in due tempi e cinque giornate, spettacolo elaborato e animato proprio da Vittorio, per celebrare l’inaugurazione del Piccolo Regio di Torino, che diede luogo a una performance interpretativa di 51 ore consecutive, e che vide ospiti, per citarne solamente alcuni, Paolo Villaggio e Carmelo Bene, Italo Calvino e Mario Monicelli, nel corso della grande festa popolare di chiusura, Torino ebbe l’occasione di vederli insieme a teatro.
Torino “città del libro”, Torino “città del cinema”, Torino “teatro” di magici incontri.
