Io non credo alla moda che ti dice come devi vestirti dopo i quarant’anni, nemmeno a chi ti dà consigli su quanto debba essere lunga la gonna, corto il capello e scollata la maglia per invecchiare dignitosamente. Ognuno dovrebbe fare del proprio corpo e del proprio abbigliamento ciò che vuole: libero armadio in libero Stato.
Ho solo una regola che mi do e che do a chi mi legge al momento dello shopping: se andate in una catena di fast fashion acquistate solo se sapete pronunciare il nome della medesima catena, altrimenti non fa per voi. Tipo: se quella famosa insegna che inizia per B e finisce per A la chiamate Beriscia o Brescia, ecco non fa proprio per voi. Volendo potete fare della logopedia per sembrare più giovani, ma io suggerisco di evitare per non sembrare cringe agli occhi degli adolescenti. Tutto è cringe agli occhi degli adolescenti, anche che io stia scrivendo cringe.
Comunque io da Beriscia ci lascio pascolare mia figlia in libertà, mentre seduta in un angolo chiacchiero con il buttafuori (perché c’è un buttafuori in un negozio? Perché c’è la musica che manco Gigi d’Agostino ai bei tempi? Perché c’è la luce dei palazzetti dello sport? Sono tutte domande che non avranno una risposta e si perderanno come gocce di sudore sull’acrilico nei camerini) e osservo il florilegio di pellicce sintetiche realizzate scuoiando alcune delle leggende della mia infanzia, tipo Uan di Bim Bum Bam, Four e anche il Tenerone del Drive In.
Le mie amiche mi consigliano l’iscrizione a Vinted o gli acquisti da Humana. Sono scettica, devo ammetterlo, perché dieci anni fa ho letto insieme a tutte le donne della mia generazione che sapessero leggere un librino intitolato Il magico potere del riordino, di una certa scrittrice giapponese che ci invitava a raggiungere la serenità mentale buttando via il superfluo. Ho fatto fuori mezzo guardaroba con un senso di liberazione…
Dopo poco però è esplosa la moda del seconda mano… un caso? Secondo me un complotto. Siamo passati dal magico potere del riordino al magico potere del ricompro: ci stiamo ripagando le nostre stesse cose, ma al doppio del prezzo. Entriamo nei negozi vintage come Savastano in Gomorra al grido: ce ripigliamm’ tutt’ che è ‘o nuost! La commessa mi fa provare un cappotto di ottima annata, lo indosso, mi dice che mi sta benissimo, che è proprio il mio. Sì, mia cara commessa, in tasca c’è ancora lo scontrino di quando avevo 18 anni, è proprio il mio. Di nuovo.
