A spasso per Torino alla più bella

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A spasso per Torino alla più bella

A spasso per Torino alla più bella

La Grecia olimpica

è l’organizzatrice del primo concorso di bellezza tra le dee dell’Olimpo. Non essendo ancora attivo il web per una consultazione popolare, viene rimesso l’incarico al giudizio di Paride, un pastorello, seppur di nobili natali (figlio di Ecuba e Priamo, re di Troia), subito avvicinato dalle dee con promesse hard che lo fanno impallidire. Perché, come dice Paolo Conte: «D elle tre la prima è dolce e paffuta la seconda ha una classe infinita e la terza un bell’andar leonino e muscolar, cosa devo far?». Così, per togliersi d’impaccio, Paride prende un pomo e lo lancia dicendo «Alla più bella». Il pomo tocca ad Afrodite, che ha promesso a Paride la donna più avvenente della terra; così Elena, promessa sposa al re Menelao, si innamora di lui scatenando il putiferio. Troia viene distrutta dal giudizio di Paride.

Giudizio che molti pittori

hanno immortalato sulla tela o su pareti e volte, come quella del Gabinetto Cinese a Palazzo Reale, voluto da Carlo Emanuele III in onore della sua bella. Carlo, come Paride, «à la plus belle». Le donne, sempre le donne, tutto gira intorno a loro. Eppure, seguendo la storia dei Savoia, le donne, regine, principesse o di nobile casato, entrano con i loro matrimoni quasi sempre come oggetti di scambio per promuovere o consolidare alleanze, o come fattrici per dare continuità al regno. Dare continuità al regno è dunque l’imperativo del re Vittorio Amedeo II, che si impegna nel trovare una moglie per Carlo Emanuele III, erede al trono. In conformità al dogma che vige presso la corte sabauda, secondo cui i matrimoni seguono solo la ragione di stato senza lasciare spazio ai sentimenti, e stufo di avere attorno a sé parenti francesi, il re invia i suoi emissari in terra di Germania verso i principi tedeschi.

Carlo Emanuele III,

quindicenne, con la morte prematura del fratello maggiore Vittorio Amedeo, inizia la sua preparazione al ruolo di erede in un clima di austerità e diffidenza. Tanta era la stima del re per il primogenito, quanto la disistima per il secondo, al quale viene imposta un’educazione priva di ogni ispirazione culturale e umanistica, ma rivolta sostanzialmente allo studio quotidiano di pratiche amministrative dello stato, strategia militare e tutto quanto utile a governare il regno.

Dagli emissari inviati dal re

presso le reti diplomatiche europee arrivano le prime note positive su Anna Lucia Cristina, principessa palatina dei principi di Sulzbach, che diventa la prima moglie scelta per Carlo però muore durante il primo anno di matrimonio, lasciando un figlio che non le sopravvive. Nuova puntata degli incaricati del re negli spazi tedeschi e scoperta di una ragazza che colpisce per intelligenza e vivacità, cugina di Anna, prima moglie di Carlo, che i genitori hanno mandato, ancora quindicenne, in un collegio femminile presso il convento di Thorn a completare l’educazione e la conoscenza del francese. È la principessa Polissena, figlia del langravio d’Assia- Rheinfels.
È il 25 luglio del 1724. Le trattative per le nozze vengono avviate e subito concluse con la celebrazione dell’unione tra i due principi per procura. Mai scelta per ragione di stato fu così vicina al desiderio degli sposi, caso raro tra i regnanti. Nei dieci anni passati insieme, la coppia dimostra di vivere in armonia, ‘nella gioia e nel dolore’. Polissena innamorata del suo Carlo, lui la chiama ‘la plus belle’.

Polissena, nome mitico,

sorella di Paride, la più giovane e bellissima figlia di Ecuba e Priamo, di cui si innamora il ‘pelide Achille’. Sapete come Omero racconta la guerra di Troia, questa lunga battaglia durata dieci anni che si svolge con un avanti e indietro in quello spazio di terra che va dal mare, dove sono schierati gli Achei, fino alle mura di Troia: la sera, depositate armi e corazze, una zona franca permette di frequentare il Tempio di Apollo; al Tempio si reca Achille, innamorato della fanciulla, per averla in sposa, e qui trova la morte per mano di Paride. Quest’ultima scelleratezza decreterà la fine della sorella Polissena, immolata per vendetta dal figlio di Achille sulla tomba del padre.

A Torino

non solo vengono destinati alla principessa un sontuoso alloggiamento e numerosa servitù, ma l’arrivo della giovane mitiga l’austerità imposta dal re. Dieci anni trascorrono insieme i giovani sposi, nei quali danno alla luce sei figli e si trovano a fronteggiare le intemperanze del re Vittorio, che all’età di sessantaquattro anni, in preda a un precoce turbamento senile, mette in agitazione il regno sabaudo. Sposa morganaticamente Anna Canalis di Cumiana, dama di compagnia di Polissena, e come ‘dono del mattino’ Anna diventa marchesa di Spigno. La salute malferma del re, sofferente del mal della pietra, lo convince ad abdicare in favore del figlio e a ritirarsi a vita privata, con la sposa, nel castello di Chambéry. Dura poco la decisione, e Vittorio tenta di ritornare sul trono. La cosa non è tollerata dal figlio Carlo Emanuele, che, confortato in queste decisioni da Polissena, fa portare la marchesa di Spigno a Ceva, in una casa per prostitute pentite, e imprigionare il padre prima a Rivoli, un tempo alcova degli incontri con l’amata contessa di Verrua, poi in catene nel castello di Moncalieri, dove questi muore in pieno delirio il 31 ottobre 1732. Tragica fine di uno dei più grandi personaggi della millenaria dinastia dei Savoia. parazione al ruolo di erede in un clima di austerità e diffidenza. Tanta era la stima del re per il primogenito, quanto la disistima per il secondo, al quale viene imposta un’educazione priva di ogni ispirazione culturale e umanistica, ma rivolta sostanzialmente allo studio quotidiano di pratiche amministrative dello stato, strategia militare e tutto quanto utile a governare il regno. Dagli emissari inviati dal re presso le reti diplomatiche europee arrivano le prime note positive su Anna Lucia Cristina, principessa palatina dei principi di Sulzbach, che diventa la prima moglie scelta per Carlo; 260 261

Nonostante l’indole

di rude guerriero, il re Vittorio Amedeo II accoglie a corte con sentimento di affetto la giovane Polissena, cogliendone la viva intelligenza e amabilità. Ma temendo che il figlio possa venir distolto dai compiti di erede, costringe la coppia a una rigida condotta nella vita a corte, compreso l’incontrarsi o unirsi in momenti fissati e controllati da valletti fidati. Lei ha vent’anni, lui venticinque, così la giovane invia ‘pizzini’ all’amante: «Mi sembra un’infinità che non ho il piacere di abbracciarvi e di dirvi che vi amo più di me stessa». La regina Anna d’Orléans sente di essere per la nuora quasi una seconda madre: le dimostra affetto e sostegno, soprattutto durante i parti travagliati della principessa, e interviene presso il re affinché conceda a Carlo maggiore libertà dagli impegni militari.

Ogni scritto di Polissena

è colmo di affetto per l’amato, sino all’ultima missiva disperata dove teme di non vederlo più, cosa che costringe Carlo a lasciare il campo di battaglia durante l’assedio di Parma per rientrare a Torino, al capezzale dell’amata, per un estremo saluto. Era il 13 gennaio 1735.

2019-06-12T12:36:06+00:00