A volte, nelle città, non tutto appare in superficie. Ma ci sono predisposizioni, valori e vocazioni che rappresentano un percorso ininterrotto; da sempre innovativo, con un coraggio che verrebbe da definire spregiudicato, tanta è stata (ed è) la portata di interventi lungimiranti e rivoluzionari. Così la definizione “Torino Sociale” identifica, ma non completa, l’originalità e la portata di vicende che hanno arricchito la comunità, perché restitutive, inclusive, mai semplicemente assistenziali.
Il nostro modello – perché di modello si tratta – ha qualcosa di strettamente pragmatico, legato a una città operosa, ordinata, concreta, ma anche visionaria quando deve e quando serve. A Torino l’assistenza – religiosa oppure laica – ha sempre proposto la formazione e l’inserimento professionali come presupposti, e come basi, per l’ottenimento di un vero riscatto.
Da tempo seguo l’impegno di Padre Serafino Chiesa, salesiano di Santo Stefano Roero, padre missionario a Kami, in Bolivia. Arrivato nel nulla, col tempo ha edificato di tutto, compresa una centrale idroelettrica avveniristica, completata con l’impegno di ex ingegneri della Enel/Terna e della Andritz. Un giorno mi ha detto: «Sono contro qualsiasi tipo di elemosina. Li aiuti per un giorno e poi tutto finisce, non c’è sviluppo col denaro che arriva dall’alto. Occorre insegnare un lavoro, creare opportunità di lavoro. Solo così assicuri un futuro a chi non ce l’ha».
Ecco, è proprio questo il punto. Torino, in Italia e nel mondo, ha sempre operato in quella direzione. Perché è una città dove ti devi conquistare le opportunità. A Torino e ai torinesi mai nessuno ha regalato qualcosa, ma in tanti hanno spiegato come uscire dalle difficoltà, dall’indigenza, dall’esclusione. Un comune sentire di uomini di fede che si sono mossi (anche) come lucidi imprenditori, e di laici che si sono battuti con un fervore e una visione degna dei nostri santi sociali.
Torino Magazine – costantemente attento alle tematiche della bellezza, della cultura, del turismo e del lavoro – ha voluto mettere in primo piano uno scenario strategico. Leggerete l’intervento del sindaco Stefano Lo Russo, la storia dei santi sociali della città, l’intervista a Ernesto Olivero del Sermig… e molti altri contenuti. Tra i tanti protagonisti del territorio avrete modo di conoscere l’impegno di CPD (Consulta per le Persone in Difficoltà) l’ecosistema di Torino Social Impact e parecchie altre case history.
In tutto questo, la nostra cover non è un’immagine fotografica, ma un’idea. Quel bimbo che disegna la Mole ha un significato profondo di solidarietà, inclusione, restituzione. Per noi è “comunicazione buona” – quella che racconta i valori e li sostiene – contrapposta alla “buona comunicazione”, efficace, ma propensa solo alla valorizzazione dei risultati. Una differenza che traccia un solco.
