Nelle periferie di Torino, tra Mirafiori e Lucento, esiste un laboratorio sociale che ha trasformato spazi abbandonati in presidi vivi di comunità. È il lavoro della Fondazione AIEF, realtà che negli ultimi anni ha costruito un modello capace di intrecciare rigenerazione urbana e inclusione sociale, con risultati tangibili. «Ci dedichiamo al sostegno delle persone più fragili e alla promozione di comunità inclusive e solidali – racconta Tommaso Varaldo, fondatore e presidente della Fondazione – Non si tratta solo di assistenza, ma di creare contesti in cui bambini, adolescenti, anziani e persone con disabilità possano trovare opportunità concrete di crescita».

Due, come si diceva, i poli principali: il Centro AIEF di Mirafiori e il Castello di Lucento. Qui prendono forma attività educative e riabilitative per minori, interventi contro la dispersione scolastica, progetti per contrastare la povertà e fragilità degli anziani, percorsi di formazione lavorativa. «Abbiamo trasformato luoghi dimenticati in spazi aperti e partecipati – spiega Varaldo – È un processo nato dall’ascolto dei quartieri e costruito sui bisogni reali del territorio». Il cosiddetto “modello rigenerativo AIEF” parte da un presupposto preciso: la qualità degli spazi influisce direttamente sul benessere delle persone. «La cura e la bellezza dei luoghi sono parte integrante del percorso educativo e sociale. Rigenerare un edificio significa anche rigenerare relazioni, fiducia e senso di appartenenza». Un approccio che ha ricevuto riconoscimenti a livello nazionale ed europeo, consolidando AIEF come buona pratica nel campo della rigenerazione urbana.

I progetti in essere raccontano bene questa visione. Al Castello di Lucento convivono una caffetteria sociale, Mangianuvole, che offre lavoro a giovani con disabilità, un centro diurno per adolescenti con fragilità neuropsichiatriche e neurodivergenze, la Fattoria sociale del Castello con orto didattico e mini pony; gli spazi per percorsi educativi con le scuole. A Mirafiori, invece, si lavora sull’inclusione degli anziani, sul supporto alle famiglie in difficoltà (ad esempio col progetto dell’Emporio della Cartoleria Sospesa per la distribuzione di materiale scolastico a bambini in difficoltà economica), sull’educativa di strada per i più giovani anche con lo Sportello di Ascolto e Prescrizione Sociale. In entrambi i casi, gli spazi sono diventati veri hub di comunità, animati anche da eventi culturali come l’AmMira Festival estivo.

I numeri confermano l’impatto: tra il 2022 e il 2025 sono stati coinvolti 219 minori con fragilità, 512 persone vulnerabili, 1.650 bambini in povertà economica, 3.800 studenti e oltre 2.470 nuclei familiari.

«A fronte di 1,4 milioni di euro di donazioni, il valore generato supera i 4 milioni – evidenzia Varaldo – Ma il dato più importante è un altro: il 79% dei beneficiari dichiara un miglioramento significativo della qualità della vita». Un risultato che si regge su una rete di sostenitori composta da imprese, fondazioni e cittadini…
«Attraverso donazioni, lasciti e il 5×1000. Ruolo centrale è svolto poi dal Comitato dei Sostenitori AIEF che riunisce imprenditori e benefattori del territorio impegnati a sostenere la missione della Fondazione nelle periferie di Torino e nei progetti dedicati alle fragilità. Il contributo di chi crede nel nostro progetto è fondamentale – conclude Varaldo – Sostenere AIEF significa investire nel futuro delle comunità e nella possibilità concreta di non lasciare indietro nessuno».
(foto FONDAZIONE AIEF)
